mercoledì, aprile 16, 2008

Mentre io

Credo che il profondo sentimento che sempre mi accompagna di incongruenza rispetto agli altri, sia dovuto al fatto che di norma le persone pensano attraverso la sensibilità, mentre io sento attraverso l'intelletto.

(F.Pessoa, Il libro dell'Inquietudine)

25 commenti:

lapilli ha detto...

per me vale l'esatto contrario.

zefirina ha detto...

oh anche per me

p.s. bellissimo questo libro

artemisia ha detto...

@Chiara, Zefirina: ma infatti sono io che sono deviante in questo ed altro.

Anonimo ha detto...

@arte, ora basta... sono deviante pure io!

:-)

Henry ha detto...

ah pessoa pessoa....e questo libro poi! che ho comprato, ho letto, ho perduto,...

queste parole mi colpirono perche pensando a me non riuscivo a posizionarmi in nessuna delle due categorie....mi sa che anche io son deviante...e pure un po' deviato...(si comunica a arte che ogni battutina in proposito e' stata fortemente sollecitata dall'autore del presente commento ma non per questo la suddetta arte puo' farla. grazie!)

p.s.
alicudi? filicudi? salina? ... :D

Anonimo ha detto...

Mentre io...



... io sto a pensa' a dove ho rivisto quei portici!

Anonimo ha detto...

però come Henry non mi ritrovo nelle due categorie, sarà che sono mancino e lo scambio di informazioni sulla sinapsi non è mai contemporaneo...
Sarà che spesso sono lento a codificare i fatti e allora la mente prende il sopravvento sull'istinto...

Anonimo ha detto...

però come Henry non mi ritrovo nelle due categorie, sarà che sono mancino e lo scambio di informazioni sulla sinapsi non è mai contemporaneo...
Sarà che spesso sono lento a codificare i fatti e allora la mente prende il sopravvento sull'istinto...

Anonimo ha detto...

ecco...
sopra un esempio di devianza da click...

lophelia ha detto...

grandissimo libro, anche se ora non riuscirei a rileggerlo.
che dire, per me è sempre più l'esatto contrario, e con grande senso di liberazione...

@henry: in proposito, la mia prima risposta di qualche gg fa ti è arrivata? spero stasera di riscriverti, è che katamail mi dà problemi.

@mucca: anche tu mancino? :-)

(arte, scusa l'invasione)

artemisia ha detto...

@Iko: Davvero, anche tu? Meno male, mi sento già più normale.

@Henry: Ah, tentatore!
:D

...Stromboli?

@Mucca: Quei portici? Facciamo un test dei tuoi ricordi architettonici fiorentini. Se ti dico "Facoltà di Agraria"?

La tua lentezza, combinata ad un'eccessiva rapidità nel cliccare, non indica un difetto delle sinapsi cerebrali, ma piuttosto che sei sodo!

;)

@Lophelia: Ma sentire attraverso l'intelletto è bellissimo! Prova!
E poi - come i mancini - siamo in pochi, ma buoni...

Henry ha detto...

lophelia: si si mi e' arrivata, scusa non ho avuto tempo di ringraziarti in privato, lo faccio ora pubblicamente.
il ps era per tentare la nostra cara ospite...mi piace molto tentarla.... :)

comunque aspetto il supplemento di informazioni e poi si prenota!!! noi non stiamo nella pelle!

lophelia ha detto...

provare? ma se non ho fatto altro nella prima parte della vita...
per me era una strada che complicava le cose, non era la mia.

artemisia ha detto...

@Henry: Vade retro! (qui ci vuole un esorcista...)

;)

@Lophelia: Avvertimi quando comincia la seconda parte della vita, io per ora non mi sono accorta di niente, mi sa che dormivo...

Ma davvero hai provato a sentire con l'intelletto?
O-O

artemisia ha detto...

@Antonio: Ma non vuol dire mica scannerizzare, sentire attraverso l'intelletto... uno scanner non ha mica l'intelletto, e tantomeno sente...
Tu, in altre parole, eri un replicante.
Hai ragione, bisogna usarli tutti gli organi, e i sensi, e le funzioni cerebrali, e i sentimenti, e le idee. Tutti. Riconoscerli e usarli.

lophelia ha detto...

hai ragione scusa, non sentivo affatto, attraverso l'intelletto pensavo e questo mi ostacolava il sentire.
Tutto questo si ricollega alle quattro funzioni di Jung, a ciascuno la sua funzione dominante. Grazie del post maieutico, come sempre.

@henry: se la mia posta funziona dovresti avere una mail.

Henry ha detto...

lophelia: mmm...no, mi sa che non ha funzionato...

lophelia ha detto...

ora ci riprovo (scusa Arte!)

artemisia ha detto...

@Lophelia, Henry: E ma insomma!!!!

;)

Anonimo ha detto...

dato che ci sono...
Lophelia e la mia, ti è arrivata?
...

artemisia ha detto...

