Tra le righe
Due finestre aperte all'aria calda del pomeriggio, quattro pareti di libri. Due sedie, due paia di occhi, venticinque anni dopo, centinaia di parole che s'inseguono mai dette, nuovi rapporti di forza da collaudare. Trovare rifugio tra due frontespizi è facile quasi come perdersi di vista, come doloroso e splendido è ritrovarsi e sapere che non ci perderemo più, dopo venticinque anni e quattordicimila volumi, foreste di parole da abbattere per fare luce e in cui smarrirsi.
L'epistolario Heidegger-Arendt aperto sulla scrivania, ne parliamo. "Hai visto che porco? Che divario di sensibilità, di attenzione? Lei gli era così infinitamente superiore."
La risposta mi muore in gola e si fa grumo informe che non riesco a inghiottire. Annuisco. Pausa.
Incontro il suo sguardo improvvisamente stupito di una nuova consapevolezza, che tenta di celare con un battito di ciglia. Accarezzo le pagine, senza accorgermene. Lui chiude il libro piano, per non farmi male. Non chiede niente, non ne ha bisogno.
E il conforto dei bambini che giocano, al piano di sotto.