giovedì, gennaio 05, 2006

6 gennaio 2000

Quella notte faceva molto freddo. Le acque si erano rotte verso le dieci, mentre si era piegata per accarezzare il gatto. Forse era colpa delle risate che S. le aveva fatto fare dopo cena. Si erano precipitati all'ospedale, anche se lei non aveva dolore. Un'osterica dalle unghie troppo lunghe l'aveva visitata e le aveva detto che fino alla mattina dopo certamente non sarebbe successo niente. L'ostetrica le aveva proposto di tornarsene a casa, e lei aveva accettato ben volentieri, decisa a non stare lì dentro un minuto più del necessario. Già sulla via di casa erano cominciate le doglie, dapprima con lunghi intervalli. S. era andato a dormire. Lei gli aveva assicurato che non aveva bisogno di aiuto. Lo sentiva russare dalla stanza accanto, e questo bastava a darle sicurezza. Le ore passavano. Passeggiava su e giù per la camera.La voce del vento le faceva compagnia. Fece una doccia. Il gatto dormicchiava acciambellato sul pavimento caldo del bagno. Lei gli si stese accanto. Metodicamente, annotava la frequenza delle doglie su un foglietto, ammirando la regolarità del ritmo, come onde di dolore da cavalcare, poi una pausa, e un'onda nuova a cui abbandonarsi. Ai dieci minuti di intervallo svegliò S. Aspettò, appoggiata alla staccionata del giardino, che lui andasse a prendere la macchina. La luna era di ghiaccio, e il vento era aumentato. Altra ostetrica, con le unghie corte. La sala parto era in penombra. L'unica posizione possibile era stare piegata in avanti, appoggiata al lettino, come quando si gioca a biliardo. Il mondo intorno andava a poco a poco scomparendo. Si accorse di stare entrando in una dimensione tutta sua, di non avere bisogno di nessuno. L'ostetrica capì. Bisgnava solo ricordarsi di respirare. Minuti, ore, dolore, pausa, respiro, dolore, il ritmo della vita. L'ostetrica andava e veniva, parlava di calcio con S.come in una nebbia, si sedeva un po' a massaggiarle la schiena. Da fuori, il rumore del vento. Ora era distesa, le ultime spinte. Stritolare il braccio di S., attaccarsi a lui come al ramo di una albero, l'aiutava nei momenti peggiori. "Si vede la testa, dài, spingi ancora". Improvvisamente, una lunghissima pausa. Niente dolore. Niente contrazioni. Niente. Silenzio. Vento. La faccia preoccupata di S., quella vigile dell'ostetrica. Vorrebbe riposare, ma sa che non può. Tutto è sospeso, tutto attende. Un'ultima folata le porta il dolore, la forza, la spinta finale. E sente appoggiarsi sulla pancia una cosa calda, umida, una testolina nera. La guarda, incontra i suoi occhi nuovi. S. piange. Il dolore è finito, per sempre.

10 commenti:

rodocrosite ha detto...

Ma come ha fatto a restare così tranquilla? Sembre quasi un racconto in terza persona, anche lo stesso evento. Come se la donna che lo stava vivendo fosse anche osservatrice. Nonostante fosse entrata in una dimensione tutta sua. Dentro e fuori, sdoppiata. La stessa sensazione, immagino, di quando per la prima volta ha visto quegli occhi: come guardare in faccia una parte si sé.

artemisia ha detto...

Bella domanda. Non lo so. Anche il fatto di raccontarlo in terza persona è uno sdoppiamento. Come è uno sdoppiamento quando una parte di te esce dal tuo corpo e ti guarda...

Henry ha detto...

ancora una volta sei riuscita a farmi spuntare una lacrima. deve essere bellissimo dare la vita, un'emozione grandissima che noi uomini non capiremo mai sino in fondo.

dai un bacino di buon compleanno a Maria da parte mia.

grazie

PiB ha detto...

buon compleanno allo Scoiattolo: con la luna era di ghiaccio mi hai portato su quella staccionata

artemisia ha detto...

Grazie a voi per gli auguri e per le vostre parole.
Lo Scoiattolo ha mangiato troppi dolci e in questo momento è insopportabile, ma a suo modo vi saluta...

vesuvio ha detto...

mi sento terribilmente commossa.....tanti auguri di buon compleanno a te e a lei!!!

artemisia ha detto...

Grazie Vesuvio!

Hari Seldon ha detto...

Ma quante lacrimucce ...
Permetti una domanda? Quale delle due è la vera Befana?

rodocrosite ha detto...

Artemisia smettila di far piangere tutti o il tuo blog si allagherà.
E poi non è uno scoiattolo: è una Befanina!

artemisia ha detto...

No no, è proprio un scoiattolo, ti assicuro.
I miei post posson far piangere o ridere, non sono io a deciderlo, sono come figli che vivono di vita propria! Mi va bene così! E te piuttosto, batti la fiacca?