mercoledì, settembre 13, 2006

Ora

"Questo voglio ora. Vedere l'oscurità che c'è nell'altro. Perchè accontentarsi, Myriam? Perchè non chiedere, per una volta, di poter piangere con le lacrime di un altro?"


D. Grossman, "Che tu sia per me il coltello", p. 152

10 commenti:

PiB ha detto...

perchè le lacrime dell'altro irritano più facil-MENTE la pelle del cuore per la loro diversa salinità

Luigi ha detto...

non si può piangere semplicemente con le lacrime dell'altro.
piangere con altre lacrime significa unire ad esse le nostre, riducendo od annientando la loro aggressività.
unire i pianti è tra occasioni più belle e rare che la vita ci dona.
un tesoro prezioso del quale spesso si sottovalutano i benefici, privando noi stessi e gli altri di crescere nella paura di ferire e nel non voler "caricare" i nostri interlocutori.
non è sempre facile, ma è molto meno difficile di quanto possa sembrare.

artemisia ha detto...

@Pib: Leggi cosa scrive Luigi...il problema salinità non esiste...

@Luigi: Hai ragione. Si torna al discorso del portare una maschera sul volto. È una falsa protezione. Bisognerebbe toglierla più spesso. Non è difficile, ma presuppone fiducia.

@Morgan: Ciao, bentornato!

Piangere di per sè è solipsistico. Richiede un atto di VOLONTÀ il voler condividere con qualcun altro. Un atto non facile forse, ma allora il pianto acquista un valore e non resta solo lacrime versate.

Anonimo ha detto...

piangere(soffrire) è qualcosa di intimo, condividerlo significa condividere l'intimità, se stessi. Non è semplice.

Henry ha detto...

non e' semplice...ma quanto e' bello!

artemisia ha detto...

@Hertz: condividere se stessi è un atto d'amore. Per quanto mi riguarda, la soglia è altissima prima che io arrivi a condividerlo.

@Antonio: questo tipo di cose succede anche a me. È la famosa maschera che ci siamo cuciti in faccia. A volte, quando le cose ci prendono di sorpresa, non abbiamo avuto il tempo di prepararci, e ci trovano come siamo veramente.
Io ad esempio tutte le mattine andando a lavorare passo davanti al bunker della radioterapia. Una mattina, improvvisamente, ho visto un bambino con suo padre, che aspettava di entrare. Era calvo e giocava con un'automobilina a batteria, che mi ha quasi fatto inciampare. Anch'io, come te, sono scappata a piangere in bagno. Eppure sono cose che vedo tutti i giorni.

Poi vorrei dirti una cosa: che se dovessi scegliere una persona con cui piangere saresti tu. In tutta onestà non so perchè. Incazzati pure!! ;))

@Henry: anche tu una volta mi hai presa alla sprovvista, accanto alla giostra! Già che le giostre mi mettono malinconia...:)

artemisia ha detto...

@È una foto di Evans, fatta nel West degli Stati Uniti negli anni trenta...gli occhioni non sono miei, mi hanno solo incantata.

rosso fragola ha detto...

volere è potere, a patto di volerlo veramente e di essere pronti ad affrontarne le conseguenze. Guardarsi dentro e osare specchiarsi nella propria immagine richiede coraggio, abituati come siamo a rispettare i canoni imposti.
Andare oltre i modelli, sondare le proprie oscurità e ancora alzare il velo che cela un'altra anima, con serenità, senza più bisogno di giudicare,solo di capire. Oltre l'illusione si può scorgere ciò che più abbiamo di ugale, le imperfezioni; i desideri incoffessati, e il disperato bisogno d'amore che seppelliamo sotto l'immagine di persone decise, sicure di sé. Comprendere l'oscurità che si nasconde negli altri cuori significa comprendere noi stessi, ed accettarci come siamo, divini e umani al tempo stesso, sempre in continua, eterna trasformazione.

artemisia ha detto...

@Rossofragola: Wow. Grazie.

Anonimo ha detto...

Che bel libro....
E quanto sono diversi, in un certo modo, l'uno dall'altro i suoi libri.