lunedì, giugno 12, 2006

(III) L'Ombra

...a grande richiesta...

"L'Ombra: La parte inferiore della personalità.

La somma di tutte le disposizioni psichiche della personalità e collettive, che, in quanto inconciliabili con la forma di vita scelta coscientemente, non vengono vissute. La figura dell'Ombra impersona tutto ciò che il soggetto non riconosce, ma che però gli si ripropone continuamente - direttamente o indirettamente - come ad esempio tratti caratteriali negativi o tendenze inconciliabili.

L'Ombra è quella parte celata, rimossa, inferiore e colpevole della personalità, che risale nelle sue origini fino agli antenati animali, e che dunque comprende l'intero aspetto storico dell'inconscio. Mentre finora si è ritenuto che l'Ombra dell'uomo fosse l'origine di tutti i mali, dopo attente ricerche si pensa che l'essere umano inconscio, cioè l'Ombra, non consista solo di tendenze moralmente condannabili, ma mostri una serie di qualità positive, cioè istinti normali, reazioni appropriate, sensazioni realistiche, impulsi creativi, ecc.

La presa di coscienza dell'Ombra è l'inizio del lavoro di analisi.

Ignorare e rimuovere l'Ombra, o l'identificazione dell'Io con essa, possono portare a pericolose dissociazioni. Dato che l'Ombra è molto vicina al mondo degli istinti, è indispensabile tenerla sempre in considerazione."

(C.G. Jung "Träume, Erinnerungen, Gedanken" Trad.mia)

alcuni ce la fanno



Alcuni di voi riescono a fotografare le cose buone PRIMA di mangiarle. Altri (come me) proprio non ce la fanno...

sabato, giugno 10, 2006

Gidimeme

Domanda: Prendete il libro più vicino a voi e aprite alla pagina 18. Cosa c’è scritto alla 4a riga?

Risposta: ser gjennom disen på den andre siden av den tilfrosne Neva-elven

D. Qual è l’ultima cosa che avete visto alla televisione?

R. Il telegiornale norvegese.

D. Senza guardare indovinate che ore sono: R. le 22.

D. Adesso verificate che ore sono veramente: R. 21.59

D. Oltre al rumore del vostro computer che altri rumori sentite?

R. Rumore di una macchina in lontananza.

D. L’ultima volta che siete usciti che cosa avete fatto? R. Sono andata a prendere mia figlia da un’amica

D. Prima di cominciare questo questionario che cosa stavate guardando?

R. Stavo scrivendo un’email a Lophelia.

D. Cosa state indossando in questo momento? R. Vecchi jeans e maglietta nera.

D. Avete sognato la notte scorsa?

R. No, perchè non ho dormito.

D. Quando avete riso per l’ultima volta?

R. questo pomeriggio al telefono

D. Cosa c’è sulle pareti della stanza in cui vi trovate in questo momento?

R. Troppi quadri.

D. Avete visto qualcosa di strano oggi?

R. Sì, una paziente che faceva l’imitazione di Gollum. Era fantastica.

D. Cosa pensate di questo questionario?

R. Queste cose mi divertono

D. Qual’è l’ultimo film che avete visto?

R. “Agata e la tempesta”

D. Se diventassi multimiliardario stasera cosa faresti per prima cosa?

R. Telefonerei a mio fratello

D. Racconta qualche cosa di te che non sappiamo ancora:

R. Non so nuotare

D. Cosa cambieresti?

R. Tutto

D. Ti piace ballare?

R. Moltissimo

D. George Bush?

R. Ma che domanda, lo adoro

D. Quale sarà il nome del tuo primo figlio nel caso fosse una femmina?

R. Maria Margherita

D. Quale sarà il nome del vostro primo figlio nel caso fosse maschio?

R. Beniamino

D. Avete già sognato di vivere all’estero?

R. Sì, in Italia

D. Cosa vorreste che Dio vi dicesse quando varcherete la soglia del paradiso?

R. Scusami

D. Quali sono le altre 4 persone che dovrebbero fare questo questionario sul loro blog?

R. Rodocrosite, BloggoIntestinale, Claudia, Roberta

Essere speciale

Voglio che tu sia diverso
io voglio che tu sia speciale
voglio che tu abbia qualcosa in più
della media nazionale
spero che tu sia meglio di me
e che meriti di essere lì
e anche se non fosse poi così
è così che io voglio sperare
che tu non diventi lo specchio fedele
di ogni mia banalità
ma dandomi un vetro
che sia trasparente
mi aiuti ogni giorno
a uscire dal niente

