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mercoledì, novembre 21, 2007

Lessico familiare

Qualche giorno fa, cena a Roma tra amici. Si parla di dialetti. Intorno al tavolo: tre toscane, un lucano, un umbro, un laziale, una napoletana e un romano di famiglia abruzzese. Inutile dire che la massiccia presenza di toscane assicurava un certo rigore e serietà all'indagine filologica.
La presenza del romano, invece, assicurava il divertimento. Specialmente quando passava all'abruzzese.

Stabilito una volta per tutte il significato della parola umbra "erto" (non è come pensate voi, significa "spesso", riferito ad esempio ad un maglione) siamo passati a sviscerare il modo di dire toscano "dare noia", che a me pareva assolutamente normale, ma che invece ho scoperto risultare esotico ad un orecchio non toscano. (Penso a tutte le sorelline di Firenze, che dicono con voce di piagnisteo alla mamma "Simone mi dà noia!!", che diranno mai a Roma?)
Per non parlare dei nomi della frutta e della verdura, dal diospero toscano alla parola per "cetriolo" in abruzzese, che se riuscissi a ricordarmela riderei ancora.

Poi ho deciso che farò un corso di laziale, variante viterbese, solo per il gusto di imparare a dire "rimanere infilzati in una cancellata". Perchè, oltre che utile, era anche un'espressione troppo bella.