giovedì, giugno 15, 2006

Notte dopo gli esami

(Dedicato alla piccola Noek e a tutti i maturandi, con simpatia)

Firenze, estate 1983, notte d'afa. Cerco invano nel mio letto angoli freschi, cambio posizione riavvolgendo il film, tagliando scene, montandole in nuove angolature mentre guardo il buio del soffitto.

Gli scritti.

Italiano e latino.
"L'infinito" di Leopardi. "La pluralità dei mondi e il niente di noi", il sublime kantiano. La versione di Seneca col timidissimo membro esterno di fisica che girava tra i banchi nella palestra senza finestre a cinquanta gradi, supplicandoci gentilmente di non copiare. Passo la versione alla P., lei pensa bene di "cambiarla un po'" e non si sa come riesce poi a prenderci 4.

Tra scritti e orali, una nebbia.

Le notti a vagare per la casa, mangiando cocomero, da un balcone all'altro. Le fughe a M. per studiare, il tavolo piazzato davanti al panorama della valle, io le rondini e Peter che mi spiega Nietszche. Il pericolo sventato dell'orale di fisica, io che non ho neanche il libro. Le ultime telefonate, la caraffa del tè freddo coi cubetti che tintinnano.

Gli orali.

Vestitino di seta stampata grigia comprato a San Gervasio per l'occasione, occhiaie d'ordinanza, escoriazione allo stinco destro dovuta a colpo di pedale mancato. Il corridoio a pianterreno, la terza A. Membro interno: la prof. A. di greco, capello crespolino e solita collana di coralli rossi che mi viene sempre voglia di mangiare. Hegel, i Crepuscolari. L'umorismo assurdo del presidente della commissione, dal quale sembra contagiata tutta la commissione, mi sconcerta. Resto serissima per tutto l'esame.
Dietro di me, tra gli spettatori, sento la tua presenza. Sei arrivato silenziosamente, un po' in ritardo, a esame già iniziato. Ma io so che ci sei. Lo so e questo mi trasmette lo stesso brivido di quel pomeriggio di temporale quando lessi la tua lettera nella mia camera semibuia, lo stesso dialogo senza parole tra di noi. Sparisci un attimo prima che io concluda, esci coi libri stretti tra le braccia conserte, passo veloce e fronte corrugata, salutando i ragazzi con un breve cenno del capo. Mi precipito fuori nel corridoio, mi raggiunge il timido prof. di fisica mentre ancora tremo, mi stringe la mano: "Finalmente riesco a vedere il suo sorriso! La prof. A. ce lo aveva descritto, ci abbiamo provato, ma non siamo riusciti a farla ridere..." Ho le ginocchia di gomma, qualcuno mi invita al bar Lux, forse Flavio che non si perde un orale...

Una macchina passa nella notte, la radio a tutto volume. Accendo la luce, guardo i libri ancora sparsi sulla scrivania. Ce n'è uno ancora aperto, all'ultimo capitolo. Lo chiudo e provo a dormire.

13 commenti:

lophelia ha detto...

L'immagine è quanto mai evocativa, soprattutto nel movimento.
Lettera? non ricordo, o forse mi sono persa qualcosa.

artemisia ha detto...

La Lettera risale all'estate precedente, trovata di ritorno da Quercianella, mi ricordo esattamente la busta e la calligrafia...

Ma non ti sei persa niente, casomai io come al solito late bloomer!

Anonimo ha detto...

Mi tremano ancora le gambe al pensarci :) sembra ieri, ed invece sono passati... 0_0
Circa lo stress, cento volte meglio meglio gli esami universitari!
In bocca al lupo Noek (oh belin!);)

dalianera ha detto...

Che emozione.
Indimenticabile l'esame di Maturità. :-)
Ma allora non era solo il mio presidente di commissione ad avere quel sorriso beffardo tanto irritante. In bocca a lupo a Noek.

Henry ha detto...

"finalmente riesco a vedere il suo sorriso..."anche allora la tua dolcezza marchesa era famosa...

il mio esame di maturita'...me lo hai fatto tornare in mente...e' passato e non me ne sono quasi accorto...la mia prima ragazza mi aveva lasciato due giorni prima per un altro...come sempre le emozioni amorose presero il sopravvento...

artemisia ha detto...

@Gidibao: l'unica volta che sono stata stressata in maniera paragonabile alla maturità è stato a un esame di statistica (vedi su Tack). Ma di quello non ho altri ricordi!

@Henry: Always the gentleman, grazie.

Che tempismo la ragazza! Non poteva aspettare una settimana??

Bloggo ha detto...

Anch'io come Henry un amore che finiva con una grossa e drammatica decisione da prendere, l'esame neanche me lo ricordo

Fabio ha detto...

Io invece avevo un amore inizato da una settimana, che sarebbe durato tipo un anno e mezzo. Ero tutto felice e nonostante fossi stato ammesso alla maturita' a maggioranza di solo un prof (per la condotta) riuscii a prendere 42 contro ogni previsione (la commissione l'avevano formata credo con un concorso per il professore piu' stronzo della zona, avevano distribuito 36 a pioggia, quindi il mio 42 aveva un che di eroico - pure la preside, che era sicura di litigare con me in consiglio d'istituto per il cineforum per un altro anno ricordo che mi disse allibita "Barbieri, ma come hai fatto?"). Appena uscito dagli orali, sicuro di averla scampata, presi il libro di letteratura inglese e gli diedi un tremendo calcione liberatorio proprio sul primo gradino della scalinata. La rilegatura non resse e ho ancora davanti agli occhi le pagine che volteggiano nella fresca mattinata estiva prima di sparpagliarsi sui gradini. All'universita' per qualche ragione divenni uno studente modello e mi laureai con 110 e lode, ma il Fabio studente che mi piace ricordare e' quello che in una mattina d'estate prende a calci il libro sul quale ha sudato, e si allontana sulla sua bici, tutto felice di essersi lasciato quell'incubo alle spalle.

artemisia ha detto...

@Henry, Matteo, Fabio: Ma tutti questi amori! Io a quell'età ero convinta che i ragazzi fossero dei bebè, quelli della mia età non li consideravo nemmeno. Invece vedi, erano capaci di sentimenti...

@Antonio: ma scusa, ora il cervello anche se non ti funziona fa lo stesso? ;))

SI-FA-SI ha detto...

Un cortometraggio cara Artemisia:-D
Delightful..

Silvia

artemisia ha detto...

@Silvia: grazie e bentornata!

@Antò: sfasato!
Buon fine settimana!

Anonimo ha detto...

Pure io ho versato lacrime amare per stat :(

buon week-end carissimi Bloggers :)

sonia ha detto...

gli scritti erano andati bene, ma l'orale l'ho fatto piangendo...quando uscii pensai: "mi sono giocata tutto!", e invece dopo 10 min esce il mio prof. che mi dice: "dai su...sarà la prima e l'ultima volta nella tua vita".Avevo capito che era andata bene lo stesso, malgrado le lacrime. La sera mi sono presa una ciucca!