L'albergo
L'albergo dove si arriva di notte, in una città sconosciuta, da soli. Per un congresso, un meeting, un aereo perduto, un errore. In un punto qualunque della terra, indifferentemente piazzato tra due partenze e nessun arrivo, sospesi sul nulla, con pochi bagagli, non ancora arrivati e già pronti a partire. Dai corridoi ovattati, attraverso porte pesanti, entriamo in stanze tutte uguali, alle pareti gli stessi quadri astratti, tra le lenzuola lo stesso odore di detergente. La stessa - incredibilmente, la stessa - cameriera dalla pelle scura e gli occhi vuoti come gli armadi. Le cene in compagnia del cellulare. Il silenzio della vasca da bagno, le ginocchia che emergono dall'acqua come isole, il lieve sciacquio delle dita sull'acqua. La falsa intimità di un libro sul comodino, il rettangolo nero della finestra aperto su un paesaggio sconosciuto, il ronzio uniforme dell'aria condizionata che si confonde col sonno. E lo stesso è il vicino di stanza, sconosciuto, che, ovunque, tossisce.
È lo stesso albergo.
È solo al mattino, appena prima del nostro risveglio, che indossa una facciata, dei dintorni, un nome.