domenica, febbraio 25, 2007

Dark (3)

Stava quasi per perdere il traghetto. Ancora ansimante per la corsa, si butta a sedere su un seggiolino di plastica arancione. Dai finestrini, gli spruzzi delle onde e l’oscurità. Il mare è nero e inquieto, ma la sua forza cieca la culla in uno strano ritmo. Appoggia la testa al finestrino. Ad occhi chiusi, arrivano i fantasmi. Due settimane fa qualcuno è entrato nella sua vita. Creandosi un varco dal blog è penetrato nel suo presente dal passato più oscuro. O forse dal presente al passato. O forse è la stessa cosa. Dark. La sua parte oscura, nascosta anche a se stessa. Il traghetto la porta verso la città. Tesa sull’acqua scura dei sogni, della memoria, piccola scatola di luce nel buio del passato.

In ufficio, accende il computer. Le solite email, due o tre spam, e poi eccolo:

From: Dark

To: Margherita@start.no

“Ti piace ancora il Daiquiri?”

Il Daiquiri. Uno, due, troppi Daiquiri. Sera calda d’estate, un balcone che dà sulla strada, una festa finita male. Una festa. Chi c’era a quella festa? Difficile ricordare dopo tanti anni, in un altro paese. Emergono i ricordi a farle male. Mani che la percorrono, un respiro sul collo, parole che le frustano l’anima. Buio, e nel buio una presenza. Pericolo. Margherita clicca su “reply”, scrive. “Chi sei?”, send. È la prima volta che gli si rivolge, e farlo le dà un senso di sconfitta, ma anche la strana pace che si prova ad arrendersi a chi è più forte. Quell’abitudine che credeva sconfitta ora torna a riconoscerla in sè, con sgomento. Sentirsi in potere dell’altro, pronta a scivolare sulla china. Di nuovo. Una vertigine.

“Margherita! Che ti sta succedendo?” La voce di Kaja, la collega dai riccioli biondi. Apre gli occhi, meccanicamente scatta in piedi. “Niente…niente Kaja.” “Ma sei pallidissima…ti senti male?” “No…cioè sì. Ho un forte mal di testa. Vado a casa a mettermi a letto.”

“Guarda cos’ho trovato”. Axel ha ancora addosso la giacca pesante che usa quando spala la neve. Un libro. “Dove l’hai trovato?” “Nella cassetta della posta. È in tedesco, sembrano poesie. Non capisco chi ce lo può aver messo…qualcuno dei miei allievi, forse?” La voce di Axel ha lo stesso tono tranquillo di sempre, ma è come più stanca del solito. Una nebbia le avvolge la testa, come lana. Il mondo, gli alberi, tutto si è rappreso tra quelle pagine. “Dammelo”. Poesie di Paul Celan. Lo sfoglia, fino ad una pagina piegata a triangolo. La riconosce subito. Chiude il libro, lo getta via con rabbia sulla neve sporca. “Ma che fai, Margherita?” “Brucialo”.

Respira il profumo della lavanda. Chiude gli occhi, lasciando che l’acqua le scorra sul viso come una lunga carezza. Sente la tensione accumulata durante il giorno allentarsi, scorrere via. Le undici di sera, la notte uno schermo nero dietro i vetri. Dal piano inferiore, il rumore consueto del notiziario sportivo. Chiude la porta della camera, si toglie l’accappatoio, si infila sotto il piumino caldo. Le onde scure del sonno la portano al largo, rapidamente.

”Nachts, wenn das Pendel der Liebe schwingt

Zwischen Immer und Nie…”

Di notte, quando il pendolo dell’amore oscilla

tra Sempre e Mai, s’imbatte la tua parola nelle lune del cuore

e il tuo azzurro plumbeo

occhio porge alla terra il cielo.

Dalla selva lontana e annerita

di sogno, ci spira ciò che è esalato, e ciò che è perduto si aggira, grande come i fantasmi del futuro.

Quel che or si alza e si abbassa

concerne ciò che più profondo è sepolto:

cieco come lo sguardo che scambiamo

bacia il tempo sulla bocca.

Il libro bruciato è cenere che la soffoca, la sua pelle nuda torna ad essere percorsa leggermente dalla punta fredda e dura di un coltello. “Di notte, quando il pendolo dell’amore oscilla.” Madida di sudore, aspetta l’alba.

(continua)

8 commenti:

Anonimo ha detto...

mette una grande tensione addosso questo brano ma mi piace molto l'uso continuo dei colori, della vista, della luce del buio cieco.e su tutto spero che prevarra' l'aroma della lavanda...

Anonimo ha detto...

data che la versione beta ha cancellato la mia identita' (cosa puo' fare uan semplice digitrasformazione)devo dirti che sono roberta!!un bacio

CICCILLO ha detto...

che bella questa poesia!
mi ha fatto venire in mente questa, di Bernardo Atxaga:


La vita che io vedo
anela gli estremi confini,
il Deserto, la Selva, e nient' altro.

Vedo che Settembre, quello dei Rossi Boschi di Felci,
deplora la sua materia;
avrebbe preferito essere
solo Neve, Immensità e Lupi.

Vedo che il Sole
sogna la pura Luce,
e che la Notte rimpiange i tempi primordiali,
quando tutto era notte.

Guardo anche al mio cuore,
e scopro che i suoi desideri
si riassumono, sfortunatamente, in due parole:
la parola Sempre,
la parola Mai.

rodocrosite ha detto...

E' strano perché mi sembra di vederlo, come un film. Riesco ad ambientarlo e mi piace ancora di più.

artemisia ha detto...

@Roberta: È inutile, devi fare il passaggio!
Grazie per quello che dici, un abbraccio.

@Francesco: Celan è molto bello, ma molto doloroso e praticamente intraducibile.
La poesia di Atxaga non la conoscevo, ed è abbastanza singolare la somiglianza. È bellissima.Un susseguirsi di assoluti.

@Rodo: non lo ambientare troppo...
O-O

Paolo ha detto...

ma margherita ha finito di colorare tutti i muri, quelli di case, vicoli e palazzi? no, sai, è che lei ama i colori...

ahhh, il mare è nero e il seggiolino arancione... che accostamento cromogalante...
ciao artemisia!
p.

artemisia ha detto...

@Paolo: Ok, hai capito tutto. Dark è Riccardo Cocciante...
;)

Anonimo ha detto...

Questo non l'avrei mai pensato possibile: margherita che brucia un libro!