Festival di orchestre giovanili
Si dorme in aule abbandonate, su duri pavimenti, in sacchi a pelo soffocanti. Docce comuni, fredde e scomode. Si prova in tristi palestre. Bambini e strumenti ovunque, violini acidi e minuscoli, discordanti violoncelli scordati, dolore di dita chiuse nei leggii, pioggia. Vento e pioggia. Calzini bagnati. Stanchezza. Fette di pane raffermo. Code per la colazione. Code al bagno. Pioggia. Briciole di patatine nel pigiama. Rumore di vento nelle lunghe ore notturne. Rumore di materassini di gomma. Pioggia. Ho perso la resina non trovo l'archetto non trovo lo spartito. Calze smagliate, caffè freddo, ombretti infranti, interminabili check-in. Pioggia. Suonare in luoghi improbabili, fermate dell'autobus, centri commerciali, teatri comunali di strani comuni. Sul palco, in troppi. L'eterno sistemarsi tra leggii pericolanti, a rischio continuo di accecamento da archetti. Una volta tutti sistemati, spostarsi tutti di un metro. Passano le ore. A tre secondi dall'inizio del concerto, Maria perde l'orecchino. Si butta a cercarlo, a carponi sotto il contrabbasso. Miracolosamente lo trova, se lo infila e parte alla prima battuta.
6 commenti:
Hai reso benissimo l'atmosfera!
E si che noi, comuni mortali privi di qualsiasi velleità artistica, pensiamo che il talento garantisca una facile strada verso il successo e la gloria :))
@Frank: Talento?? Successo?? Gloria??
:D
che meraviglia! avrei pagato per esserci!
@Henry: Al concerto o nelle tristi palestre?
(io avrei pagato perchè tu ci fossi comunque)
@Antonio, il titolo del post spiega molte cose...
;)
La mobilitazione è continua.
che bella atmosfera però
si respirava aria di talenti
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