domenica, ottobre 30, 2005

Io e Felix, oggi

sabato, ottobre 29, 2005

Link

Questo post è una prova. Il Grande Maestro mi ha iniziata ad alcuni Misteri della Rete che la mia mente limitata ancora stenta a comprendere, ad esempio come fare i link. Il mio percorso verso la Grande Luce Telematica è appena iniziato, e ho ancora forti dubbi sulle mie capacità...vedremo!
Oggi sono stata a teatro con mia figlia. Lo spettacolo era "Il Natale dei Mummitroll" (un po' prestino magari). A me i Mummitroll mettono malinconia. C'è sempre un che di triste nelle loro storie, sempre ambientate nei profondi e infiniti boschi finlandesi. Ma a mia figlia è piaciuto.

Artemisia
P.S.: L'unico link che non funziona, Grande Maestro, è proprio il tuo...come mai? Non hai forse gradito l'agnello grasso che ti ho sacrificato?

P.S. 2: Sono riuscita a correggere l'errore...o forse il sacrificio ha un effetto ritardato? Comunque sia, ti siano rese grazie!

venerdì, ottobre 28, 2005

Impronta

Da qualche parte, in questa notte infinita, esiste una tua presenza. Un luogo dove tu sei, un'aria che respiri, voci che ascolti. Stelle che vedi.
La tua forma ha lasciato un'impronta, uno spazio vuoto che grida, un elemento vacuo che mi attira, e mi risucchia, e in esso mi piace perdermi. Cado nel buco nero della tua assenza come in un tunnel senza fine. Tutto il mio essere ti cerca, e non ci sei. Eppure esisti, da qualche parte in questa notte. E, forse, anche solo questo mi basta.

martedì, ottobre 25, 2005

Ettersommer





ettersommeren finnes; ettersmaken og ettertanken
finnes; og enerommet finnes; englene,
enkene og elgen finnes; enkelhetene
finnes, erindringen, erindringens lys;
og etterlyset finnes, eiketreet og almetreet
finnes, og einebærbusken, ensheten, ensomheten
finnes, og ærfuglen og edderkoppen finnes,
og eddiken finnes, og ettertiden, ettertiden


I. Christensen

domenica, ottobre 23, 2005

L'armadio della mamma

Nei pomeriggi d'inverno la luce entra dalla finestra alta, bianca attraverso le tendine sottili. Lo specchio mi offre ancora una volta la mia faccia, piccola, pallida, estranea. Sola.
Le sfumature del legno disegnano rombi concentrici di incredibile geometria. Posso perdermi in quelle linee come in un mandala infinito, e riemergerne come da un pozzo. Apro l'armadio a cercarvi calore. L'odore stesso è caldo: cipria, lana, polvere, profumo, corpo. Lo riconosco oscuramente dalle pieghe della memoria, conservato dalle cose, perduto ai miei sensi. Lascio scorrere la mano sulle stoffe. La gonna di tweed, mamma arrabbiata. Il cappotto di lana, mamma che sorride. E il vestito di cachemire grigio, l'ultimo, da tenere in serbo, sottile e morbidissimo, mamma che mi abbraccia. Ci affondo la faccia per immergermi completamente in quell'abbraccio solitario, ogni volta più debole, più lontano.
Come una ladra, apro la cerniera della borsa di pelle scura, coi ricami colorati: il portacipria col piumino pelle di mamma. Il borsellino di stoffa verde a fiori, vuoto. L'abbonamento dell'autobus fermo per sempre al novembre 1966, con la foto mamma triste. I guanti di pelle nera, carezza fredda. Gli occhiali nella custodia, farfalla morta che mi poso sul naso. Ma l'immagine è sfocata, incerta. Persa in uno spazio che non è più il mio.

Oksvoll


domenica, ottobre 16, 2005

Pensieri

Così si passa tutta la vita. Si cerca il riposo combattendo alcuni ostacoli e, se questi vengono superati, il riposo diventa insopportabile.


Pascal

domenica, ottobre 09, 2005

venerdì, ottobre 07, 2005

martedì, ottobre 04, 2005

Compagni di strada

Per andare a scuola da casa mia si poteva scegliere tra due possibilità. Scegliere l'uno o l'altro percorso dipendeva da chi mi accompagnava, visto che andare a scuola da sola era improponibile prima della quarta elementare. E allora cambiammo casa.
Se ad accompagnarmi era il nonno, si passava inevitabilmente da Via Taddeo Alderotti, invece se ad accompagnarmi era mio fratello o - più raramente - il babbo, si passava da Piazza Dalmazia e su per il Viale Morgagni. Generalmente chi preferiva l'uno dei due percorsi all'andata prediligeva l'altro al ritorno. A me piaceva più passare da Viale Morgagni, anche se (o forse proprio perchè) questa era la strada più lunga. Allora il Viale era costellato di distributori, tutti con le loro insegne colorate, una diversa dall'altra. Uno dei miei primi ricordi è la grossa stella rossa della Caltex, che poi diventò il tricolore di Chevron. (Il nonno era amico di Aldo il benzinaio, e passava interi pomeriggi al distributore. A volte portava anche me. La casetta del distributore di Aldo era coperta sul retro da roselline rosse rampicanti, che a me parevano bellissime, e il loro profumo era dolce come quello della benzina, che respiravo a pieni polmoni. Era bello anche guardare le rotelline delle pompe di benzina, rosa o azzurre, che giravano instancabili. Lo so,sto andando fuori tema.) Seguivano BP, Esso (gestito dal babbo della Rosetta, mia compagna dell'asilo), e oltre la scuola c'era mi pare anche un Agip. Si percorreva il Viale costeggiando il muro della Galileo, oltrepassando una delle entrate con sempre un viavai di operai. Uno dei miei sogni era poter timbrare il cartellino come loro. Mi sembrava una cosa importantissima per il funzionamento del mondo. Il muro della fabbrica era tappezzato di enormi manifesti pubblicitari, alcuni me li ricordo benissimo. Su di loro mi esercitavo a leggere. Molte cose non le capivo. Uno sul quale mi scervellai per mesi era "Chi vespa mangia la mela". Ancora, a distanza di tutti questi anni, io non l'ho capito. I miei due compagni di strada richiedevano anche tipi diversi di conversazione: il nonno non parlava quasi mai, mentre con mio fratello non stavo mai zitta. Insieme mettevamo nomi alle macchine che avevano allora avevano "facce" molto espressive, e che ritrovavamo quasi ogni giorno parcheggiate quasi nello stesso punto. Si potevano inventare intere storie su di loro. Oppure potevo chiedergli il significato dei disegni fatti a gesso sui muri. La mia prima educazione sessuale si è svolta lì. Letteralmente, ho imparato dalla strada.

De merkelige søstre 2 (revidert oversettelse)

Tre merkelige søstre
stjernene på brua i natt
tre langsomt revnende smil
løsner stille
fra smertens fjerne, ordløse
dyp.
Tre merkelige søstre
vannets stemmer
mørkere enn mørket på jorda
tre druknede munner på bunnen
tvunget til å rope
stillheten.
Tre merkelige søstre
tre rekker med fotspor på engen
lett over glassdogget
månekald innbydelse


(Takk til Marte)