Composita
Sin dall'infanzia aveva amato i sistemi. Cominciò con le figurine Panini, ancora non autoadesive, gli animali divisi in mammiferi rettili uccelli pesci anfibi.
Poi l'analisi grammaticale, le categorie dei nomi. L'analisi del periodo, causale finale ellittico. Le declinazioni greche e latine le davano un brivido di piacere. Preferiva le latine alle greche, queste ultime troppo irregolari. La tavola col sistema periodico degli elementi l'affascinò per interi pomeriggi. Sussurrava i loro nomi in ordine, dall'idrogeno al laurenzio, metalli non metalli semimetalli gas nobili.
Si disperava di non capire la matematica. Successivamente capì che il problema era che non riusciva a dare nomi ai numeri. Era l'elemento linguistico a mancarle. La lingua come sistema. Si rifece con la filosofia. Kant prima, poi Hegel. Il primo: Giudizi universali, particolari, singolari. Affermativi, negativi, infiniti (questi ultimi già le creavano dei problemi concettuali). Categorici, ipotetici, disgiuntivi. Problematici, assertori, apodittici. Ordine sublime.
Del secondo l'attraeva l'identità di reale e razionale. Niente le dava tanta sicurezza come pensare a questo, nelle sere da sola in camera sua alla luce della lampada bianca, ascoltando i Concerti Brandeburghesi dall'uno al sei in ordine - nota bene - non di composizione.
Non potè non rimanere affascinata dalla grammatica tedesca, il Sistema dei Sistemi. Il Duden divenne la sua bibbia. Von, zu, mit col dativo. Le esercitazioni di grammatica, col lettore dalle guance rosa, divennero le sue oasi di luce nel grigiore quotidiano.
Ma un giorno qualcosa irruppe nella sua vita: L'elemento caotico. Il vortice dei sentimenti. L'innamoramento, la cecità folle dei sensi. Fu strappata alla sicurezza dei sistemi e sputata via dalla forza centrifuga del turbine. Perse il terreno sotto i piedi, la facoltà di discernere. Dimenticò tutto quello che aveva imparato per non soffrire più. Cercò invecemla sofferenza scambiandola per amore. Perse ogni difesa. Si lasciò trasportare dall'onda cieca e bruciante fin quasi ad annegarne.
Si salvò approdando su una spiaggia lontana. Lì vive ancora. Ma ora è un'altra. Non cerca sicurezze. Ama l'ignoto, la domanda, l'eccezione,il verbo irregolare, la mutazione, la perla barocca, la biodiversità. Ha smesso di vestire di nomi le cose. Certamente è più felice. Ma ancora non capisce la matematica, e ancora ascolta Bach.
13 commenti:
Composita..l'ho già detto in un altro post Meravigliosa Creatura...
mi piacciono i preludi...addolciscono l'attesa. grazie
L'ordine non mi ha mai confortato, anzi. I sistemi per me hanno sempre voluto dire soprattutto regole, costrizione, chiusura. Invece l'elemento caotico delle emozioni mi ha dato sicurezza, rifugio perché fuga dalle regole, dalla costrizione. Finché non è diventato esso stesso costrizione, coazione a ripetere: allora è stato il momento di scendere dalla giostra. L'importante è rompere alla fine la gabbia, di qualunque natura sia. E non aver paura di cosa c'è fuori.
GRAZIE, te lo scrivo con in sottofondo St.John Passion
@Pib: Artemisia Composita d'Iperborea
@Henry: a volte il preludio è la parte migliore!
Antonio: la matematica del caos...dovrai raccontarmi qualcosa, anche su quel battito cardiaco fetale, caotico...mi torna in mente il post di Pib ieri.
Sei un fiume in piena, che fa curve ed anse, mai una linea retta, torni sui tuoi passi e cerchi di rispondere alle tue domande, ma non rispondere mai a tutte, la vita è una domanda. E la cosa che più mi dava tristezza in matematica erano quelle due rette parallele che non si incontravano mai...meglio le curve che si TANGO-no o si intersecano...
Allora dici che ho i passeri in testa? :)
@Lophelia: è in fondo la stessa cosa, lo so e lo sai.
@Luigi: Ringrazia Johan Sebastian...:))
@Artemisia&Lophelia: lo so anche io..eccome se lo so..
le rette che TANGO-no..
Quella di non usare il LEMMA meandro è stata consapevole...
Diciamo che hai un delta molto ampio.
Mi hai fatto venire in mente Eric Berne, l'inventore dell'analisi transazionale, quando in "A che gioco giochiamo" dice che i bambini smettono di "sentire" quando imparano a classificare. La nostra esperienza di adulti consiste spesso in un processo di liberazione da queste classificazioni per tornare a percepire in modo primario e immediato. E' una bella storia quella che racconti, un processo di liberazione molto riuscito. A proposito di processi, percorsi, ecc.: buon viaggio per domani!
Quel "vestire di nomi le cose" è una citazione montaliana (fissazione mia). Conosco un pochino Berne, e condivido assolutamente...la verbalità è senza dubbio una necessità e una risorsa ma portata all'estremo è una difesa e si rischia di catalogare la propria esistenza (terribile).
Il mio processo non è concluso e non si concluderà forse mai, essendo la mia natura quella di "control freak". Ma ci sto lavorando:)
Grazie dell'augurio. Ci vediamo lunedì.
Ma meandro mi sa di ristagno...
Ok poi ne parliamo.
Quella deliziosa persona... che da oggi conosco meglio...
Una bella corsa sulle montagne russe..
Penso che non sarebbe male riuscire ad assaporare da entrambe le sponde..Regola e disordine, importantissimi tutti e due.
Le regole, i sistemi sono una sorta di "base", un po' come il make up o come dipingere un quadro..Prima prepari la superficie, i volumi e poi spazi e crei a piacimento..Ed e' qui che le regole te le scordi proprio, altrimenti non potresti davvero creare..
C'e' un dialogo in The Big Kahuna:
"
Larry Mann: There are people in this world, Bob, who look very official while they are doing what they are doing. And do you know why?
Bob Walker: Why?
Larry Mann: Because they don't know what they are doing. Because if you know what you are doing, then you don't have to look like you know what you are doing, because it comes naturally".
La trovo cosi' vera...
Fonte: www.imdb.com
SI
Silvia: montagne russe è proprio la parola giusta.
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