Lo so che me lo state facendo apposta...

mi sento come l'ufficio postale nel giardino delle sorelle March in "Piccole donne"

lophelia ha detto...

sì mucca, mi è arrivata! Piccole donne, che capolavoro!....Arte, bisognerebbe veramente farci un post...

Jos ha detto...

Vatti a fidare di Galimberti... (e di quelli come lui!)

(considerate con non lo leggo, né lo compro - proverei repulsione -, ma oggi su Internet ho trovato questo articolo pubblicato sul "Giornale"... e mi sono cadute le braccia)

LA FILOSOFIA DEL “COPIA E INCOLLA” – IL LIBRO DI UMBERTO GALIMBERTI “L’OSPITE INQUIETANTE” È DAVVERO INQUIETANTE E PARE SCRITTO DA UN “OSPITE”: CI SONO PASSAGGI IDENTICI AL SAGGIO DI UNA STUDIOSA GIULIA SISSA…

Roberto Farneti per “Il Giornale”

A leggere “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani”, di Umberto Galimberti (Feltrinelli, 2007, pagg. 180, euro 12) la sensazione di déjà-vu raggiunge proporzioni tali da mettere in ombra le altre solite e collaudate proprietà del discorso filosofico del Nostro: l’inconcludenza, la laudatio arcadica, l’assenza di argomenti genuinamente filosofici... Ma si tratta di lavorare di memoria per risalire alle fonti del testo (e del pensiero) galimbertiano.

Prendiamo il libro “Le plaisir et le mal” (Paris, Odile Jacob, 1997, traduzione italiana: “Il piacere e il male”, Feltrinelli, 1999) di Giulia Sissa. Il libro è effettivamente citato (una sola volta e di sfuggita, a pagina 71) nell’Ospite inquietante, ma la sua menzione è sommersa in una fitta selva di note e rinvii, e il titolo dell’edizione italiana viene reso, sia in nota sia nell’indice, con “Sesso, droga e filosofia”, che in realtà è il sottotitolo del libro. Quel che segue è il risultato di una lettura comparata dei due testi.

Galimberti scrive che «iniettarsi eroina si dice in italiano “bucarsi”. Il corpo si fa “abisso”, che etimologicamente significa “senza fondo”. Allo stesso modo in francese “essere alcolizzato” si dice “bere come un buco (boire comme un trou)”. Tossici e alcolizzati parlano in greco antico e descrivono la loro incapacità di “contenere” con immagini platoniche».

Confrontiamo ora con Il piacere e il male di Giulia Sissa: «Iniettarsi eroina si dice, in italiano, bucarsi . Il corpo si fa abisso - che significa, etimologicamente, “senza fondo” . Essere alcolizzato si dice, in francese, “boire comme un trou”, bere come un buco. E, anche se non parlano il greco attico, lo dicono con immagini platoniche».

Galimberti: «perché il desiderio è come la “giara bucata”, per stare alle immagini di Platone, o come il “piviere” che è quell’uccello che mangia e nello stesso tempo evacua».
Sissa: «in un linguaggio intessuto di immagini, Platone la rappresenta sotto forma di una giara sfondata, di piviere (un uccello che mangia e defeca nello stesso tempo)».

Galimberti: «Sotto questa forma il desiderio ci fa provare un dolore insopportabile eppure irresistibile, e il piacere che ne segue è cessazione di questa pena, anestesia, piacere negativo ».
Sissa: «È ormai sotto questa forma che il desiderio si fa provare: un dolore insopportabile eppure irresistibile. È così che il piacere viene a essere trasformato: cessazione di questa pena, non-dolore, piacere negativo».

Galimberti: «Freud, dopo aver fatto uso per diverso tempo di cocaina, chiama la droga Sorgenbrecher, ciò che consente di “scacciare i pensieri”, di non “prendersi cura” e, come lui stesso scrive, “il più antico rimedio contro il disagio della civiltà”. Grande lettore di Goethe, Freud aveva meditato sul Faust, che è poi quel dramma del desiderio che si conclude con il trionfo sarcastico di Sorge, la Cura in persona, ospite inamovibile di ogni vicenda umana».

Sissa: «Molti anni dopo aver fatto uso per l’ultima volta di cocaina, Freud scriveva con una sorprendente serenità che il primissimo rimedio contro il disagio della civiltà è l’uso di Sorgenbrecher. È così che egli chiama le droghe, e l’espressione è molto significativa. Freud aveva provato empiricamente l’euforia, la distensione, l’energia e il potere antalgico della cocaina. Inoltre aveva letto e meditato il Faust di Goethe, dramma del desiderio che si conclude con il trionfo sarcastico di Sorge, la Cura in persona, ospite inamovibile di ogni casa umana».

Galimberti: «Come per Aristotele, anche per Freud il piacere è il primo principio della vita psichica, nonché il movente più forte dell’azione umana, ma sia Aristotele sia Freud distinguono il piacere immediato, incurante, non negoziato dell’infanzia, dal piacere adulto che nasce dal “differimento” del godimento, spostato su oggetti compatibili con il mondo, con gli altri e soprattutto con l’autoconservazione».

