Passione dell'esistenza
"Dicevi che, quando abbiamo fatto il nostro primo passo, ti aveva assalito l'angoscia di ciò che avrebbe potuto succedere. Ma che altro poteva ancora succedere? Non era già tutto e non sarà sempre tutto così? Abbiamo potuto farci qualcosa?
E cosa possiamo fare, se non unicamente - aprirci l'un l'altro - e lasciar essere ciò che è. Lasciarlo essere in quel modo che per noi è pura gioia e fonte di ogni nuovo giorno della nostra vita. Sereni di essere ciò che siamo. E tuttavia ciascuno vorrebbe "dire" all'altro e aprirsi; ma potremmo dire soltanto che il mondo non è più il mio e il tuo - ma è diventato il nostro - e che quanto facciamo e cerchiamo di raggiungere non appartiene a me o a te ma a noi. Che la vetta e i sentieri e le mattine di maggio e il profumo dei fiori - sono nostri. E che la nostra vita è una bontà infinita verso gli altri ed è per loro di una esemplarità autentica e spontanea. Che la lotta esultante - e il risoluto impegno per qualcosa che abbiamo scelto - è nostra. Nostra. Che non può mai più andare persa - ma ha soltanto la possibilità di diventare più ricca, più chiara - più certa, per svilupparsi verso una grande passione dell'esistenza. "
Martin Heidegger a Hannah Arendt
8 Maggio 1925
E cosa possiamo fare, se non unicamente - aprirci l'un l'altro - e lasciar essere ciò che è. Lasciarlo essere in quel modo che per noi è pura gioia e fonte di ogni nuovo giorno della nostra vita. Sereni di essere ciò che siamo. E tuttavia ciascuno vorrebbe "dire" all'altro e aprirsi; ma potremmo dire soltanto che il mondo non è più il mio e il tuo - ma è diventato il nostro - e che quanto facciamo e cerchiamo di raggiungere non appartiene a me o a te ma a noi. Che la vetta e i sentieri e le mattine di maggio e il profumo dei fiori - sono nostri. E che la nostra vita è una bontà infinita verso gli altri ed è per loro di una esemplarità autentica e spontanea. Che la lotta esultante - e il risoluto impegno per qualcosa che abbiamo scelto - è nostra. Nostra. Che non può mai più andare persa - ma ha soltanto la possibilità di diventare più ricca, più chiara - più certa, per svilupparsi verso una grande passione dell'esistenza. "
Martin Heidegger a Hannah Arendt
8 Maggio 1925


53 commenti:
Splendido e romantico, soprattutto in questa giornata tiepida e surreale. Ovviamente stimo Heidegger, ma non conoscevo la bellezza di questa lettera e la sua relazione con Hannah Arendt (di cui non so ancora nulla). E' tratta da qualche libro epistolare?
Fa un certo effetto leggere le parole che non sempre riesci a dire, a tirare fuori, ma che sono il motore del proprio sentimento.
E non è romantico.
aspè, mucca, io per romantico intendo commovente e dolce, ma sicuramente carico di profonda inquietudine e passione; una certa sofferenza e la massima coscienza di ciò che si è e si sente sono essenziali per qualsiasi legame.
@Michele: La storia tra il professor Heidegger e la sua bravissima allieva ebrea Hannah Arendt è testimoniata dalla loro corrispondenza che durò cinquant'anni, dall'inizio della loro relazione alla loro morte. In forme diverse, in modi diversi, in maniera contraddittoria (come tutte le cose vere), ma durò.
Ti consiglio un libro: "Hannah Arendt, Martin Heidegger: Lettere 1925 - 1975", edito da Einaudi.
Il sentimento che diventa lavoro filosofico.
Se poi non conosci la filosofia di Hannah Arendt, la prima donna ad ottenere un professorato a Princeton, ti consiglio di cominciare da "La banalità del male", sempre attualissimo.
@Mucca: Anche a me ha fatto un certo effetto, e me ne fa sempre di più.
Ho trovato il tuo blog, stamattina, per caso.
Molto bello, complimenti!
Lo inserisco, tra i mie preferiti, ti va?
Ciao
@Dama verde: Come no. Le dame e i cavalieri, di ogni colore, nel mio salotto sono sempre benvenuti.
