lunedì, luglio 30, 2007

Il nome di un fiore

Lei aveva 16 anni quando lo conobbe, lui diciotto. Si incontrarono all'uscita del cinema, lui col gruppo degli amici, lei con quello delle amiche. Lei bionda, occhi verdi, troppo magra e troppo vivace per l'epoca. Lui, scuro di pelle e di capelli, occhi di fauno. Mesi di appostamenti e di incontri casuali. Quando lui la fermò per farle la dichiarazione, si davano ancora del voi.



Erano gli anni venti, lei portava abiti a vita bassa e frequentava una scuola di ricamo. Lui faceva il fabbro nella bottega di famiglia. Era timido. Le passeggiava accanto in silenzio, la domenica dietro le mura, i fratellini alle calcagna. Il fidanzamento fu lunghissimo. Anni di passeggiate su e giù per il paese, di corredo ricamato, di giorni d'estate in cui lui forgiava rapidamente sull'incudine fiori di ferro battuto pensando alle onde dei capelli di lei, l'uscio della bottega spalancato sulla vita.



La famiglia di lei temporeggiava sulla data del matrimonio. La sorveglianza era strettissima. Ma il giorno della festa del paese, mentre tutti erano alla processione, la camera di lui era fresca e in penombra, e il sole disegnava strisce di luce sulle lenzuola bianche e sulla loro pelle. Quando il ventre piatto di lei cominciò ad arrotondarsi, fu decisa in fretta e in furia la data delle nozze. Lei indossava un completino grigio ed era bellissima. Si trasferì in casa di lui, la grande casa sopra l'officina, piena di stanze e scale, piena di gente. Il suono del martello sull'incudine scandiva giorni felici, il campanile della torre grossa notti di carezze.



Quando lui un giorno lavorando si ferì a un dito, nessuno dette importanza alla cosa. La febbre arrivò improvvisa, violenta. Lui perse conoscenza. Ogni giorno lei, con la pancia sempre più grossa, prendeva la corriera per andare a trovarlo all'ospedale, nella città di mattoni rossi. A volte lui si svegliava, e la guardava in silenzio, accarezzandole una mano. L'infezione gli scavava le guance, e i suoi occhi di fauno erano ancora più grandi sul cuscino bianco. Ogni sera lei tornava nella grande casa piena di gente. Solo di notte, da sola, poteva piangere.



Una mattina d'autunno, lui le raccontò un suo sogno: un prato verde, con un'unica, grandissima margherita. Enorme, bellissima, viva. Poi perse di nuovo conoscenza. Poi, morì.



Quando nacque, mia madre aveva i suoi occhi neri, e il nome di un fiore.

23 commenti:

Paolo ha detto...

oooohhhhh....
commosso, cinzia.
storia.
lacrimuccia.

e tu? hai qualcosa di lui?

Anonimo ha detto...

questo pos mi ricorda una storia ugualmente bella e triste. le persone che si amano più e meglio sembrano spesso condannate ad andare per il mondo con questo amore perfetto e incompiuto, mai speso.poi ho visto che rileggi d' annunzio.quando mi ha lasciata l' uomo più importante della mia vita, tornai a casa e comprai un libro sulle cortigiane famose della storia.ho ancora il suo anello al dito, uno zaffiro che spesso mi ammirano e per me ha una luce fosca ma irrinunciabile. si chiama donne di piacere. magari ci cercavo qlc. angela.

artemisia ha detto...

@Paolo: questi due dormivano in un cassetto da tempo...era il momento di farli uscire.

Di lui ho solo l'arco delle sopracciglia, pensa che strano.

@Angela: Benvenuta. L'amore mai speso è perfetto perchè rimane in nuce, una possibilità infinita.

D'Annunzio lo rileggo con Piacere, anche perchè l'avevo letto a 17 anni e ovviamente non mi era piaciuto. Ora invece mi accorgo che mi piace moltissimo, e questa cosa mi preoccupa abbastanza.
;)

Donne di (dis)piacere.

Anonimo ha detto...

arte, sono la solita angela. solo che ho dimenticato la password con la quale mi registrai. è possibile, credimi. così ho scritto in anonimo. anche ora che sono in vacanza con la mia sorellina e sembro la sua giovane mamma. o meglio, lei trova i ragazzini e io le reggo il moccolo. madò sono finita in disgrazia. anche ora ho quell' anello, la sua luce mi tiene compagnia da 3 anni ormai.
non è passato, non è futuro,è mio.
quanto al libro, ci piansi sopra tutte le mie lacrime. come può piangere una 25enne scema.angela

Anonimo ha detto...

anzi, ero venuta alla postazione internet dell' albergo per trovare un giovane tecnico malintenzionato come il tuo. niente. dalle simil-giovani mamme in vacanza da sole fuggono tutti. aria di sfiga e di guai.angela.

artemisia ha detto...