Sissa: «Il piacere è il principio primo della vita psichica. È per lo psicoanalista, come per Aristotele, il movente più forte dell’azione umana. Ma per ogni bambino ghiotto, avido, impaziente di godere, crescere significa imparare a differire il godimento, spostandolo su oggetti compatibili con il mondo, con gli altri, con l’autoconservazione. Il piacere immediato, incurante, non negoziato dell’infanzia ».

Galimberti: «la neurofarmacologia razionalizza i comportamenti tossicomani e, a sua insaputa, contribuisce alla loro sdrammatizzazione, perché riconosce l’intenzione ragionevole del gesto medico o autoterapeutico che consiste nel modificare la sensibilità del corpo. In questo modo, come scrive lo psichiatra Edward Khantzian ».
Sissa: «La neurofarmacologia contribuisce anch’essa alla sdrammatizzazione, riconoscendo l’intenzione ragionevole del gesto medico o autoterapeutico che consiste nel modificare la sensibilità del corpo» .

Galimberti: «Dello stesso avviso è Peter Kramer per il quale: “Il paziente anedonico, così chiamato per la sua incapacità di provar piacere, che assume il prozac e il cocainomane che assume la droga tentano entrambi di compensare la loro mancanza di capacità edoniche. La finalità del loro gesto è identica”».
Sissa: «Nel bel libro dedicato a quanto possiamo apprendere da questa meraviglia farmaceutica, Peter Kramer afferma che “il paziente anedonico sotto Prozac® e il cocainomane tentano entrambi di compensare la loro mancanza di capacità edoniche”. La finalità del loro gesto è identica».

Galimberti: «Sulla natura insaziabile del desiderio i tossicomani sono d’accordo. Lo sanno anche se non hanno letto Platone. È la droga ad averglielo insegnato. E a proprie spese hanno imparato che “ci si droga per essere assuefatti” come scrive William Burroughs, e che darsi alla droga è un full time job, un “lavoro a tempo pieno” come dice Mark Renton in Trainspotting. Ma siccome il tempo è la nostra vita, e la nostra vita siamo noi, la tossicomania come rimedio al dolore invoca per sé un altro rimedio».

Sissa: «Sulla natura insaziabile del loro appetito, i tossicomani sono d’accordo. Lo sanno perché è la droga ad averglielo insegnato: la voglia dello stato che questo oggetto provoca non ha mai fine. Ci si droga per essere assuefatti, scrive William Burroughs. Darsi all’eroina è un “full time job”, un lavoro a tempo pieno, afferma Mark Renton in Trainspotting. un bisogno che monopolizza il nostro tempo non è buono, perché il nostro tempo è la nostra vita, la nostra vita siamo noi».

Galimberti: «E questo va raccomandato soprattutto alle campagne pubblicitarie che, con le loro minacce e le loro raccomandazioni tautologiche del tipo “just say no (di’ di no e basta)”, mancano di efficacia perché trascurando la natura del desiderio e la qualità del piacere, dicono cose in cui sono del tutto trascurati gli incanti della vita».
Sissa: «Ecco perché, con le loro minacce o i loro consigli tautologici - just say no, “di’ di no e basta” - le campagne pubblicitarie, che vorrebbero essere dissuasive, mancano di efficacia. Si dimenticano troppo spesso gli incanti della vita».

A rassicurare il lettore incredulo, giova ripetere che “L’ospite inquietante” di Galimberti non contiene nessun cenno alla fonte dei passi citati. E al lettore caritatevole che sospettasse un incidente - evaporazione di virgolette, oblio di note da una versione all’altra, sabotaggio di un correttore di bozze - vale la pena dire che il Filosofo copia in extenso e verbatim, ma interpola qua e là qualche vezzosa, o viziosa, variatio.

La cosa che più sorprende da questa comparazione non è tanto il ricorso sistematico a quell’eutanasia dell’intelligenza che è il prestito non dichiarato, quanto il meccanismo con cui funziona un particolare tipo di promozione del lavoro filosofico, che in Italia non è legata alla sua pubblicazione e ricezione su riviste monitorate da peers che fanno le pulci ai manoscritti mandati in visione e selezionano solo quelli capaci di proporre modi di vedere originali e innovativi.

La produzione filosofica italiana prescinde quasi del tutto da criteri obiettivi di valutazione e la pubblicazione e promozione dei testi si fonda su quei piccoli circuiti di sodali politico-accademico-culturali inclini a premiare quella particolare forma di lealtà corporativa (o morte intellettuale) che consiste nel dichiararsi con la propria scrittura fedeli prosecutori del magistero di un benevolente “magister”.

artemisia ha detto...

@Jos: A me non piace nè Galimberti nè il copia incolla.

Comunque, hai ragione: non si sa più di chi fidarsi.

artemisia ha detto...

@Lophelia: Ti prometto che farò un post su Piccole Donne...

:D