perchè voglio che tu sia speciale
io voglio che tu sia diverso
io voglio che mi aiuti a trovare
ciò che ho paura di essermi perso.

Non voglio sapere se ti piace il mare
o tanto meno se sai cucinare
voglio potermi identificare
non in te, ma nel tuo ideale
non vorrei che tu dicessi quello che so
ma quello che non so dire
e so che è un gioco infantile
ma lasciami immaginare
che tu sia la speranza
la mia fratellanza
il sogno che io non ho più
e quando ho la testa chinata sul marmo
tu possa gridare
svegliare il mio sogno

perchè voglio che tu sia speciale
io voglio che tu sia diverso
voglio che mi aiuti a trovare
ciò che ho paura di essermi perso

e che tu sia
un essere speciale
un essere speciale


(Tempesta nei Capelli, Essere speciale)

venerdì, giugno 09, 2006

aiuto!

L'ineffabile Auro mi ha fatto giustamente notare che tutto il mio archivio è scomparso dal blog. Naturalmente tutti noi altri (principalmente io) dormivamo, lui no.

Non riesco a far riapparire il mio archivio!! Se c'è qualche anima buona in rete, la prego di aiutarmi...

I post ci sono, io li vedo nel mio archivio, ma non appaiono!
Aiuto!

mercoledì, giugno 07, 2006

(II) La Persona

Persona: Originariamente, la maschera che portavano gli attori nel teatro antico.

"La Persona è quel sistema di adattamento o quella maniera nella quale interagiamo col mondo. Così quasi ogni professione ha la sua caratteristica Persona. Il pericolo è divenire identici alla Persona, come un professore che si identifichi col suo libro, o un tenore con la sua voce...si potrebbe dire, esagerando un po': La Persona è ciò che uno in verità non è, ma ciò che la gente ritiene che uno sia."

(C.G.Jung, Erinnerungen, Träume, Gedanken. Trad.mia)

...visto che qualcuno ha nominato Bergman...

lunedì, giugno 05, 2006

Vento, mare e pesciolini



Poi dicono che internet dà dipendenza. Per forza: sto via quattro giorni, e la mia cassetta della posta già si riempie di mail un po' preoccupate per la mia assenza dalla rete...

Ve lo dico subito: anch'io ho sofferto senza di voi. Mi siete mancati!! Ho avuto le crisi di astinenza! Ma guardate dove mi trovavo...niente ADSL, neanche il cellulare "prendeva"!

Solo vento, mare e pesciolini. (Metterò altre foto su Flickr).

Ma è bello essere di nuovo a casa.

martedì, maggio 30, 2006

Torta di carote

Tremate, tremate: la prima ricetta di Pioggiablu.
Il fatto che io la pubblichi significa che è una di quelle cose dove non si può sbagliare...sull'onda dei mostacciuoli di Antonio...

4 uova
2 bicchieri di zucchero
2 bicchieri di farina
2 cucchiaini di bicarbonato
2 cucchiaini di cannella (essenziale!)
2 cucchiaini di zucchero vanigliato
1 cucchiaino di sale
1 bicchere di olio di arachidi o di semi
3 bicchieri di carote crude grattugiate a scaglie

per la copertura:

65 g burro a temperatura ambiente
2 cucchiaini di zucchero vanigliato
165 g zucchero a velo
1 confezione cream cheese (Philadelphia)


Sbattere uova e zucchero, aggiungere mescolando tutti gli altri ingredienti, le carote alla fine. Mescolare bene. Versare in una teglia imburrata. Cuocere in forno a 150 gradi per circa un'ora. Lasciar freddare nella teglia.
Preparare la glassa mescolando il burro morbido con lo zucchero e col Philadelphia fino a formare una crema, e spalmarla sopra quando la torta è fredda.

