sabato, gennaio 12, 2008

Stravaganza 13

(continua da Stravaganza 1 - 12)


E le brume autunnali scesero sulla laguna, si aggrapparono ai campielli come dita spettrali, si attardarono tra le siepi di bosso che avevano pur conosciuto i giuochi ardenti dell’estate.

A Palazzo Belmonte, sepolto sotto una leggera coltre di nebbia come sotto a un sudario, regnava il silenzio. Non più musiche e canti, non più delizie acerbe da cogliere nei giardini nascosti, non più occhi innamorati a inseguirsi tra i colonnati.

Dopo l’orrore del ballo in maschera e la repentina partenza di Alessio, avevo dovuto adoprarmi in tutte le guise per far tacere lo scandalo. I parenti della povera vittima erano stati costretti al silenzio a suon di zecchini. Ma le malelingue veneziane non tacevano, tutt’altro, e di Violante, che prima temevano ma ammiravano come un’aracnide velenosa e colorata, ora a malapena si osava sussurrare il nome dietro i ventagli, per tema di evocarla come uno spirito maligno.

Partito Alessio, Federigo non era più comparso a palazzo. Si diceva che non uscisse di casa, e che, perennemente allungato su un’ottomana, si fosse dato all’oppio e ai liquori.

Clotilde aveva ripreso a indossare i suoi abiti grigi di collegiale della Pietà, come per costringere la sua bellezza in una sorta di saio, e vagava per le sale senza posa, pallida e triste, recando per mano Giorgetta. Pareva che avesse fatto della piccola una sorta di amuleto vivente per difendersi da Violante. La sua splendida voce era ridotta ad un sussurro, come se ella temesse, parlando, di risvegliare il fantasma del suo amore perduto.

La Marchesa si era ritirata nei suoi appartamenti. Dal mio nascondiglio non scorgevo che penombra, non udivo che silenzio. Ella giaceva, tra gli alti cuscini, in una lunga veglia senza luce. A volte, percorreva inquieta le sue camere, e il suo corpo smagrito appariva e spariva tra i pizzi di Burano e i lunghi, scomposti capelli. E i giorni si susseguivano alle notti. Solo il grido di un gondoliere solitario, o la pioggia sui canali, incrinavano appena quel silenzio ovattato.

Ma un giorno, mentre nel mio studio stavo riportando i conti delle fattorie di Chioggia sul libro contabile, la voce di Violante mi fece sussultare.

“Severino!”

“Comandi!!” prima che avessi il tempo di riflettere, ero già scattato in piedi, le mani tremanti, una strana, abominevole gioia nel mio vecchio cuore. Lei mi aveva chiamato. Mi affrettai alla porta della sua stanza. Aprì lei stessa, gli occhi cerchiati, i capelli in disordine, eppure, inspiegabilmente, bellissima. Senza pudore mi mostrava il suo corpo tra le vesti lacere, noncurante. Distolsi lo sguardo, lo abbassai. E capii che in quei giorni nella sua mente aveva preso forma un’idea, un proposito terribile. Rabbrividii.

“Severino. Disponete che si prepari la gondola grande. Tra un’ora ci recheremo da Monsignor Bradifano.”

“Sarà fatto, signora Marchesa”. Mi inchinai, indietreggiando.

Monsignor Francesco Bradifano era il confessore di Violante. Quell’anima nera soleva visitare il prelato, uomo molto noto a Venezia, col pretesto di confessargli i suoi peccati, ma in verità, per vantarsene con lui in una sorta di gioco perverso. Viveva egli nel palazzo avito, sul Canal Grande, e ricopriva incarichi molto importanti in San Marco. Si diceva che il Patriarca stesso lo avesse di buon occhio, anche se più per la sua buona tavola, e per il suo buon gusto in fatto di musica e belle penitenti, che per la sua erudizione teologica. AVenezia ciò che conta è il potere, il danaro e la bellezza. Possedendo il Bradifano solo i primi due, egli li usava per procurarsi la terza, con astuzia, destrezza e abilità. Era stimato confessore di molte dame della buona società, e, si mormorava, amante di altrettante.

Fu la sua perpetua Annetta ad introdurci nel suo studio, una donnina agile e svelta, dalle guance rosate e lo sguardo sfacciato, e una scollatura che dopo attento esame reputai assolutamente indecente. Il Bradifano sedeva in un’alta poltrona, davanti a una specie di leggio, cosparso di spartiti musicali. Con una lunga penna d’oca tracciava pigramente note, mentre con l’indice si strofinava distrattamente il naso prominente. La parrucca ben arricciata e il lungo abito talare gli conferivano un’aria imponente, accentuata dall’alta statura.

“ Marchesa di Belmonte, a che debbo l’onore…” cominciò, alzandosi in piedi.

“Monsignor Bradifano” lo interruppe Violante, gettandosi ai suoi piedi “ho bisogno del vostro perdono, perchè molto ho peccato”

Il Bradifano tacque, interdetto. Esitando, pose una delle sue grandi mani sulla testa di Violante, per poi rimuoverla subito, lasciandola sospesa a mezz’aria in un gesto indeciso.

