lunedì, febbraio 12, 2007

Nebbia

Mattina presto, in un certo posto della campagna toscana, in macchina verso l'aereporto, settembre 2005.
Attimo indimenticabile di bellezza infinita
e lacrime, anche, e amore, distanza, perdita


"E quando fui salito sulle nuvole
in alto alla montagna in arie chiare, si fece la mia vita
e il mio occhio che scruta e il cuore che batte,
un feudo inestimabile che grato io detenevo
senza essere per questo possessore
del suo valore e della sua bellezza che perciò non passa.
Ed aleggiò sulla mia fronte,
lieve, la fredda brezza delle cime."


Hermann Hesse, "Per via" (Unterwegs)

Ispirata da questo post, ecco la mia nebbia preferita.

13 commenti:

lophelia ha detto...

nebbia che nasconde e abbellisce tutto, anche se qui non è esattamente l'Osmannoro e non c'è da nascondere...

artemisia ha detto...

E tu sei un (lucido) faro nella nebbia cara Lophelia.

lophelia ha detto...

stanno freschi i navigatori...
;-)

zefirina ha detto...

la nebbia agli irti colli sale....

zefirina ha detto...

piovigginando

Gianfranco ha detto...

Strano questo post...si intitola "nebbia" e riporta un brano di una poesia di Hesse,
due cose mi appartengono.

Abito nella pianura padana e la nebbia ce l'ho nel sangue...purtroppo.

Nn conoscevo questa poesia, o forse nn la ricordo,
ma questo post me ne rammenta un'altra che amo ed in cui mi sono sempre ritrovato, questa:


Nella nebbia

Strano, vagare nella nebbia!
E' solo ogni cespuglio ed ogni pietra, né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.
Pieno di amici mi appariva il mondo quando era la mia vita ancora chiara;
adesso che la nebbia cala non ne vedo più alcuno.
Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.
Strano, vagare nelle nebbia!
Vivere è solitudine
Nessun essere conosce l'altro,
ognuno è solo.

Herman Hesse

artemisia ha detto...

@Lophelia: ci areneremo tutti

@Zefirina: Carducci e Bolgheri, ne parlavo ultimamente

@Gianfranco: Veramente pensavo anch'io alla poesia di Hesse che citi tu, e che è bellissima. Però poi ne ho scelta un'altra, o meglio, quest'altra si è fatta scegliere.
La nebbia della pianura padana però è un'altra nebbia, no?

Gianfranco ha detto...

Bhè...la nebbia della pianura padana nn è solo quella in cui si perse il nonno di Fellini, pur essendo davanti a casa :-).
Io abito in un paese a ridosso delle colline con ville antiche e parchi, molti pubblici.
Nelle giornate soleggiate del tardo autunno, quando il pomeriggio scende la nebbia, l'atmosfera è molto bella.
In Emilia, quasi tutta la zona collinare a ridosso dell'Appennino è così, anche se nn è la Toscana.

Anonimo ha detto...

anche io ricordavo carducci e la sua di nebbia...

di hesse conosco tutti i romanzi ma non conoscevo le poesie...non ancora.

CICCILLO ha detto...

Dio, cos'è quella coltre silenziosa

che fiammeggia sopra l'orizzonte...

quel nevaio di muffa - rosa

di sangue - qui, da sotto i monti

fino alle cieche increspature del mare...

quella cavalcata di fiamme sepolte

nella nebbia, che fa sembrare il piano

da Vetralla al Circeo, una palude

africana, che esali in un mortale

arancio... E' velame di sbadiglianti, sudice

foschie, attorcigliate in pallide

vene, divampanti righe,

gangli in fiamme: là dove le valli

dell'Appennino sboccano tra dighe

di cielo, sull'Agro vaporoso

e il mare: ma, quasi arche o spighe

sul mare, sul nero mare granuloso,

la Sardegna o la Catalogna,

da secoli bruciate in un grandioso

incendio, sull'acqua, che le sogna

più che specchiarle, scivolando,

sembrano giunte a rovesciare ogni

loro legname ancora ardente, ogni candido

bracere di città o capanna divorata

dal fuoco, a smorire in queste lande

di nubi sopra il Lazio.

Ma tutto ormai è fumo, e stupiresti

se, dentro quel rudere d'incendio,

sentissi richiami di freschi

bambini, tra le stalle, o stupendi

colpi di campana, di fattoria

in fattoria, lungo i saliscendi

desolati, che già intravedi dalla Via

Salaria - come sospesa in cielo -

lungo quel fuoco di malinconia

perduto in un gigantesco sfacelo.

Ché ormai la sua furia, scolorando, come

dissanguata, dà più ansia al mistero,

dove, sotto quei ròsi polveroni

fiammeggianti, quasi un'empirea coltre,

cova Roma gli invisibili rioni.


Pier Paolo Pasolini
Da "La religione del mio tempo",

edizioni Garzanti, Milano 1961

artemisia ha detto...

@Francesco: che meraviglia.

Anonimo ha detto...

ma che bellissima fotografia ... mi mette serenità !
ciao

artemisia ha detto...

@Reloaded: Il messaggio è sempre nell'occhio di chi vede.
Benvenuto.