domenica, dicembre 11, 2005

Storia paurosa per fare paura alla mamma

C'è un ladro. E è notte, stelle nel cielo. Il ladro va in punta di piedi. È vicino alla casa! Le due gemelle, Lisa e Maya, abitano lì. E poi, piano piano il ladro apre la porta. Bene! sussurra il ladro. E alla fine il ladro sussurrò: la porta è aperta! Rubò tre orsacchiotti e poi cinque bambole, sei serpenti giocattolo, e alla fine: il loro pappagallo! Poi andò in un'altra casa. E allora, lì abitavano i sei gemelli. Uno si chuamava Markus. Uno si chiamava Thomas. Uno Stian. Uno Sebastian. Uno Alexander. E l'ultimo si chiamava Sebastian. Ma - ma le due gemelle non erano sceme: erano sveglie! Tutta la notte! E sentirono il ladro che entrava di nascosto, e lo dissero a mamma e babbo, e loro presero il ladro.
E questa è la fine.


(Maria, quasi 6 anni. Traduzione letterale dal norvegese)

6 commenti:

rodocrosite ha detto...

Cavoli, l'ha inventata da sé? Chissà da chi ha preso la Befanina.
E i gemelli, poi, da dove saltano fuori? Prima due e poi addirittura sei; non è che ha voglia di qualche fratello?
Comunque è decisamente una persona ottimista e anche organizzata e sicura. Bene bene, bravi genitori.

PiB ha detto...

quando si dice la vena artistica..i sei gemelli sono fantastici..così coem la precisazione dei sei serpenti...giocattolo

Henry ha detto...

l'ho letta e riletta, affascinato.

due cose mi hanno affascinato: il poeticissimo "e' notte, stelle nel cielo" che avrei voluto usare come inizio di una mia poesia, e il sussurrare del ladro.

brava Maria, continua cosi'.

Hari Seldon ha detto...
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Hari Seldon ha detto...

Complimenti!

artemisia ha detto...

A Maria piace inventare storie. Lei detta, io scrivo, lei illustra. Se mi riuscisse usare lo scanner potrei farvi vedere il ladro di orsacchiotti, davvero terribile.
Vedremo di pubblicare qualche altra storiella...
(Sylvia Plath si laureò con una tesi sul "doppio" in Dostojevskj. Il tema dei gemelli e del doppio è molto affascinante. Qui ci sono addirittura gemelli moltiplicati...)

Riccardaccio: ma allora mi leggi ancora?