La donna bruna
Ogni volta, mi maledico.
Ogni volta, non capisco chi me lo ha fatto fare a cacciarmi in questa situazione di mia spontanea volontà. Manca un'ora alla presentazione, e il panico è salito a picchi incontrollabili. È il momento peggiore. Nella speaker preparation room, gli occhi fissi sulle slides, sento ogni concetto sensato mettersi i pattini e scivolare via dal mio cervello, silenziosamente, sul fiume ghiacciato dell'oblio. Tabula rasa. Ho mal di pancia, le dita gelate, la salivazione azzerata, raffiche di extrasistole.
Non so come, mi ritrovo seduta in prima fila, pronta a salire sul podio. Il chair è un signore gentile vestito di nero. Mi rendo conto con orrore che mi sta presentando alla platea.
A questo punto, eccola. È sempre lei. Spunta fuori dal niente. Una donna bruna, abbastanza alta, l'aspetto mediterraneo, l'aria tranquilla e un po' fuori moda. Si alza in piedi e raggiunge il microfono, con le mie gambe e i miei vestiti, un'automa che non conosco ma che risponde, per qualche misterioso prodigio, al mio nome. Calmissima, clicca sul mouse, dice ladies and gentlemen e inizia ad illustrare, senza apparente difficoltà, il mio lavoro.
Un'altra parte di me, quella che l'osserva, registra l'entrata in sala del Grande Capo dei Capi nonchè Terrore delle Platee, il quale ha pensato bene di assistere proprio a questo intervento. Registra anche che il Grande Capo pone una domanda alla donna bruna, che lei risponde sorridendo, come se non avesse mai fatto altro nella vita, a quella e alle altre domande del pubblico.
Dopo gli applausi, la donna bruna si siede al mio posto, e io riprendo possesso del mio corpo, spossata come dopo una corsa. Arrivano le pacche sulle spalle: "Sei andata bene... ma come fai a restare così calma?"
Mi guardo intorno a cercarla, ma la donna bruna è sparita. Sono rimasta sola. Mi tremano le mani. Chissà quando tornerà.