:)
quanti temi cari in questo scritto!
aprirci l'un l'altro e lasciar essere cio' che e'...essere sereni per essere cio' che siamo...far sfumare l'io e il te in un noi...
quale migliore definizione dell'amore?
quanto e' bello quando si riesce a condividere emozioni del genere con la persona che si ama?
"... e poi la sofferenza che ci rende ciechi..." cantava qualcuno...
Rispondo qui anche i commenti al post di Lophelia "Narcisismi".
Il problema nelle relazioni sociali secondo me è avere la capacità di provare, almeno per una volta soltanto, pietà di se stessi... Non solo per perdonarsi (e quindi, qualora ce ne fosse bisogno, perdonare all'altro...) ma per riprendere ad amarsi (perchè chi non si ama, o chi non si sente amato, è un potenziale assassino). E come si fa a perdonarsi? Eh eh... Bisogna avere una chiara visione di noi stessi e del nostro rapporto con gli altri innanzitutto... Se non so cosa ho fatto e chi sono non saprò neanche decidere se perdonarmi o meno... Ma i propri occhi non vedono il proprio volto... Bisogna sapere quello che siamo noi agli occhi degli altri... E non chiedendo al nostro miglior amico "ma che ne pensa la gente di me?", ma guardando semplicemente come ci guardano gli altri...
Fino a prova contraria, chi non ha non può dare... E se la "merce di scambio" è l'amore, sò cazzi...
Di ciò che è "mio" posso fare quello che voglio, ma di ciò che è nostro posso solo fare quello che "vogliamo"... E sò di nuovo cazzi...
@Henry: È molto bello.
Secondo me c'è molto in quella parola "impegno".
@Antonio: Posso confessare di non aver capito dove vuoi arrivare?
Spiegami, se vuoi.
:)
arte: verissimo, impegno per una comune scelta.
e quando e' cosi' basta davvero poco...
Non era già tutto e non sarà sempre tutto così? Abbiamo potuto farci qualcosa?
grazie a questo modo di pensare non ho rimorsi quando si tratta di passioni, di innamoramenti, perchè i miei arrivano sempre per caso, spesso non ho potuto farci niente
sposo anche la teoria di antonio sul perdono, io mi perdono ...sempre..
Arte: no, non te lo so spiegare... O meglio, non te lo so scrivere...
Anch'io sul mio blog in almeno due punti ho scritto della Arendt e delle lettere tra lei e Martin Heidegger (Vivere la distanza)
Un amore difficile, ma quale allieva!
@Zefirina: Io perdono sempre tutti, figuriamoci me stessa. Con me stessa poi sono indulgentissima.
:)
@Antonio: Allora dovrai spiegarmelo a voce...
@Dama Verde: Un amore difficile, ma veramente sfociato in una grande passione dell'esistenza. Dalla passione l'uno per l'altra a quella per l'esistenza.
Il post parla di questo, nelle mie intenzioni.
Ma è possibile che abbia funzionato solo perchè loro erano loro.
Queste parole mi fanno paura: come si può razionalizzare fino a tal punto un sentimento come l'amore? E soprattutto... perché hai pubblicato questa lettera? Sono proprio curioso :P
ein kuss fur dich (evviva il tedesco...!)
Ady
@Ady Curiosone Come Al Solito: Non si tratta di razionalizzare, ma di uscire dal solipsismo dell'innamoramento e di "aprirsi" all'esistenza come fonte di gioia continua. Superare in qualche modo l'individualismo e vedere l'amore come forza comune...
No, eh?
Secondo te è così veramente? Io posso provarci, ma per farlo ci dovrei pensare, prima. Di getto mi viene da dire "io amo", non "noi amiamo". Forse è che tendenzialmente cerco di contare sempre e soprattutto su me stesso. Boh... 8-|
@antonio: sono d'accordo. Soprattutto è vero è terribile che "chi non ha non può dare". Detto in altri modi: "si può dare solo ciò che si ha". Se non stiamo bene (almeno benino), insieme all'amore daremo anche non volendo il nostro malessere.
E' per questo che curando prima le nostre ferite possiamo poi avere amore per l'altro senza l'angoscia di dipendere da lui per la sopravvivenza.
