L'altra città
Ogni mattina, dalla stazione alla tua stanza, tagliavo in due la città come una ferita.
Le facce degli studenti che risalivano il corso erano gonfie di sonno e amori sudati nei letti d’affitto. Io, sveglia da ore, respiravo dai portici odore di caffè con troppo zucchero, e acquistavo speranza attraversando lo stesso pigro fiume che avevo lasciato più a monte, un’ora prima.
Ancora la città respirava tranquilla quell’inizio d’estate, ancora la torre era bianca sul verde del camice che indossavo, ogni mattina più sporco e inutile. Io tornavo ad accarezzarti, ad ascoltare i tuoi sogni , come una volta sulla coperta a piccole geometrie che percorrevo con le dita incontrando le tue, ma le tue dita ora erano diverse, morbide e molli sotto la mia spugna. A mezzogiorno la città entrava nella tua stanza col suono delle campane, e tu mi domandavi ogni giorno in quale città eravamo, perchè non la vedevi, e mi chiedevi come andava la Grande Guerra, e mi chiamavi crocerossina, immaginavi ritirate e brande di feriti, e io ti accompagnavo per corsie immaginarie, ospedali da campo e treni bianchi dai finestrini oscurati. A volte, quello che tu chiamavi il tenente medico veniva a parlarmi di te, e sembrava veramente un tenente medico, serio, timido e gentile.
La sera ti lasciavo. Scendevo la scala di marmo ed uscivo nel parco soffocante, e la ferita della città si riapriva sotto i miei passi. La tua ombra mi era accanto, ogni sera più vicina, e ogni sera la Piazza dei Cavalieri mi pareva più immensa e calda, ma erano i miei occhi ad essere annebbiati, e la mia gola chiusa. Io e la tua ombra percorrevamo per mano i portici ora illuminati, il ponte sul fiume ora scuro, e la tua ombra mi guidava fino al treno che mi riportava via, oltre la linea della notte.
15 commenti:
senza parole. solo un groppo
Ciao Artemisia, sono Donnachenina, o meglio Franca, sono venuta a visitare il tuo blog, e ho letto, questo tuo post, davvero toccante,sei tu naturalmente che scrivi?
Domanda forse inutile...ma era per farti un complimento!
Un saluto con simpatia
non è mai facile
@Lophelia: Va bene anche quello, anzi benissimo.
@Donnachenina, anzi Franca: Benvenuta su Pioggiablu.
Se non c'è altra firma, sono sempre io che scrivo su questo blog.
Grazie!
@Zefirina: Eppure io ho nostalgia anche di questo, ci credi?
Sono Michele di pianetatempolibero
grazie che sei passata nel mio blog
il tuo e' interessante volevo proporti uno scambio link inserendo nel quadrato seguo
fammi sapere
buona giornata ciao
Michele
Ciao Michele. Normalmente non faccio scambi di link su Pioggia Blu. Ma ok, va bene.
:)
buona giornata anche a te
E' bellissimo, non riesco a dire altro, solo mi domando che cosa ti spinga a scrivere cose come questa: è troppo vero, troppo umano per essere inventato di sana pianta, e quella ferita... brivido.
Ti abbraccio
Ady
@Ady, mi spinge la nostalgia.
mi piace il nuovo look e il mix italiano-norvegese ;)
@Gargoyle: Grazie!
Veramente il mix italiano-norvegese non è intenzionale, più semplicemente non riesco ad impostare tutto in italiano...
Certe ferite non si rimarginano mai. Danno un po' di tregua, ma ogni tanto ricominciano a sanguinare. Ciao.
@Alberto: Sanguinano ciclicamente, come noi donne, senza mai morirne.
Grazie Artemisia, spero che tu mi venga a trovare ancora. Dopo aver letto il tuo blog io lo farò di sicuro.
Benvenuto su Pioggia Blu Mauro, accomodati pure sul sofà. io sicuramente ripasserò a trovarti.
:)
Bellissimo.
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