venerdì, ottobre 31, 2008

Senna, sera



(foto: froggy)



Volatili battelli
scompigliano le guglie verdeoro
e le spallette
tremano come dita
porose e tiepide
del sole che da dentro ci consuma
e si fa notte
splendente

si aprono finestre
come palpebre insonni
tralucono pupille
e palpitanti bagnano il fogliame
globi leggeri

dondolano ferite
le nostre ore
e fronde inquiete
carezzano qualcosa
lassù, d'indaco

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Parigi, beaucoup des choses.
Parigi non è Londra, in cui credo domini l'essenza di ogni sentimento del mondo, sunto di ogni carezza, fatica e riposo conciliate in una irreprensibile nonchalance...

Ma Parigi è Parigi. Tiepida, grandiosa, ariosa, sagace, mostro terreno dalle scaglie dorate. Parigi splende, permane, era città ancor prima che i palazzi s'innalzassero, sarà città per sempre anche quando l'ultimo tassello dei Champs-Elysées o della cupola di Montmartre sarà distrutto e trasformato in altre belle cose (poichè tutto muore, perfino le cose immortali).
Parigi è Maigret che si ubriaca in qualche bar, Isabelle Huppert in preda ad un ballo mistico di perversione, riso e pianto tremolanti sulle strade.
L'orgueil, le soleil, la Francia e molte altre cose che la Francia non può suggerire alle orecchie intrepide e desiderose di sapere. Il vino, il sesso, la seduzione e, in rari casi, l'amore. Zola, Nanà, una giovane e popputa ragazza dai capelli d'oro, Balzac (Balzac!) le piccole vie inutili senza le quali Parigi non sarebbe Parigi.
Leggere la tua poesia è come navigare sulla Senna e sognare di essere in diversi luoghi del mondo se non ti trovassi nella splendida Parigi.

M.

artemisia ha detto...

@Michele: Le piccole vie inutili di Parigi... hai ragione.
Beaucoup des choses.

isterika ha detto...

Parigi è la mia esperienza più intensa, Parigi è il mio uomo incerto se crescere oppure no, Parigi è l'incontro primordiale e originario fra uomo e donna ed io, che credevo di sapere, mi sono fatta di carne e sangue solo dopo che lui mi ha suscitata alla vita come uno sciamano.

artemisia ha detto...

@Isterika: Io credo che molti di noi abbiano sentito cose simili a Parigi, ma quello che dici tu è di più, ed è molto, molto bello.

Henry ha detto...

come tutte le grandi cittá parigi strasforma (e si trasforma) in funzione dello stato d'animo in cui si vive.
aspettavo con curiositá queste parole tue che per l'ennesima combinazione, seguono di poco, le mie impressioni parigine in forma di versi.

amo particolarmente gli ultimi versi, cosí distanti dalle mie ore le tue, ferite, ma cosí piene d'emozione per quella carezza quasi mistica e misteriosa.
come sempre rimango colpito dalla tua capacitá di descrivere immagini dense d'emozionata bellezza.

artemisia ha detto...

Merci monsieur Henry.

:)

Frank ha detto...

"...dondolano ferite
le nostre ore..."

Com'è nitida ed azzeccata questa immagine, quasi il dondolarsi di un bambino che si tiene la mano ferita per cercare di non piangere. Questo è quello che ho 'visto' leggendo questo verso.

A Parigi ci sono stato 3 volte, casualmente sempre a 10 anni di distanza. La città della luce, la città dell'amore, daccordo, ma anche una città che ti scava dentro e riacusce tutti le pene del cuore. Come questa poesia.

artemisia ha detto...

@Frank: Mi dispiace se la poesia ti ha fatto del male, naturalmente non era mia intenzione.
È bello però quello che vedi, ed è vero anche quello che dici.

Frank ha detto...

@Arte
Non dispiacerti, forse che la rosa si scusa per le sue spine?
:D

artemisia ha detto...

@Frank::)