@Ady: Secondo me dovrebbe essere così.
Si tratta appunto di uscire dal "di getto".
Ora dico una cosa polemica: si tratta di uscire dal recinto dell'Io, dell'individualismo esasperato che secondo me è veramente una piaga.
@Lophelia: Quello che dici è vero. Curare le proprie ferite È importante. Ma secondo me non esclude che si debba anche guardare all'esterno, ad un progetto comune ad esempio. Secondo me guardarsi sempre e solo dentro è una malattia (parlo per me).
@ Adynaton: perché dici razionalizzare?
Nella lettera leggo che il loro rapporto si apre al futuro perché è il sentimento a spingerlo, a proiettarlo in avanti, a rinnovarsi, è il comprendere che la visione e l'esperienza del mondo sarà migliore perché vissuta, condivisa e costruita in due.
Wow, Mucca.
diventa una malattia se è fine a se stesso. Guardarsi dentro per curarsi dovrebbe servire a dare fondamenta solide al progetto comune, e qui chiudo la parentesi.
Anto: ma che c'entrano ora gli assassini? immagino una serie di discorsi a monte che mi sfuggono.
Razionalizzare era una parola che non mi era proprio venuta in mente, perchè secondo me lui vuole solo Comunicare, mettere in parole il sentimento, che è sicuramente una mediazione e una presa di distanza, ma se si vuole mantenere un rapporto epistolare....
Io vedo tanto sentimento e poca logica in quell'"è nostra. Nostra."
Curare le proprie ferite è sì importante, ma anche lasciarsi guardare quando non abbiamo il vestito bello, ma le toppe. Il progettare insieme passa anche attraverso le debolezze.
@arte
:-P
e puoi cancellare il doppio commento?
ho sempre pensato una cosa (forse c'entra poco, non so): uniche non sono le persone, ma i rapporti. è un pò quel "nostro", quel "noi" che è descritto da heiddegger (senza volermi paragonare eh!)
Ma razionalizzare sarebbe proprio una parolaccia secondo voi?
Razionalizzare nel senso di chiarezza, impegno, apertura al mondo, alla società?
Heidegger non lo dice qui, ma sarebbe sbagliato che un rapporto d'amore fosse anche questo?
Logica e sentimento devono per forza essere in contraddizione?
Non è un po' Jane Austen questo?
@Mucca: fatto
:)
@Hertz: Mi piaci tanto quando pensi, i tuoi pensieri sono così saggi che mi dimentico la tua età.
È bellissimo quello che dici.
Secondo me sono uniche sia le persone che i rapporti. Solo che si tende a dare importanza solo alle persone, in particolare alla PRIMA persona. E non si esce di lì.
la lettera è bellissima, è da ieri che voleva dirlo.
e bravo hertz :-)
arte, la razionalizzazione di cui parli, io continuo a cercarla, il sogno è proprio un rapporto che sia l'uno e l'altro.
Heidegger lo avrei fatto diverso di viso, non so, ha un viso non da Heidegger...e quando si passa dall' io-tu al noi è proprio una magia, sempre che succeda.
@Iko: La lettera, più la leggo e più la trovo splendida.
E sento che mi capisci.
@Kabalino: Ho scelto con cura quella foto. Perchè è di quel periodo, forse anche un po' prima, quando lui era un giovane professore a Friburgo, sposato e con figli piccoli, e conobbe Hannah. Nelle foto più tarde ha la "faccia a Heidegger" di cui parli tu, scrive "Essere e tempo" e diventa sempre più famoso. E poi lei emigra, poi si sposa... ma loro restano un noi, sempre.
mi piace quello che dice hertz sui rapporti umani: dualità - ma spesso anche molteplicità! - divengono ad un tratto entità unica e indistinta.
arte: va bene, mi procurerò la raccolta delle lettere e il libro della Arendt.
scusa, non c'entra niente e forse te lo avevo già chiesto, conosci Sarah Kane?
molteplicita' in un'unita'...come spicchi in un mandarino...
