sabato, ottobre 07, 2006

Istanbul (2) - La Moschea Blu


Ramadan. I giardini dell'antico ippodromo davanti alla moschea sono pieni fino all'inverosimile di: famiglie sedute sull'erba, donne in chador, nonne, nipoti, mariti, zii e cugini, fidanzati con la mamma dietro, militari in licenza, venditori di tè, bambini che vendono fazzoletti di carta, troupe televisive, ragazze in burka per mano, ragazze in minigonna per mano, ragazzi per mano dietro alle ragazze per mano, vecchi venditori di mangime per uccelli, lustrascarpe.
Io e I., purificate dall'hamam, abbiamo attraversato il Bosforo sul ponte di Galata scendendo da Beyoglu, affrontato i rituali assalti maschili armate di falsi anelli matrimoniali (incredibile ma servono), risalito some salmoni controcorrente le strade in salita tra la folla intorno al Gran Bazar, ed ora eccoci qui, con tanto di velo e braccia coperte, nella ferma intenzione di visitare la Moschea Blu.
Ci mettiamo il velo, ci togliamo le scarpe, entriamo.

Il passaggio dalla luce del tardo pomeriggio alla luce azzurra della moschea è graduale, come quello dal frastuono della folla fuori al brusio più sommesso all'interno. Non uno stacco tra sacro e profano, ma una differenza di grado. Sfumature di vita. Un bambino piange, un telefonino suona. Alziamo gli occhi verso la cupola che sembra soffiata, il lampadario enorme, i mosaici, il vuoto. La sensazione di spazio vuoto, di struttura in levitazione tra cielo e terra. I tappeti che coprono ogni centimetro del pavimento devono essere tappeti volanti.
Saliamo la scala a chiocciola che porta al matroneo. Il silenzio ovattato dei tappeti è rotto dai sussurri delle donne, dai mormorii delle preghiere, dal chiacchierio delle ragazzine. Nelle cellette riservate alla preghiera si prega, si parla, si mangia, si soffocano risate. Le finestre sono aperte sul pulviscolo dorato che viene dal Bosforo a riflettersi sulle pareti coperte di maioliche a motivi floreali in mille tonalità d'azzurro. Ci sediamo insieme alle altre donne che ci accolgono con grandi sorrisi.

Allah dev'essere un Dio a cui piace la gente. Gli piaciiono forse le nonne grasse che cullano i nipoti addormentati, gli piace il bambino che imita comicamente il padre nella preghiera, i due ragazzi che si prostrano contemporaneamente sul tappeto, i vecchi in conversazione. Dalle finestre Allah guarda la vita di fuori, che attraversa la moschea, ne riempie il vuoto e lo amplifica. Allah riflette i suoi fedeli, come il Dio cristiano e quello ebraico i loro. Allah va sicuramente in giro con un telefonino che suona continuamente quando i fedeli lo invocano, beve tè e ride con gli uomini lavandosi i piedi.

Nella Moschea Blu, sospesa nell'aria colorata e sottile, appesa ai sogni dei suoi minareti, ho sentito tutte le preghiere di quella gente, di tutta la gente del mondo, per i figli, il lavoro, la salute, quel desiderio incolmabile di infinito che accmuna tutti noi esseri umani e ci rende uguali, dovunque.

4 commenti:

rodocrosite ha detto...

Desiderio di infinito che ci accomuna tutti.
Ma allora perché ci facciamo la guerra?

Henry ha detto...

ho viaggiato su quei tappeti volanti e mi son chiesto come siano potute divergere cosi' tanto le nostre culture.
in fondo quel dio che "gira col telefonino" come dici tu (bellissima immagine) e' lo stesso dio di chi tuona contro le chitarre in chiesa...o no?

Claudia ha detto...

non vorrei farmi odiare da Antonio, ma per me ne corre tanto proprio tanto tra Dio e preti/chiesa...
Il Dio col telefonino mi sembra molto più simile al Dio che crea la luce, mette in moto il sole, fa nascere le piante, soffia sull'uomo.

artemisia ha detto...

@Morgan: Comincio a preoccuparmi: ultimamente mi trovo spesso d'accordo con te...;)

@Rodo: Perchè c'è sempre qualcuno che riesce a farci credere che gli altri sono inferiori a noi

@Henry: Le qualità di ogni "versione" di Dio riflettono le qualità (e i difetti) umani dei suoi fedeli. Necessariamente. Questa diversità è un limite e una forza.

@Claudia: Ma io credo che Antonio sia d'accordo con te!

A proposito, Antonio: non sono passata a Blogger beta, quindi non è per questo che non riesci a commentare!