(Non ho ancora capito se questa ricetta è norvegese o se è una rielaborazione di una ricetta americana. Però è buona...)

venerdì, maggio 26, 2006

(I) Anima e animus - l'archetipo della contrasessualità



Anima/animus : "Personificazione di una natura femminile nell'inconscio dell'uomo e di una natura maschile nell'inconscio della donna. Questo ermafroditismo psichico corrisponde al fatto che biologicamente è il maggior numero di geni maschili (o femminili) a determinare il sesso dell'uomo o della donna. Il numero minore di geni del sesso opposto sembra formare un carattere di sesso opposto, il quale però in quanto sottomesso rimane inconscio..."

"La funzione naturale dell'Animus (e anche dell'Anima) consiste nel creare un collegamento tra la coscienza individuale e l'inconscio collettivo. In modo analogo la Persona rappresenta una sfera tra la coscienza dell'Io e dell'Oggetto del mondo esterno. Animus e Anima devono funzionare come un ponte o come un portale alle immagini dell'inconscio collettivo, così come la Persona rappresenta una sorta di ponte verso il mondo."

(C.G. Jung, "Träumen, Erinnerungen, Gedanken", trad.mia)

"Le espressioni femminile e maschile non sono legate al sesso ma simboliche, archetipiche e dunque transpersonali. Nelle varie culture questi termini sono erroneamente proiettati su persone, come se queste ne rappresentassero le qualità.
In realtà ogni individuo è un ibrido psicologico. È un fattore complicante della psicologia individuale il fatto che in tutte le culture l'integrità della personalità viene violata quando la si identifica con la parte femminile o quella maschile del principio simbolico degli opposti."

"Animus/anima: Nei sogni, una figura amica di sesso opposto all'ego, verso la quale lui/lei ha un forte legame (spesso amante, fratello, anima gemella). Jung sostiene che l'animus è spesso rappresentato da multiple figure maschili, mentre l'anima è spesso un'unica figura femminile."

(Erich Neumann, "The Origins and History of Consciousness", trad. mia)

giovedì, maggio 25, 2006

Tre strane sorelle


Tre strane sorelle
le stelle stanotte sul ponte
tre lenti sorrisi incrinati
si staccano piano
dal fondo senza parole
dal nero dolore
lontano.

Tre strane sorelle
le voci dell'acqua
più scura del buio sul mondo
tre bocche annegate sul fondo
costrette a gridare
il silenzio.

Tre strane sorelle
tre fila di orme sul prato
leggere su vitrea rugiada
che fredda di luna
invita il mio passo

Visto che ultimamente si è parlato di Parche, Moira, destino, infide superfici acquatiche ecc., ripubblico questa poesia che ho scritto molti anni fa, già pubblicata agli albori di Pioggiablu. Ringrazio Riccardo per il quadro delle Parche.

mercoledì, maggio 24, 2006

Per gioco

Tende sottili e un soffio di vento
da ricordare nei giorni di pioggia
finestra alta di lacrime calde
Parigi è un ricamo
di ferro battuto
la luce bianca di perle
che la tua pelle riflette
leggera
e siamo qui finalmente
come ciliegie
per gioco per scommessa
in una busta di carta sgualcita
accartocciata in un angolo del letto
stretta in mano per strada
le tue mani tremavano
tremavano le mie e non potevo toccarti
ma ti sfioravo con gli occhi
ti percorrevo di tunnel veloci
di vortici impazienti
di fretta di tornare
dove tu ed io soltanto sappiamo
nel bianco dei tuoi occhi
nel rosso delle ciliegie
nella luce del pomeriggio
dietro le tende sottili
mosse dal tuo respiro

lunedì, maggio 22, 2006

Where corals lie

The deeps have music soft and low
when winds awake the airy spry,
it lures me, lures me on to go
and see the land where corals lie.

