martedì, gennaio 15, 2008

Dall'altra parte

Cos'è la patria?
Non è il luogo dove si nasce, ma il luogo che ci si costruisce.

Quando dico "patria" intendo la parola nel significato tedesco di "Heimat", luogo natale, casa, luogo al quale si appartiene.

È uno dei tanti temi di questo film splendido, teso tra la Germania e la Turchia, che tesse le storie di sei personaggi legati da amore e odio, da vincoli indelebili di sangue e di appartenenza, ma soprattutto da scelte, giuste e sbagliate, rimpianti e sogni. Legati da lingue e culture che li dividono e li uniscono. Personaggi che si incontrano e non si incontrano mai, sfiorandosi a volte e a volte trapassandosi il cuore a vicenda.

Un film duro ma sensibile, di un regista che ammiro molto. E non lo dico perchè amo Istanbul, e perchè trovo il protagonista assolutamente irresistibile. Lo dico perchè il film ha tensione e drive senza essere frenetico, ha lentezze guste al momento giusto, è profondo senza essere retorico. Gli attori, dal primo all'ultimo, sono tutti di una bravura mostruosa, e non solo Hanna Schygulla.

Una cosa che non capisco è perchè la distribuzione italiana abbia tradotto il titolo originale "Sull'altra sponda", "Dall'altra parte" con "A confini del paradiso", che non c'entra una seppia.
Sarei anche curiosa di sapere come cavolo hanno fatto a rendere il bellissimo gioco delle tre diverse lingue nel doppiaggio italiano.

Se qualcuno l'ha visto, fatemi sapere. Se qualcuno non l'ha visto, che vada a vederlo.

17 commenti:

CICCILLO ha detto...

beh, dopo che "the eternal sunshine of a spotless mind" è diventato "se mi lasci ti cancello", c'è da aspettarsi di tutto...

Anonimo ha detto...

Io ci farei una lotteria per indovinare chi è l'autorità preposta alla traduzione dei titoli dei film... C'è da incazzarsi... Tanto per fare un pò di dietrologia, direi che le dietro le scelte, palesemente inadatte, si nasconde qualcosa...di losco e tipicamente italiano... Cioè che cavolo, non è possibile che le produzioni cinematografiche italiane abbiano un gusto in fatto di titoli che rasenta l'imbecillità.

artemisia ha detto...

@Francesco: Noooooo........
Non lo sapevo!!!!
Ma COME è possibile ciò??

@Antonio: Io sospetto che dietro ci sia una mente malata, alla quale qualcuno permette, per motivi misteriosi, di dare sfogo alle proprie perversioni stucchevoli. Preferisco questa ipotesi piuttosto che pensare che la scelta dei titoli sia dovuta al fatto che con certi titoli la gente poi i film va a vederli.
Non posso pensare questo (a proposito di patria).

Adynaton86 ha detto...

Mi unisco alla disfattista considerazione di Francesco :( purtroppo è vero! Quando ho visto quel film, che peraltro avevo evitato in virtù della traduzione dei film(suonava come "Se scappi ti sposo", o "Un amore a cinque stelle"... sob), ho pensato che chi traduce i titoli dei film o è incompetente, o è menefreghista. Comunque... colgo l'appello da te lanciato e spero di poterlo andare a vedere presto ^_^
bacio
Ady

lapilli ha detto...

andrò a vederlo!

Appena visto Caramel, altrettanto bello.

CICCILLO ha detto...

io mi sono trovato nella stessa situazione di Adynaton, infatti quel film l'ho visto per caso in un periodo in cui vedevo tutti i film di Kate Winslet.
poi ho scoperto uno dei capolavori del cinema degli ultimi dieci anni e che il regista è un genio, cosa confermata da "The science of sleep" che in italiano è diventato "l'arte del sogno" (meno grave).
la motivazione del cambio titolo, fino dalla notte dei tempi è commerciale e provinciale allo stesso tempo.
lasciando il titolo in inglese, specie se così lungo, si rischia di allontanare il pubblico che non riesce a pronunciarlo e non lo capisce o non lo ricorda.
tradurlo così com'è non suonava bene.
in tutti casi c'è Jim Carrey e allora cerchiamo di raccontare la trama e metterla un po' sul comico, ecco più o meno il processo mentale del distributore.
ma non sono tutti così.
gli indipendenti rischiano di più, di solito.
cose che succedono dalla notte dei tempi comunque.
si pensi solo che "La sirene du Missisipi" del 1969 diventò "La mia droga si chiama Julie" mentre "Domicile coniugal" si è trasformato in "Non drammatizziamo...è solo questione di corna".
Ed era un Truffaut già affermato, non il Gondry esordiente.

artemisia ha detto...

@Ady, Chiara: Aspetto il vostro parere.
:)


@Francesco: Tu mi togli sempre spietatamente ogni illusione!
:)
Quasi tutte, cioè. La più importante no, e quindi va bene.
("Non drammatizziamo... è solo questione di corna" è emblematico).

lophelia ha detto...

propendo per la teoria della sottovalutazione del q.i. del pubblico italiano.
Il film l'ho visto, sì mi è piaciuto ma non mi ha coinvolto. Forse dopo "La sposa turca" mi aspettavo troppo. Mi è sembrato più didascalico e, nella parte finale un po' retorico.
Sul protagonista - ovviamente - non sono d'accordo:)
Bellissima invece la protagonista.

artemisia ha detto...

Lophelia, sai che invece H. non voleva venire a vederlo perchè aveva visto La sposa turca e non le era piaciuto?

Non sono d'accordo sulla parte finale, ma il critico del Manifesto invece è d'accordo con te.
:)

Sul protagonista, era ovvio che tu non potessi essere d'accordo, mi sarei preoccupata se per una volta avessimo avuto gli stessi gusti. Io me lo sposerei subito.

La protagonista invece è bella ma non è assolutamente il mio tipo.

:)

zefirina ha detto...

la sposa turca mi è piciuto tantissimo e andrò a vedere anche questo

sui titoli avete ragione da vendere, ho imparato a cercare prima il titolo in originale, che quelli italiani spesso sono fuorvianti

kabalino ha detto...

Titolo a parte...lo andrò a vedere!
Già La sposa turca mi era strapiaciuto...e dopo la tua recensione non posso proprio sottrarmi :)
(ah, considerati abbracciata)

artemisia ha detto...

@Zefirina: Buona visione!

@Kabalino: Mi considero fortunata!
;)

Anonimo ha detto...

Ma è già uscito? Mai sentito... Mi sa che devo andare fino a Milano per vederlo...

CICCILLO ha detto...

Emblematico de che?

Peraltro "Domicile coniugal" è uno dei pochi Truffaut che non ho visto, forse è per quello...
Io mi sono fermato all'"Uomo che amava le donne" (titolo rispettoso e traduzione letterale).

:-)

artemisia ha detto...

@Michele: Ma mica a piedi, spero!
;)

@Francesco: Emblematico appunto della trivialità dei titoli "inventati" dalla distribuzione.
Di che se no, scusa?

CICCILLO ha detto...

ah, beh, pensavo di qualcos'altro...

Fabio ha detto...

Anche qui l'hanno tradotto come "The edge of Heaven". In effetti alcuni personaggi sembrano arrivare al confine del Paradiso prima che accada qualcosa che li ributta indietro.