@Angela: Ma sei tu! Allora, doppiamente benvenuta.

Il tecnico malintenzionato non te lo auguro, se hai letto D'Annunzio sai che ci vorrebbe qualcos'altro (che su una similmamma invece si zomperebbe subito)

:)

PiB ha detto...

letto di mattina mentre fuori il sole si sveglia

artemisia ha detto...

@Pib: che bello

Anonimo ha detto...

Spero che ti sia pervenuto qualcuno di quei fiori di ferro battuto...
Grazie Arte... Chissà quante belle cose mi racconterai quando verrai a vivere nella famosa casa con vista su San Pietro... Tra le piante del terrazzo a questo punto non potrà mancare una margherita...
Baci.

Anonimo ha detto...

bello ed intenso come te.
grazie

artemisia ha detto...

@Antonio: Tu continua a giocare su quest'immagine romana che mi piace da morire!
Chissà chi ci abiterà, in quella casa di matti.

@Henry: A vous.

(si dirà così? Minaccia figuraccia...)

zefirina ha detto...

accidenti mi sono commossa e tua nonna deve essere una tipa tosta e in gamba, mi hai fatto pensare al mito di venere e vulcano, senza nulla togliere alla bellezza di tuo nonno!!!

Anonimo ha detto...

mi piace la storia perchè lui creava. creava cose vere, materiali. cosa c'è di più materiale del ferro e del fuoco? e poi, adoro gli uomini fisici. guardo sempre le mani in un uomo.lo dico da nipote di fornaio.e da sventurata che fa la cavia per le lezioni di salsa e latinoamericani. perchè tutte a me.angela.

artemisia ha detto...

@Zefirina: Mia nonna era una delle persone più forti e sfortunate che io abbia conosciuto. La cosa bella è che era anche una persona molto spiritosa, nonostante tutto (forse le somiglio in questo poter ridere di tutto).

@Angela: Io comincio a preoccuparmi. Il tecnico no, l'istruttore di salsa neanche, ma insomma, non c'è un uomo fisico, uno spaccapietre, un fornaio da quelle parti?
O un decadente dannunziano?
;)

Ferro e fuoco, dominare gli elementi, la pelle scura sporca di fuliggine...hai ragione... e ha ragione Zefirina: Vulcano!

Anonimo ha detto...

macche' vulcano quello era brutto e peloso! tuo nonno invece da quella foto su flickr mi sembra tutt'altro...

Anonimo ha detto...

non sapevo che per ballare ci volesse tutta sta forza fisica. non fosse altro per tenere la postura. meno male che mio nonno mi rimproverava sempre quando camminavo curva e sbracata. devo anche a lui la camminata impostata da carabiniere che ho. "le femmine, dvono camminare dritte.."

artemisia ha detto...

@Henry: Ma quello era un altro nonno! Bello pure lui però (sono l'unica donna della mia famiglia alla quale piacciono i brutti)

@Angela: Ballare è sempre stato il mio sogno. Mai realizzato!

zefirina ha detto...

le nonne/donne di altri tempi, altra tempra, tutte un po' sfortunate molte di loro hanno dovuto crescere i figli da sole...
certo che anche io non mi posso lamentare!

Claudia ha detto...

Arte, è un regalo grandissimo e l'ho concluso con le lacrime agli occhi.
Non riesco a non sentire una rabbia immensa quando penso a quanto sarà facile, pochi anni più tardi di quelli delle storia, arginare e curare un'infezione. Oggi diamo così per scontate le vaccinazioni e la sopravvivenza a tanti contagi.
Tornerò spesso a leggere le tue immagini intense, nette e profondissime.

artemisia ha detto...

@Zefirina: Non è solo quello che ci capita che ci rende come siamo, secondo me la personalità resta quella, e alcune persone riescono a mantenere il proprio spirito qualsiasi cosa succeda loro. Semmai, il dolore dà loro uno spessore e una forza maggiore.

@Claudia: Dieci anni dopo, già coi sulfamidici, sarebbe vissuto.

Ma non sopravviveremo mai a tutto.

Grazie a te che mi leggi.

Adynaton86 ha detto...

Meravigliosamente intenso. Questa storia ha il tocco commovente del vero e l'aria trasognata dell'immaginare ad occhi aperti. Adoro leggere quello che scrivi, c'è poco da dire: sono rapito! :) un abbraccio, Ady

rodocrosite ha detto...

Da quando ti conosco mi è capitato spessissimo di ridere fino alle lacrime, o di piangere, per quello che dici o scrivi. Certo non sei una qualsiasi. Grazie.

artemisia ha detto...

@Ady: Trasognato... è vero, immaginazione e ricordo.

@Rodo: Per saper ridere e piangere ci vogliono gli amici giusti.
Grazie.