Non credevo che "razionalizzare" fosse una parolaccia, in effetti. :) Scherzi a parte, la magia di un testo risiede tutta nella sua interpretazione, che non è mai unitaria, bensì molteplice. Io ho interpretato questa lettera come un tentativo di dare una "spiegazione" al sentimento che lui sta vivendo, e che lui vorrebbe che anche lei stesse vivendo. Insomma... mi sembra proprio che Heidegger volesse dare un fondamento ontologico al SUO amore. E siccome io non credo di aver mai pensato di poter ammettere qualcosa che sta "sotto" l'amore, il fondamento del fondamento in sostanza... allora mi risultava un'interpretazione piuttosto distaccata e fredda.
Ma ripeto, è tutta una questione soggettiva.
E se avete capito qualcosa di tutto questo marasma di parole, siete proprio bravi :D
evviva Artemisia
@Michele: No, non conosco Sarah Kane. Dici che dovrei?
@Henry: Come chicchi in un grappolo.
@Ady: È ESATTAMENTE quello che Heidegger sta facendo, qui. Sta dando un fondamento ontologico a quell'amore. È incredibile quello che tu dici, il senso di freddezza che tu ci senti, mi ricorda tante altre cose legate a situazioni simili e lettere simili. Io il distacco non ce lo sento. Credo che, per lui, voler dare un fondamento perenne fosse un grande atto di passione.
Non abbiamo le lettere di Hannah di quel periodo. Forse lei non era altrettanto "distaccata"? Che ne pensava, lei?
Interpretazioni selvagge.
Grazie di questo tuo contributo interessantissimo.
Evviva Ady.
Arte, del resto anche l'amore è cosa soggettiva. Forse è per questo che non siamo fatti tutti gli uni per gli altri. Sarebbe troppo facile. E se l'amore fosse cosa facile, è probabile che non ci stregherebbe, come invece fa. :)
Se non avessi letto la lettera avrei detto che la foto ritraeva la tua bisnonna (o qlcs del genere).
Trovo tu le assomigli.
Molto bella la lettera, ma è bella se collocata nel tempo in cui fu scritta.
Quello era il tempo degli “amori” epistolari.
Che poi amori non erano, ma a noi piace e fa comodo chiamarli così.
Erano passioni che per tutta la vita non trovavano sfogo e il solo motivo per cui erano vissute in modo positivo era perché altro non potevano permettersi…altro non avevano.
Difficilmente e solo accettando gravi conseguenze avrebbero potuto portare alla luce del sole
quello che stavano vivendo.
Penso che questo tipo di passione abbia ragione di esistere solo e soltanto fintanto che rimane nell’ambito epistolare. Credo che questo tipo di “anime” possano “incontrarsi” solo in quella dimensione. Alla luce del sole emozioni, complicità e quel piacere sottile dell’intrigo verrebbero meno e tutto si spegnerebbe.
Credo che siano state moltissime le “storie del genere” perché in passato quello era per molti l’unico modo per vivere delle emozioni.
Erano passioni asessuate e questo oggi non sarebbe possibile.
Oggi solo per chi vive una situazione ambientale fatta di imposizioni/responsabilità/doveri
a cui non ha il coraggio di sottrarsi potrebbe esistere una passione del genere.
E sarebbe come in passato una passione imposta e subita.
Vivere le passioni in questo modo è come guardare la vita dal buco della serratura…
subendola e non vivendola.
Che poi i protagonisti non abbiano avuto la sensazione di viverla così è chiaro.
Loro solo quello hanno avuto e io non credo, aldilà delle apparenze, sia stato molto…
L'Amore, qualsiasi amore, ha bisogno di contatto.
G.
Aggiungo...
L'insegnamento che traggo da storie come questa è quello di saper dare valore a quello che si ha.
Il saper trasformare il "poco" in "tanto".
E questo, oggi, molti non lo sanno fare o lo hanno dimenticato.
E questo non solo in amore...
G
arte: bè, penso che dovresti leggere qualcosa di suo. Purtroppo è morta suicida a 28 anni, e la sua produzione teatrale non è vasta e non arriva alla grandezza che avrebbe potuto probabilmente ragiungere con qualche anno di vita in più. Però "4:48 Psychosis", pubblicato postumo, secondo me è spettacolare.
