A Vienna con House

Le cose non erano andate troppo bene per me, ultimamente. La prospettiva di andare a Vienna per un meeting di lavoro con un'edizione norvegese del Dr. House era in tono con questo trend.
Giovedì mattina all'alba, House era partito del suo solito, pessimo umore. Ruvido come la sua giacca di tweed, masticando tabacco come un camionista norvegese, a Vienna continuava a sbattermi in faccia le portiere dei taxi e a precedermi nelle porte girevoli, tra l'orrore dei portieri d'albergo. Al caffè Mozart, dove ha acconsentito di malavoglia a farsi trascinare per una Sachertorte, il cameriere incredulo ha dovuto aiutarmi a togliermi il soprabito,mentre House si sedeva sbuffando, coi gomiti sul tavolo. Aveva la faccia di quando comunica una pessima prognosi (e lo fa spesso).
Io affogavo i pensieri in una fetta di torta dopo l'altra.
Vienna per me significa musica. Già prima di partire, avevo prenotato biglietti per un concerto con lui. Uno per me, uno per House.
House, naturalmente, sostiene di odiare la musica classica. Dice di essere stato costretto a suonare il violino da piccolo, mentre lui voleva solo sciare e spaccare bottiglie per far tagliare la gente e poi ricucirla.
La sera, House mi aspetta nella hall dell'albergo, un improbabile maglione sportivo. Mi guarda in tralice e bofonchia qualcosa sul fatto che avrei dovuto avvertirlo che avevo intenzione di farmi bella per il concerto. Perchè allora, lui, si sarebbe messo per dispetto una giacca a vento. Mi rendo conto che questo, per House, è un contorto complimento.
Al Wiener Konzerthaus, David Helfgott entra sul palco di corsa, una casacca blu elettrico, saluta il pubblico calorosamente, dando la mano all'intera prima fila. Sembra uno spaventapasseri innamorato. House mi guarda, alza gli occhi al cielo, fa una battutaccia sugli psicofarmaci. Gli sorrido.
Helfgott inizia a suonare.
Chopin, Liszt e Beethoven. Non il mio genere. Ma suonare non è la parola giusta. Produce musica, con tutto il corpo. Musica schizzata, allucinata, fantastica. Sempre voltato verso il pubblico alla ricerca degli occhi e delle mani della gente, a ritmi tutti suoi, tra velocità supersoniche e cascate di semiminime, e lentezze di un lirismo che in un altro sarebbe esasperato, in lui poesia.
Helfgott mi fa piangere.
House aggrotta la fronte. House si trasforma. Gli occhi lucidi, applaude, si alza in piedi, sorride. Il compassato pubblico viennese è in delirio. Helfgott salta come una cavalletta pazza, abbraccia spettatori a destra e a manca, improvvisamente torna a sedersi e nell'arco di un decimo di secondo riattacca il Volo del calabrone. Siamo al settimo bis. La sala è in subbuglio. Anch'io e House andiamo ad abbracciare Helfgott.
Usciamo dal teatro. Ci incamminiamo attraverso lo Stadtpark silenzioso. La notte è tiepida, io ho il trucco disfatto dalle lacrime. House, ora, parla. Parla senza più fermarsi. Della sua voglia di vivere così intensa che ti fa desiderare la morte, del pensiero di sua figlia che lo frena, del suo ultimo paziente che ha diciotto anni, un tumore al cervello e lui gliel'ha dovuto dire e non riesce a pensare ad altro.
House mi ringrazia per averlo portato al concerto. La voce gli trema. Davanti all'ascensore, mi abbraccia in silenzio. E il maglione norvegese non buca più.
20 commenti:
ma il soggetto della foto ha acconsentito a che tu lo mettessi in rete? attenta arte, con la privacy si ingolfano molti tribunali, nei welfare state del nord poi..il racconto è spassosissimo. il signore mi ricorda l' avvocato dal quale ho studiato e fatto tirocinio, che mi cazziava fino alle lacrime e mi seppelliva di libri e figuracce. eppure so che era necessario. ed anche i tanti impenetrabili e ruvidi tedeschi che ho conosciuto e che nascondevano sotto le apparenze anime appassionate ed inclini al bello. a quanto pare davvero la musica è un linguaggio universale e primordiale..angela
@Angela. Ho cambiato la foto, dove secondo me House non è riconoscibile...
Ma secondo te, uno come lui acconsentirebbe a qualsiasi cosa?
;)
bisogna vedere come sai chiederlo cinzia.. ho visto soggetti tremendi che presi con il verso giusto diventavano buonissimi, e persone tranquillissime trasformarsi in mostri..in fondo al concerto con te il fetentone ci è venuto no?
sono contento che House abbia avuto non solo una rivelazione ma anche il privilegio di averla attraverso di te.
pero' sono un po' geloso perche' al caffe' Mozart e poi al concerto con te avrei voluto esserci io!
ma chissa'...forse c'ero...
un abbraccio
Io c'ero... in abito nero e bianco con la coda... No, non ero in frac... ero il pianoforte...
