martedì, ottobre 04, 2005

Compagni di strada

Per andare a scuola da casa mia si poteva scegliere tra due possibilità. Scegliere l'uno o l'altro percorso dipendeva da chi mi accompagnava, visto che andare a scuola da sola era improponibile prima della quarta elementare. E allora cambiammo casa.
Se ad accompagnarmi era il nonno, si passava inevitabilmente da Via Taddeo Alderotti, invece se ad accompagnarmi era mio fratello o - più raramente - il babbo, si passava da Piazza Dalmazia e su per il Viale Morgagni. Generalmente chi preferiva l'uno dei due percorsi all'andata prediligeva l'altro al ritorno. A me piaceva più passare da Viale Morgagni, anche se (o forse proprio perchè) questa era la strada più lunga. Allora il Viale era costellato di distributori, tutti con le loro insegne colorate, una diversa dall'altra. Uno dei miei primi ricordi è la grossa stella rossa della Caltex, che poi diventò il tricolore di Chevron. (Il nonno era amico di Aldo il benzinaio, e passava interi pomeriggi al distributore. A volte portava anche me. La casetta del distributore di Aldo era coperta sul retro da roselline rosse rampicanti, che a me parevano bellissime, e il loro profumo era dolce come quello della benzina, che respiravo a pieni polmoni. Era bello anche guardare le rotelline delle pompe di benzina, rosa o azzurre, che giravano instancabili. Lo so,sto andando fuori tema.) Seguivano BP, Esso (gestito dal babbo della Rosetta, mia compagna dell'asilo), e oltre la scuola c'era mi pare anche un Agip. Si percorreva il Viale costeggiando il muro della Galileo, oltrepassando una delle entrate con sempre un viavai di operai. Uno dei miei sogni era poter timbrare il cartellino come loro. Mi sembrava una cosa importantissima per il funzionamento del mondo. Il muro della fabbrica era tappezzato di enormi manifesti pubblicitari, alcuni me li ricordo benissimo. Su di loro mi esercitavo a leggere. Molte cose non le capivo. Uno sul quale mi scervellai per mesi era "Chi vespa mangia la mela". Ancora, a distanza di tutti questi anni, io non l'ho capito. I miei due compagni di strada richiedevano anche tipi diversi di conversazione: il nonno non parlava quasi mai, mentre con mio fratello non stavo mai zitta. Insieme mettevamo nomi alle macchine che avevano allora avevano "facce" molto espressive, e che ritrovavamo quasi ogni giorno parcheggiate quasi nello stesso punto. Si potevano inventare intere storie su di loro. Oppure potevo chiedergli il significato dei disegni fatti a gesso sui muri. La mia prima educazione sessuale si è svolta lì. Letteralmente, ho imparato dalla strada.

3 commenti:

artemisia ha detto...

Errata corrige: ho sbagliato la sequenza dei distributori:Chevron, Esso, Api, BP oltre la scuola. Mi è apparsa chiarissima stanotte, nel dormiveglia.

Hari Seldon ha detto...

In quella scuola fui portato una mattina per cominciare l'asilo. Mi prese un pianto fortissimo quando mia madre mi lasciò e un freddo intenso, con brividi sconquassanti, quando il pianto passò. Credo di non esserci stato più di tre giorni ...

artemisia ha detto...

Questa è incredibile. Io sono stata COSTRETTA per due anni a frequentare quell'asilo, me ci stavo così male che una volta sono evasa e sono tornata a casa. Ma mi ci hanno riportata subito. Beato te. Ci sapevano fare, non c'è che dire...