mercoledì, agosto 15, 2007

L'estate





L'ombra crociata del gheppio pare ignota
ai giovinetti arbusti quando rade fugace.
E la nube che vede?Ha tante facce
la polla schiusa.

Forse nel guizzo argenteo della trota
controcorrente
torni anche tu al mio piede fanciulla morta
Aretusa.

Ecco l'òmero acceso, la pepita
travolta al sole,
la cavolaia folle, il filo teso
del ragno su la spuma che ribolle -

e qualcosa che va e tropp'altro che
non passerà la cruna...

Occorrono troppe vite per farne una.

(E.Montale)


19 commenti:

Adynaton86 ha detto...

Non la conoscevo, è davvero bellissima. L'ultimo verso è speciale. Lapidario ma indispensabile... un bacione, Ady

lophelia ha detto...

Neanch'io conoscevo la poesia. Ricordo invece molto bene la bella foto che ci faceva compagnia nei pomeriggi di studio.

artemisia ha detto...

@Ady: L'ho scoperta ieri per caso e mi ha fulminata.

@Lophelia: Io quando ripenso a quei pomeriggi provo una sensazione rassicurante, come di un patrimonio affettivo accumulato.

Anonimo ha detto...

troppe vite per farne una.
tristemente vero.
bellissima.

Anonimo ha detto...

o forse una sola vita ben vissuta- intensamente vissuta- ce ne renderà molte? ex plurimis unum. come lo spettacolo che ho adesso sotto il balcone di casa, la processione di tutti gli anni, la stessa madonna nera portata a spalla con la gente che cammina lenta. lo stesso vociare, gli stessi colori.il vento che profuma di grano della mia capitanata. li sentirei in ognuna delle mie vite.li sentirebbe chiunque mi avvicinasse.angela.

kabalino ha detto...

Che bella L'estate...Il meridiano mondadori di Montale il primo che ho acquistato...

Anonimo ha detto...

è quel "troppe" che è annichilente. troppe, come a dire, mai abbastanza.

artemisia ha detto...

@Henry: sai che ho pensato anche a te leggendola?

@Angela: vivere bene = vivere intensamente?
Mah.
Secondo me non è così semplice.
Prima lo credevo, ora non lo so più.

@Kabalino: benvenuto/a. Io ho l'edizione Einaudi delle opere complete, acquistata a rate in terza liceo, una miniera.

@Hertz: Acuto osservatore, come sempre. È proprio quel "troppe" che dà l'affondo finale.

Anonimo ha detto...

acquistare un libro a rate non è vivere intensamente? desiderare qlc nel tempo? angela.

artemisia ha detto...

@Angela: l'avverbio "intensamente" ha a che fare con la qualità. Se siamo d'accordo su questo (cioè che non è un avverbio quantitativo ma qualitativo) siamo d'accordo sul resto.
Purtroppo spesso "vivere intensamente" viene associato alla quantità delle esperienze e non alla profondità.
E anche il discorso temporale a volte è fuorviante, penso a "vivere a lungo = vivere una vita ricca".
Il tempo non esiste se non dentro di noi.

Conosci ad esempio la canzone "For all we know" di Nina Simone?

Anonimo ha detto...

non la conosco. che sia un avverbio qualitativo e non indichi durata e quantità è forse una valutazione retrospettiva. ma che forse è sintomatica di consapevolezza, anzi per certo. e la consapevolezza di solito è l' esito anche della qualità di vita vissuta. soprattutto. non ho mai pensato che l' intensità fosse da associare al quanto. la riprova è che spesso nel mare infinito delle tante esperienze che ciascuno vive, si cerca il senso e la pienezza in qlc di particolare e non nel tutto. la chiave di volta è tuttavia incastonata nelle restanti componenti. spero di essere chiara, sono rientrata stamattina presto.ho la capoccia un pò stravolta.

artemisia ha detto...

@Angela: bellissima la parola "capoccia"!
:)

Anonimo ha detto...

da pugliese, devo necessariamente dire capoccia. capa. capatosta.la capa gira. come il titolo del film. lo conosci?

artemisia ha detto...

@Angela: No, non lo conosco, dovrei?

Anonimo ha detto...

peche nella mia si racchiudono molte vite?
o per la mia ansia di abbracciarne molte?

e pensare che a me basterebbe una sola...

lucia ha detto...

Sono con Henry. Quel "troppe vite per farne una" è davvero strepitoso.

artemisia ha detto...

@Henry: molte vite, molti cuori, come nella mia.

@Lucia: mi sa che siamo in diversi!

Jos ha detto...

Spesso, camminando lungo gli argini,
ciechi di riverberi agostani,
ci siamo domandati quale sia
il sintomo carnale che ci rende
grandi, punto d'appoggio che ci possa
sbalzare da questa all'altra sponda,
sollevandoci, come per miracolo,
dalla miseria che di sé c'impregna.

Il passo s'arrestava.

artemisia ha detto...

@Jos: grande ritorno.