By mount and mead, by lawn and rill,
when night is deep, and moon is high,
that music seeks and finds me still,
and tells me where the corals lie.

Yes, press my eyelids close, 'tis well;
but far the rapid fancies fly
to rolling worlds of wave and shell,
and all the land where corals lie.

Thy lips are like a sunset glow,
thy smile is like a morning sky,
yet leave me, leave me, let me go
and see the land where corals lie.

(Richard Garnett)

Musica di Edward Elgar, Sea Pictures op.37.
(Io la ascolto in una registrazione del 1965 con la London Symphony Orchestra e la voce di Janet Baker)

sabato, maggio 20, 2006

Black out

Entrano nel teatro con ancora nelle orecchie il rumore di Londra: auto, gente, suonatori, turisti. Li accoglie un grembo materno rosso cupo. Si sorprendono a sussurrare come in chiesa. Respirano l'aria densa di polvere persa nelle pieghe dei tendaggi, la luce satura di antichi applausi.

La stanchezza li rende lenti, distratti. Sprofondano senza parlare nelle poltrone rosse, abbondonandosi al loro abbraccio di velluto. Lei posa la testa pesante sulla sua spalla magra ma comoda, in cerca di riposo.

Le luci si abbassano, entrano i colori. Il battito del cuore, il sangue che pulsa al ritmo dell'orchestra sistole diastole sistole diastole la culla. Un caleidoscopio di suoni le allaga il cervello. Le palpebre sempre più pesanti, intravede tra le ciglia branchi di leoni, gazzelle, danze di guerrieri. L'invade l'odore della savana e quello forte degli animali, il profumo di terra e erba bruciata dal sole. Sabbia calda le cola negli occhi.

Le tenebre calano di colpo, come fa la notte all'equatore. Con un suono di sogni infranti il teatro piomba nel buio.

E allora, nel buio, lei si sveglia.

giovedì, maggio 18, 2006

MANIco(M)IO

mercoledì, maggio 17, 2006

Londra e le sue voci


In ordine di apparizione (e non):

I:Enrico - Il poeta guida
A guida del mio viaggio
attraverso le città della vita
nelle profondità di noi stessi
senza paura tenendoci per mano
mi guidi
mi insegni a vedere con occhi di folletto
a guardare
a capire
a sentire
percorriamo i gironi dell'inferno
risalendo lenti il nostro purgatorio
fatti più leggeri dalla veglia
questo sei tu
questa sono io
così siamo
così sembriamo
quale verità
Scopro un mondo
una città
una parte di me in te
di te in me
Attraversiamo la notte
galleggiando sulle parole
e quindi uscimmo a riveder le stelle

II:Auro - il crepaccio
Il crepaccio.
Lo spiraglio, la fessura nel terreno
dalla quale si intravede l'abisso
che attrae e fa paura
seminatore di perle
raccoglitore di perle
l'implacabile
colui che pone domande
il Silente
l'Attento dalle mosse feline
la Nitidezza
il Rigore
profondo fondo ondo o...
Altresì Maestro della Bacchetta Cinese e grande Bacchettatore

III:Luigi - Il fratello
Ti ho detto tutto
in quell'abbraccio forte alla stazione
stritolarti, entrare in te
e nel tuo grande cuore
camminiamo insieme
ti prendi cura del mondo
di noi
di tutto
sei solido
ma tenero
come il tuo sguardo
che mi fa piangere
o Dio me sta a pija na sorba

IV:Antonio - il profeta
Voce di uno che grida nel deserto
appari
stralunato
sfatto fatto disfatto mai contraffatto sempre stupefatto e stupefacente
svampito
eppure il tuo occhio azzurro mi illumina
mi fruga dentro l'anima
rompe gli argini e tutti gli schemi
la notte la Grande Domanda:
la gioia e la felicità
le litigate, meandri e improvvise cascate
il ponte che tendi sull'arcobaleno