@Gianfranco: Non finirò mai di stupirmi della sicurezza con la quale alcuni sanno riconoscere cos'è amore e cosa no.
Meno male che tu lo sai, e ce lo insegni anche.
Tu sai che gli amori epistolari non sono amori, in realtà.
Tu sai che si trattava in realtà di "passioni asessuate", in un'epoca di repressi che guardavano dal buco della serratura (ce la vedo Hannah). Oggi siamo molto più evoluti, oggi abbiamo gli amori virtuali e la webcam, vuoi mettere.
"Altro non potevano permettersi, altro non avevano".
Poverini.
@Michele: Ti ringrazio del consiglio.
@Arte: vabè..me la sono voluta.
Scrivere quello che si pensa porta anche a questo.
Cmq...
Asessuato è più "moderno" di platonico e per quanto riguarda il virtuale e la webcam li vedo spesso come l'evoluzione della lettera e per quel che leggo gli "amori" virtuali quì si sprecano.
Nel mio commento non c'era sarcasmo e men che meno la presunzione di insegnare qlcs...
Se poi tu ce lo leggi..mi dispiace, ma non è così.
Però ti do ragione quando scrivi ho delle sicurezze. In effetti a volte (non spesso) è così...
Ma forse in questo (forse) siamo (almeno) in due...
^__^
@Gianfranco: Io spero che chi commenta qui scriva sempre quello che pensa. Cos'altro si dovrebbe scrivere?
Asessuato (termine orribile secondo me) e platonico sono due cose diversissime. Potrei spiegarti, ma non vorrei passare da presuntuosa.
Il virtuale e la webcam non sono l'evoluzione della lettera.
Non so se qui si prechino gli amori virtuali (l'amore poi non si spreca mai). Per quel che mi riguarda, e io posso parlare solo per me, su questo blog non ce n'è neanche uno.
Nel tuo commento non leggo sarcasmo, se no te lo direi. Nel tuo commento leggo delle sicurezze che, mentre valgono sicuramente per te, altrettanto sicuramente mi sembrano fuori luogo per la corrispondenza in questione.
Mah?
Non ci voleva molto a capire che non pensavo ad asessuato, ma ad asessuale, ma quello è uscito. Ma forse questo dubbio nn ti è nemmeno venuto...
Grazie.
Sinceramente nn mi ci ritrovo in questi giochetti da scuola elementare, ma è giusto chiarire.
Non è raro che si scriva o si dica quello che più ci fa comodo piuttosto che quel che si pensa veramente, ma, in effetti, non ho elementi per dire che il tuo blog NON sia esente da questo "malcostume" che ci rende più facile la vita.
"Amori" era ed è tra virgolette per indicare che io non ritengo tali quelli a cui mi riferisco...quelli virtuali.
Il "quì" si riferisce al web nel suo insieme e NON al tuo blog.
Quello che si spreca è il numero di persone che nel virtuale cerca il surrogato di quello che spesso non trova nella realtà.
Nel virtuale ci sono anche le mails e quelle sono lettere...
o no?
Per quanto riguarda le mie sicurezze e sul fatto che tu le ritenga fuori luogo che dire…
Questa è casa tua e (giustamente) comandi tu.
Aggiungo che se qualcuno scrive nel mio blog qualcosa che io ritengo fuori luogo lo cancello
e non chiedo nemmeno scusa…
chiaramente
^__^
Non capisco perchè te la sia presa tanto per il mio commento.
E' solo un opinione diversa dalla tua e da quella di altri.
E allora?
Mi fai venire il dubbio di avere toccato qualche nervo "scoperto", ma sicuramente non è così...
@Gianfranco: Io credo che nessuna forma di amore sia asessuale.
Più in generale, io tendo sempre a scrivere quello che penso. Non sempre lo scrivo esplicitamente, ma credo che il più delle volte si capisca.
Io non ho mai cancellato niente di quello che la gente scrive sul mio blog, a meno che l'interessato non me lo abbia chiesto. Questo perchè, per mia fortuna, nessuno mi ha mai scritto niente di offensivo, perchè sul mio blog c'è libertà di parola, e soprattutto perchè sono convinta che attraverso i loro commenti le persone si rivelino per quello che sono. E in genere sono belle persone (e lo penso anche di te).
