Amplificazione genetica
"Genetic amplification: a process for increasing specific DNA sequences."
La lunga giornata di ieri comincia con gli esercizi di violoncello di Maria, da fare prima di andare all'asilo, la mattina quando si è più freschi. La porto all'asilo, mi fiondo in ufficio in ritardo, cerco di lavorare. Ma ho la mente altrove. Sullo schermo, una mail si sussegue all'altra e mi distrae, mi fa sorridere, ridere fino alle lacrime. Alle tre arriva il tassì, si corre all'aereoporto per un meeting a Oslo. In una sala ovattata e gelida una sventola in tailleur nero decanta su powerpoint le virtù taumaturgiche di una sostanza che forse può arrivare ad allungare la vita dei pazienti di due mesi...la stanchezza mi attanaglia, la noia, la voglia di essere altrove.
Le parole che sento mi scivolano addosso, ma due penetrano lo stesso nel mio cervello: amplificazione genetica. Riecheggiano nella mia testa le parole di un amico: "capacità di amare amplificata"...Quante persone amo, e in modo diverso, e ognuna è importantissima, e altre lo stanno diventando, e tante lo sono state, e quante lo saranno...
Quanti modi di amare esistono? Quanti sono giusti, leciti, possibili? Quante variazioni siamo disposti ad accettare? Quante vite ci vorrebbero a viverle tutte? E perchè parlarne è così difficile? Perchè è così facile fraintendere?
L'aereo mi riporta a nord nella notte ancora chiara. Costeggio un fiordo dai colori inverosimili e lascio vagare il pensiero in alto a seguire i contorni delle montagne che sfumano nel viola. Ho una sensazione di spossatezza, di eccesso, come un essere senza pelle di fronte al mondo, come se la vita avesse alzato al massimo il volume e mi sommergesse di mille musiche contemporaneamente. Amplificate.
20 commenti:
Mi presenti la sventola in tailleur nero?
No caro, non avrai altra sventola all'infuori di me!
Non essere amati è una semplice sfortuna; la vera disgrazia è non amare Albert Camus sii felice di amare sempre a prescindere dalla forma, dall'oggetto, dal contesto, dalle voci e dai silenzi
confermo,confermo,confermo
c'è un paradosso nell'amare, anzi un caso limite:
amare troppo ti porta a fare del male all'altro.
Che bello... la tua piccina suona il violoncello;)
Che brava mamma!!!!
@Pib, Luigi: Sempre e a prescindere.
@Ape: all'altro e a se stessi, e a quelli che ti amano più di quanto tu ami loro.
@Francesco: non lo diresti se fossi presente agli esercizi...:P
Esistono attimi in cui ci pare che il Tempo si fermi e che lo Spazio intorno si dilati. Noi compresi.
In questi rari momenti, la nostra consapevolezza esplode e ci sentiamo coscientemente parte del mondo: viviamo l'estasi dell'eterno. Noi siamo in tutte le cose e tutte le cose sono in noi; divisi ed uniti, completi forse. Infiniti.
L'Amore è un grande contenitore pur non essendo un magazzino. Non ha fondi nè scorte: esiste e non si esaurirà mai. Portare amore nel Mondo non ci renderà più poveri, così come amare più persone non significa necessariamente trascurare qualcuno. L'Amore ha mille tessuti ed ogniuno di noi può essere lo stilista delle proprie relazioni interpersonali.
Ogni momento è perfetto per domandarsi cosa portare nel Mondo: creare o distruggere, avere il potere su oppure il potere di.
La musica è la rugiada dell'Anima...
Luminose giornate,
un abbraccio
gidibao :-)
l'importante é amare...
e' piu' facile amare che essere amati...
@Henry: non per tutti... per qualcuno è più facile amare, per qualcun altro essere amato (di solito sono quelli che hanno troppa paura di soffrire e vanno sul sicuro, ma che noia - certo loro diranno degli altri: che sofferenza...). Anche perché se tutti amassero chi ci resterebbe da amare?
Ma l' Amore non richiede forse la presenza di due soggetti?...
Spostando il punto di vista da un'altra parte, scopriremmo che:
se Tutti amassero ci sarebbero ancora Tutti da amare!
Che poi l'Amato non sia vissuto come fosse un oggetto rientra nelle competenze interpretative dell'Amante.
Un abbraccio,
gidibao :-)
Antonio, sei un autista!!!!!
Antonio sei un autista che guida voluta-MENTE contro mano
Contromano e under the influence!
Quanti modi di amare esistono non e' un po' come dire quante esistenze possiamo realizzare? Molte, nessuna delle quali facile, ognuna legata alla precedente da una relazione piu' o meno continua di crescita per emulazione o contrasto. Ognuna, fortunatamente, una possibilita' di rinascere. Per altro partendo da un punto di vista molto simile ad Antonio arrivo a conclusioni opposte: che sia tutto da conservare come tesoro prezioso e irripetibile dell'esistenza.
Fabio: certo, è in fondo la stessa cosa. Solo che non sempre esiste una situazione sequenziale di continuità...insomma è quel "precedente" che per me è problematico.
Però hai ragione: niente va perduto, ma tutto si trasforma (anche noi).
Stiamo dicendo due cose molto simili mi pare. Possiamo spezzare la continuita', o a volte si spezza da sola. Anzi, a pensarci capita spesso, altrimenti non proveremmo quel senso di rinascita che un nuovo innamoramento sa regalarci.
Antonio, nel circolo della Marchesa sono vietate le riprese! Ma come fai a sapere che il circolo Bloomsbury sarebbe il mio ideale?
Comunque ne parleremo presto.
Io sono d'accordo con Fabio (me la cavo con poca fatica, ammetto).
Anche con Artemisia quando dice che "nulla è perduto, tutto si trasforma".
Gidibao: che l'amato non sia vissuto come oggetto non rientra SOLO nelle "competenze interpretative dell'amante" ma anche in quanto alcuni soggetti amino amare passivamente, ovvero lasciarsi amare senza fare fatica, senza spendere energie...rendendosi "oggetti" in questo senso...
Per me il lato oscuro di tutta la faccenda è il pericolo che a volte amare diventi solo "voler qualcosa dall'altro" (emozioni, stati d'animo, pathos o sicurezza) senza interrogarsi sui suoi reali bisogni...per me l'ideale di amore a cui tendere sarebbe vigilare sulle proprie tendenze egoistiche, misurarle, esserne consapevoli (riuscirci!!)...se no meglio autisti che egoisti!
Ad Antonio mi sento di ricordare la scena finale di "Film blu" di Kieslowski, che sicuramente conoscerà...
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