venerdì, giugno 30, 2006

Le storie (I)

Sei fuori posto in questo ufficio. Il foulard annodato alla pirata ti copre la testa calva. Le sopracciglia disegnate con la matita ti danno un'espressione perennemente stupefatta. Prima di entrare mi hai chiesto il tempo di fumare una sigaretta. Non ti accorcerà la vita.

Parliamo. Più la domanda è precisa e meno rispondi. Quando invece il mio è solo un silenzio, una traccia, la segui finchè cambiamo impercettibilmente posizione e sono io a seguirti sui tuoi sentieri.

Non hai che parole di lode per tutti.
Per i medici che ti regalano qualche mese in più
per le infermiere che ti coccolano
per la malattia che ti ha risvegliata alla vita

"Quando me l'hanno detto, io già lo sapevo. E allora mi sono seduta e ho pensato: c'è veramente qualcosa che mi piacerebbe fare, che non ho ancora fatto in questi sessantaquattro anni?
Non mi è venuto in mente niente. Sono stata al concerto di Joe Cocker e a quello di Pavarotti. Ho preso la barca e sono andata a pesca ogni volta che ne ho avuto voglia. Ho un bellissimo marito, e canta anche bene. Ho due figli con gli occhi scuri come i tuoi, i capelli scuri come i tuoi. Mio padre faceva il marinaio, navigava nel Golfo Persico. Sono stata tanto felice. Mia nipote ha tre anni e vuole diventare una ballerina.
Ho fatto tutto quello che volevo. Non mi manca niente."

14 commenti:

Myrea ha detto...

Ci vuole molta tenacia per potersi sentire soddisfatti anche con una grave malattia...

Henry ha detto...

"sono stata tanto felice"

forse alla fine e' questo lo scopo di una vita: essere felici. e se lo si e' stati e si e' intelligenti da riconoscerlo allora il dopo diventa piu' accettabile

Noek ha detto...

concordo con henry

è disarmante e bellissimo sentire parole del genere

PiB ha detto...

Per la malattia che ti ha risvegliata alla vita grazie Artemsia per questo post

rodocrosite ha detto...

Ha una famiglia intorno, non resterà sola finché vive.
Il marito che canta. Bello.

dalianera ha detto...

La consapevolezza e una dignità enorme.
Ho conosciuto una persona così, che provava il medesimo sentire, lo stesso trasporto alla vita e che mi ha insegnato in quei giorni, in quei momenti, un mondo di cui ne faccio immenso tesoro.
Grazie Artemisia per le tue parole.
Conserverò con me anche questo tuo bel racconto.

artemisia ha detto...

@Tutti: vorrei solo aggiungere che questa è la prima di una piccola serie dove conoscerete alcune "voci" assolutamente vere. Tutte le citazioni sono letterali.

Descrivo e non interpreto.

Grazie a voi come sempre.

rosso fragola ha detto...

la capacità di apprezzare la vita e gli affetti più cari è un grande dono, ed è sinonimo di una grande persona.

Artemisia, non vedo l' e-mail nel tuo blog, forse sono solo sbadata, in ogni caso nel mio si nota bene.
Saresti così gentile da passare di là per un saluto?
Un abbraccio.

Anonimo ha detto...

Bella e tragica testimonianza; grazie di averci reso pratecipi...

Un abbraccio

Anonimo ha detto...

non ho una idea precisa, ho riletto la parte fra virgolette almeno 10 volte, ed ogni volta penso una cosa diversa...

è triste/è vera/è egoista/è serena/è fortunata/è falsa/si accontenta/è terrorizzata/ecc. ecc. ecc

insomma, mi dirai, se non sai cosa dire cosa lo dici a fare?
così... solo per avvisarti che "da oggi ti leggo anche io" :-)

artemisia ha detto...

@Virruzza: Benvenuta nel mio salotto...

Ripeto: le (eventuali) interpretazioni stanno a voi

Cilions ha detto...

Beh, è il premio che si ha quando si vive secondo coscienza...

vesuvio ha detto...

puo' sembrare assurdo ma una donna cosi', che ha vissuto cosi' tanto intensamente ogni istante e ogni sentimento della sua vita da sentirsi felice quando la fine le viene annunciata al punto da riuscire a ringraziare e' davvero da invidiare! grazie arte

Unknown ha detto...

Stare accanto a chi sta per finire il proprio cammino su questa Terra, è un'esperienza che fa conoscere le pieghe migliori della vita. Come se ti lasciaressero in eredità un pezzo della propria energia vitale.
Un abbraccio grande.

Fabio