"A casa tua comandi tu" è la cosa più lontana che possa esistere dall'idea che è Pioggia Blu. Ognuno ha diritto alla sua opinione. Però, più che una lista di opinioni personali e dunque indiscutibili, io spero sempre di portare avanti un dibattito, dove uno espone la propria opinione e l'altro la controbatte. Nessuno "se la prende". Esporre la propria opinione significa anche saperla difendere, senza fare gli offesi. Questo vale anche per me, naturalmente.
Quello che mi ha disturbato del tuo commento è che tu, da questa lettera che io riporto, trai conclusioni perentorie, che vanno dagli amori epistolari all'uso del web, addirittura alla natura del rapporto Heidegger-Arendt. Secondo me, non hai elementi per poter affermare quello che affermi.
Quanto al "nervo scoperto", è ovvio che questo per me non è un post qualsiasi. Però non mi pare di essere stata intollerante. Magari sarò stata un po' più "presa". I giochini da scuola elementare non li ho mai fatti neanche alla scuola elementare, chiedi a Rodo che c'era.
@Arte:Nessuna opinione è indiscutibile.
Ora premesso che usare il metro della conoscenza specifica di ogni cosa incollata per stabilire se qlc a merito o no per commentarla è perlomeno complicato non è vero che io non avessi elementi per scrivere quello che ho scritto.
Non è mia abitudine commentare senza aver letto prima tutti gli altri commenti e in quelli, tu stessa, in parte, racconti del come si svolse il loro rapporto.
Certo, non molto, ma sufficente, insieme con la lettera per farsi un opinione.
Questo, per quanto raffinato, è "solo" un blog e credo che questi siano elementi sufficenti per commentare,
sopratutto considerando che io non entro nel merito del rapporto Heidegger-Arendt,come dici tu, ma lo uso soltanto come spunto per dire la mia sui rapporti esclusivamente epistolari.
(questo sì)
Il web lo hai tirato in ballo tu...
io ho solo risposto.
Sul fatto che nessun amore sia asessuale concordo e anche per questo motivo ritengo passioni e non amori quelli solamente epistolari.
Tu la pensi diversamente e questo è molto grave...
(ora m'ammazza)
ma sopravviveremo cmq...
^__^
E con questa ti do la buonanotte.
Sogni belli, G.
ps: non mancherò di chiedere a Rodo...non mancherò.
@Gianfranco: Non so se ti sei reso conto che siamo rimasti soli.
Secondo me c'è, a monte, un problema di terminologia. Non ci intendiamo sui termini. Tu, poi, e non sei il solo, fraintendi il mio modo di argomentare, che è aggressivo sui temi che mi interessano e mi coinvolgono, con un attacco alle tue opinioni personali. Non è così. Il problema non è che la pensiamo diversamente, è che non abbiamo un linguaggio comune.
(E qui verrò di nuovo fraintesa).
Non mancare.
non siete soli...
O_O
Ci sono anch'io.
@Rodo, Lophelia: E che fate, il loggione silenzioso??
Partecipate, no!
Ma dite tutto voi!
Massa
di Cesar Vallejo
Finita la battaglia,
e morto il combattente, un uomo gli venne incontro
e disse: «Non morire; ti amo tanto!».
Ma il cadavere, ahi!, continuò a morire.
Gli si accostarono due ripetendo:
«Coraggio! Non lasciarci! Torna in vita!».
Ma il cadavere, ahi!, continuò a morire.
Ne accorsero venti, centomila, cinquecentomila,
gridando: «Tanto amore e non poter nulla contro la morte!».
Ma il cadavere, ahi!, continuò a morire.
Milioni di individui lo attorniarono,
con una stessa supplica: «Rimani, fratello!».
Ma il cadavere, ahi!, continuò a morire.
Allora, tutti gli uomini della terra
lo circondarono; li vide il cadavere triste, emozionato;
si alzò lentamente,
abbracciò il primo uomo; e si avviò...
(trad. di Giorgia Delvecchio)
" artemisia said...
@Gianfranco: Non so se ti sei reso conto che siamo rimasti soli."
ppe...
sto invecchiando...
@Francesco: Ti ringrazio.
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