venerdì, ottobre 13, 2006

La camera sul Corso

Erano arrivati che era già notte. L'albergo era vecchio, i tappeti folti, le scale di pietra. La camera aveva il soffitto affrescato, e uno specchio con la cornice dorata. Per tutto il tempo la finestra alta rimase socchiusa, le persiane accostate a far entrare una luce verde acqua.
Non si alzavano quasi mai. Le ore si snodavano in lente volute, con un ritmo eterno e ineguale, scandite dalle voci sul Corso. Lei non conosceva quella città se non da quelle voci: donne in conversazione, voci roche di uomini anziani, bambini in gioco.
Esploravano i loro corpi con curiosità infinita, gustandone ogni centimetro. Leggevano Dante strappando le pagine dal libro. In infinite variazioni lui le insegnava il movimento dei versi in un vortice di parole e di sensazioni che l'assorbiva fino alla vertigine, lasciandola vuota ma incapace di smettere. Gli endecasillabi si facevano pelle, unghie, sangue, carezze.
Ogni tanto lei scriveva cartoline alle amiche di scuola, dalla città che non aveva mai visto. Cartoline che lasciava senza testo, perchè le parole che conosceva erano divenute inservibili, e il suo nuovo linguaggio ancora le sfuggiva.
Lui si alzava e senza parlare riempiva la vasca da bagno. Immersi nell'acqua, in silenzio, in penombra, si guardavano. Lui creava piccole onde con gli alluci, sfiorandole il seno.
Si nutrivano di gelato.
La sera uscivano per comprarlo sul Corso, passando davanti al portiere, che li salutava con un cenno impercettibile del capo. La città di sera sembrava loro freschissima e ventosa. Si spingevano fino alla balaustra che dava sulla valle, alla fine del Corso. Guardavano le luci lontane, senza sfiorarsi. Ma subito l'urgenza l'uno dell'altra tornava a prenderli, e si affrettavano a rientrare. Si rincorrevano per le scale. Lui l'adagiava delicatamente sul letto, come una perla nella conchiglia.
Certi mattini, nella camera sul Corso silenzioso, li invadeva una spossatezza infinita. Lei percorreva con l'indice il profilo aquilino di lui contro la luce incerta dell'alba, e appoggiava le labbra mute al suo orecchio per trovarvi riposo.
Lo specchio dalla cornice dorata la rifletteva sempre più sottile, pallida, donna.

14 commenti:

Anonimo ha detto...

L'ho letta 3 volte :-)
(scusami per il commento poco articolato)
Ciao.

PiB ha detto...

Si spingevano fino alla balaustra che dava sulla valle, alla fine del Corso dove lo sguardo per un momento si apre....cara Arte leggendoti ho trovato cose di casa

artemisia ha detto...

@Frank: Non c'è bisogno di articolazioni...solo di occhi e orecchie...
;)

@PiB: Si capiva davvero?

lophelia ha detto...

Cartoline che esistono ancora, in fondo a qualche scatola, in attesa di essere rispolverate come i ricordi.

Anonimo ha detto...

quando si è troppo vicini può capitare che si sviluppi simbiosi, che non è nè una bella parola nè una bella cosa, perchè ci si dimentica di guardare "fuori", "altrove", e spesso può essere cosiderato un errore.

artemisia ha detto...

@Lophelia: bruciale!

@Hertz: Errore grandissimo. Hai capito proprio la claustrofobia sensomentale di quella stanza.

Henry ha detto...

anche io l'ho letto piu' volta e ad ogni lettura ho sentito, piu' forte, la spirale della claustrofobia di cui parli.

in quella visione finale di donna sottile allo specchio ho visto la ricerca di un oreizzonte piu' vasto della stanza sul corso.

molto bello.

lophelia ha detto...

La simbiosi fa giustamente paura ma non la vedo come un errore a priori. Piuttosto come un'esperienza pericolosa e bellissima che deve durare poco. L'importante è reagire fisiologicamente al momento giusto cercando aria.

artemisia ha detto...

@Henry: Grazie.
Ora lo vedo anch'io, ma allora non lo vedevo

@Lophelia: Il gioco è bello quando dura poco, ma a volte sfugge di mano...

Hari Seldon ha detto...

Lo so che il commento è blasfemo, ma le ultime foto di targhe che ho pubblicato le ho trovate in via del Corso ...

Claudia ha detto...

l'intuizione di Pib mi ha creato un sfasamento non da poco.

artemisia ha detto...

@Riccardo: Blasfemo? Non sono mica la Madonna. Casomai, è volgare.

@Claudia: perchè?

Claudia ha detto...

@Arte: perchè avevo immaginato una ambientazione molto più lontana. L'avvicinamento spaziale mi ha colta impreparata.
Ma questo mi capita spesso per la mia cittá di origine. Faccio fatica a leggere testi ambientati a Napoli - Erri de Luca lo seleziono sulla narrativa "biblica" -. Tuttalpiù muoio, ambientata tra perugia e periferia mi aveva divertito e intricato. Adesso ho la sensazione che la scena mi si svolga... a contatto di pelle, che se mi affacciassi potrei vedere la vasca nella finestra di fronte e.... mi sfasa.

Claudia ha detto...

@Antonio: sei tornato con tutto il tuo sarcasmo! mitico come sempre.