;o)
Non sono mai stato ad un concerto di muscica classica... E solo tre volte sono andaro al teatro...
Sono irrimediabilmente limitato nelle mie (non) espressioni artistiche...
Però senza musica non saprei vivere.
@Angela: Chiariamo. Non ho intenzione di chiedere proprio nulla a House! Mi basta averlo reso umano troppo umano per una sera.
E in fondo non è neanche merito mio.
@Henry: Non sai quanto avrei preferito!
Altro che caffè Mozart, io mi ricordo una pasticceria francese di SoHo... era SoHo??
Certo che c'eri, ombra.
@Antonio: Vergogna! Questo conferma per l'ennesima volta tutti i miei pregiudizi sui medici.
Ma come è umanamente possibile ciò?
Le tre volte comprendono anche il Re Leone a Londra?
Sai che ho pensato a Il Re Leone non appena postato???... Beh, no, quella volta era esclusa... Allora fanno 4... anzi 3 e 1/4!!! Sob, che sfiga quella volta... E tu poi che ci sei rimasta malissimo, sembrava quasi che ti sentissi in colpa!!!
Sui medici la penso peggio di te. Non solo sono mediamente molto ignoranti, ma non sanno neppure di esserlo... Io almeno cerco di onorare in principio socratico... E infatti tra i miei colleghi risulto sempre quello "strano"... In raltà si sbagliano, non sembro strano... Lo sono... Anzi, spero di esserlo!
ARTE, SONO STRANO?
;o)
Antonio, ma se io quella volta al Re Leone ho dormito per gran parte dello spettacolo sulla spalla spigolosa di Henry (pensa te che sonno). Non era senso di colpa, era SONNO. Mi facevo rabbia ma non riuscivo a svegliarmi.
Non sei strano, Antonio, sei speciale. Io ti adoro e lo sai.
post bel-lis-si-mo!
la definizione di mr. shine come "pagliaccio innamorato" é da incorniciare; e sul dr. house che dire...
e io che mi ero illuso che fosse la morbidezza della mia spalla la causa... :(
Henry: no, era la durezza della mia testa!
:D
@ angela: sei proprio una pivella della rete!
se si dovesse badare alla privacy in rete, sui blog, su flickr, su qualsiasi cosa, non ci sarebbe più niente.
la rete è un enorme spazio, più o meno condiviso, un enorme grande fratello, dove ciascuno mette se stesso e gli altri, con immagini parole e suoni, senza preoccuparsi di queste normative ormai obsolete.
lo stesso dicasi per tutto ciò che riguarda diritti d'autore e via dicendo.
comunque, siccome alla fine io amo solo il passato, alla fine mi sei sempre più simpatica con questa visione forense un po' demodè...
p.s. CFT in foggiano è in fase di revisione, chissà che presto non ne pubblichi qualche frammento.
ma prima devo risolvere il problema della traslitterazione di certi suoni, tipo quelle A che sono un misto fra E e O, tutte allungate e strascicate con una specie di glissando discendente...
Francesco, mi sa proprio che per rendere perfetta la traduzione in foggiano ti ci vorrebbe la consulenza di un madrelingua...
;)
io sarò una pivella della rete, ed è pure vero, ciuccia sono. ma francè, ricordati sempre, dura lex, sed lex,in rete e fuori. io un pochino scherzavo con cinzia, ma neppure troppo. quando vuoi parlare con me io sono qua, ti faccio consulenza via telefono se vuoi e correzione bozze. mannaggia alla capa tua. angela.
avrò riso dieci minuti della mia pausa pranzo prima della palestra con la "visione forense un pò demodè"..ma tu si vede che non hai mai aperto un libro di diritto, c'è ancora molto di latino e di romano..video meliora proboque, deteriora sequor..
angela, smettila di parlare in latino che mi turbi, lo sai che sono sensibile al fascino delle "umanistic he"...
in effetti un libro di diritto non l'ho mai aperto, però se hai voglia di farti due chiacchiere su quello c'è sempre lophelia che negli ultimi mesi non ha quasi letto altro...
:-)
@Angela: Risus abundat in ore stultorum, de gustibus non est disputandum, mutata mutandis, ad libitum...
:D
@Francesco: Il fascino delle umanistihe, sì...
Ma tu, sinceramente, l'hai mai aperto un libro qualsiasi a parte Lorenzo Da Ponte? Ammettilo.
;)
sto meditando tanto se questa qua sia la mia vera strada, il diritto intendo. a giurisprudenza mi ci hanno mandata.se ti turbano le umanistiche, sto leggendo il simposio di platone..e conto di leggere anche il fedone. i classici e la storia chiudono il mio personale cerchio alla fine della giornata. oltre a qlc oretta di palestra..se no divento schizzatae parlo a raffica. per le consulenze di foggiano, orari e modalità trattabili, senza mercede ovviamente.
no vabbe', il diritto amministrativo non è "quel tipo di diritto". E comunque ora sto recuperando, ieri ho speso un bel po' di soldi in libreria!
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