La cosa sbagliata
M. ha poco più di trent’anni, i capelli arruffati e un camice troppo grande. È molto giovane per dover dire a qualcuno che non vivrà per molto. Un uomo anziano gli sta seduto davanti. Il tono è amareggiato, quasi rabbioso. “Insomma, lei mi sta dicendo che non potete fare nulla per me.” M. è molto paziente. Ripete per la decima volta che non possiamo farlo guarire, ma che cercheremo di alleviare i sintomi della malattia, che nessuno può dire per quanto vivrà, ma che faremo di tutto per evitargli sofferenze inutili. Ma l’uomo non lo ascolta. Il tono sprezzante lo aiuta a mantenere il controllo su quello che gli resta della sua vita. “Ma non riuscirete a togliermi questa malattia. Perchè non potete operarmi?” Per la decima volta, con pazienza infinita, M. gli spiega perchè un’operazione non è possibile. Gli illustra il tipo di terapia che abbiamo pensato per lui, i vantaggi e gli svantaggi. Gli dà la possibilità di accettare o rifiutare. L’uomo lo guarda senza capire. ”In altre parole, lei mi propone una terapia che mi può far stare peggio. ” Non riesce a decidere. Esce. Ma tornerà.
M. rimane seduto in silenzio, il mento sulla mano, a fissare lo schermo del computer senza vederlo. Si è dimenticato che sono lì.
“Posso dirti una cosa?” Si riscuote, mi sorride stanco. “Cosa?” “Sei stato bravissimo. Non so come hai fatto, ma gli hai detto tutto quello che gli dovevi dire, e nessuno avrebbe potuto dirlo meglio.” Arrossisce violentemente. Non se lo aspettava. E neanch’io mi aspettavo la sua reazione. “Davvero? Ti sembra? Eppure non ha capito.” ”Ha capito benissimo, ma non vuole capire. Qualsiasi cosa gli dirai, per lui sarà quella sbagliata. È il tipo di paziente che ti svuota, ti divora. Ne ha bisogno, perchè ha paura. “
M. è ancora tutto rosso.
“Grazie. Non me lo dice mai nessuno.”
”Facciamo entrare il prossimo?”
”Dai.”