“Figliuola… una confessione aiuta sempre a liberarsi l’anima, voi ben lo sapete. Venite nel mio studio.”

Non mi fu difficile comprare la complicità di Annetta. Per due zecchini, ebbi accesso a uno di quei nascondigli presenti in tutti i palazzi veneziani, usati da tempi immemorabili per carpire segreti e farne buon uso. Da lì, ogni sospiro del confessionale mi giungeva netto e distinto, e potevo persino vedere nettamente i profili, vicinissimi, della penitente e del suo confessore.

”Parlate dunque, Marchesa. Cosa grava la vostra anima?”

”Una passione diabolica…”

“Ma figliuola, ancora una volta dunque…”

“Tacete, Monsignore!” gli occhi neri di Violante rilucevano ardenti nella penombra del confessionale.

“Non vi sto parlando della mia passione, seppure anch’essa non sia lieve. No, Monsignore. Vi è un altro, che una passione diabolica ha condotto al delitto…”

“Marchesa mia, ma parlate alfine…”

“Vi è un altro, Monsignore, un’anima più nera della mia, dei cui delitti io vengo accusata…nei giorni d’agonia che ho passato, mi è apparso finalmente chiaro chi è quest’essere diabolico che ha dato la morte alla buon’anima del Marchese di Belmonte, che ha tentato di uccidere Federigo, finendo quasi per uccidere Alessio…”

Mi mancò il respiro. Mi si annebbiò la vista.

Capii che dovevo agire. Subito. Non avevo più molto tempo.

Dovevo uccidere ciò che avevo di più caro, più caro anche del mio stesso figlio.



(continua)

18 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, mi avevi accennato di questo racconto... questa parte in effetti è molto scritta bene, anche se dovrò rileggermi una volta o l'altra tutti i capitoli...
Mi puoi dare il link del primo? ciao

Anonimo ha detto...

Ciao, mi avevi accennato di questo racconto... questa parte in effetti è molto scritta bene, anche se dovrò rileggermi una volta o l'altra tutti i capitoli...
Mi puoi dare il link del primo? ciao

artemisia ha detto...

Et voilà monsieur, inserito il link.

Valerio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

oddio! e ora?!?

Danilo ha detto...

siamo quasi alla fine allora...

artemisia ha detto...

@Principe: E ora... sò c*** vostri!!

:D

@Hertz: Siamo alla frutta. Poi c'è il caffè e...l'AMMAZZAcaffè.

;)

Claudia ha detto...

wow! un nuovo capitolo di Stravaganza!! come direbbe Amado: è festa grande!!!
me lo stampo però e me lo leggo al caldo nella vasca. come sottofondo Bollani Carioca stonerebbe?
ripasso per i commenti!

Claudia ha detto...

non sono riuscita ad aspettare e l'ho letto subito: e allora?
nei capitoli che ordisci tu succedono un sacco di cose e si materializzano le ombre pesanti delle stanze, il freddo dei corridoi deserti, il rumore delle acque sotto le finestre non più sovrastato dalla musica e dalle risate, MA ORA????
sbrigatevi autori!
complimenti :-)

lophelia ha detto...

finalmente! attendevo fremente d'ansia, e non mi avete delusa.

Henry ha detto...

aiuto!!! e adesso?
accidenti...tocca pure a me la prossima!

artemisia ha detto...

@Claudia: Non ce l'hai fatta ad aspettare, eh?

:D

@Donna Lophelia: Fremente d'ansia...addirittura! Vedo che siete stata presa dall'atmosfera settecentesca!

@Henry: E allora orsù, alzatevi dunque dall'ottomana, scuotetevi dai fumi dell'oppio e prendete le redini del vostro destino, Conte Federigo!

;)

rodocrosite ha detto...

Ecco, sì, vediamo di farla meno lunga stavolta, oh!
Henry confidiamo nella solerzia della tua penna, anzi tastiera.

Anonimo ha detto...

Ho capito va... Non ce la faccio più a stare fuori da questo cerchio di complicità... Mi tocca stamparmi tutte le puntate di stravaganza e leggermele... Sono un gatto, e quindi curioso... Ma, visto che a quanto ho capito c'è o c'è stato un omicidio... spero che la curiosità NON uccise il gatto...
Buona settimana a tutti...

artemisia ha detto...

@Rodo: Tu zitta se no ti scrivo addosso la parte della governante acida!
;)

@Antonio: Ma come, ancora non lo avevi letto??
Vergogna! Invece di leggere i libri filosofici, entra anche tu nel mondo di Violante!

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Adynaton86 ha detto...

Arte ma
[AHI!!!]
ti pare il caso di
[AHI!]
far sedere i tuoi ospiti sulle (AHI!!) spine?!?!
:D

artemisia ha detto...

@Ady: Ma no, ti sei seduto sul divano sfondato, quella è una molla!!
Vieni qui a sederti sul sofà rosso che starai più comodo...

:D