V:Claudia - la mamma
Sfogliatella calda di saggezza
le mani di burro la mente forte
la bellezza tizianesca
morbida di generosità
sorriso di sole
l'odore di caffè delle tue onde brune

VI:Fabio - il riflessivo
L'interesse
per tutto
il rispetto
per tutti
l'onestà intellettuale
gli occhi buoni
la curiosità benevola
il pudore di sè

VII:Piero - il primus motor
Assente presente, grande
nume, minimo comune
multiplo
ispiratore
abitante della notte
dei sogni e dei silenzi
regista di film che fanno piangere
scopritore di talenti
coltivatore virtuale
motor immobilis
genius loci
animula
vox noctis

venerdì, maggio 12, 2006

A mercoledì

Sto per partire per Londra e rientrerò mercoledì.

Buon fine settimana a tutti.
Arte

giovedì, maggio 11, 2006

Composita

Sin dall'infanzia aveva amato i sistemi. Cominciò con le figurine Panini, ancora non autoadesive, gli animali divisi in mammiferi rettili uccelli pesci anfibi.

Poi l'analisi grammaticale, le categorie dei nomi. L'analisi del periodo, causale finale ellittico. Le declinazioni greche e latine le davano un brivido di piacere. Preferiva le latine alle greche, queste ultime troppo irregolari. La tavola col sistema periodico degli elementi l'affascinò per interi pomeriggi. Sussurrava i loro nomi in ordine, dall'idrogeno al laurenzio, metalli non metalli semimetalli gas nobili.

Si disperava di non capire la matematica. Successivamente capì che il problema era che non riusciva a dare nomi ai numeri. Era l'elemento linguistico a mancarle. La lingua come sistema. Si rifece con la filosofia. Kant prima, poi Hegel. Il primo: Giudizi universali, particolari, singolari. Affermativi, negativi, infiniti (questi ultimi già le creavano dei problemi concettuali). Categorici, ipotetici, disgiuntivi. Problematici, assertori, apodittici. Ordine sublime.

Del secondo l'attraeva l'identità di reale e razionale. Niente le dava tanta sicurezza come pensare a questo, nelle sere da sola in camera sua alla luce della lampada bianca, ascoltando i Concerti Brandeburghesi dall'uno al sei in ordine - nota bene - non di composizione.

Non potè non rimanere affascinata dalla grammatica tedesca, il Sistema dei Sistemi. Il Duden divenne la sua bibbia. Von, zu, mit col dativo. Le esercitazioni di grammatica, col lettore dalle guance rosa, divennero le sue oasi di luce nel grigiore quotidiano.

Ma un giorno qualcosa irruppe nella sua vita: L'elemento caotico. Il vortice dei sentimenti. L'innamoramento, la cecità folle dei sensi. Fu strappata alla sicurezza dei sistemi e sputata via dalla forza centrifuga del turbine. Perse il terreno sotto i piedi, la facoltà di discernere. Dimenticò tutto quello che aveva imparato per non soffrire più. Cercò invecemla sofferenza scambiandola per amore. Perse ogni difesa. Si lasciò trasportare dall'onda cieca e bruciante fin quasi ad annegarne.

Si salvò approdando su una spiaggia lontana. Lì vive ancora. Ma ora è un'altra. Non cerca sicurezze. Ama l'ignoto, la domanda, l'eccezione,il verbo irregolare, la mutazione, la perla barocca, la biodiversità. Ha smesso di vestire di nomi le cose. Certamente è più felice. Ma ancora non capisce la matematica, e ancora ascolta Bach.

martedì, maggio 09, 2006

Lentamente

Mostrami l'alba
ma mostramela con calma
che possa abituarmi
lentamente
e poi entrami dentro
ma entraci con calma
scopri i miei peccati
dolcemente
poi dammi il tempo
di distendermi
piano
piano
ora siediti qui
ed aspetta
fino a che puoi resistere
solamente chi va
senza fretta
l'amore sa come si fa

(Tempesta nei Capelli)

lunedì, maggio 08, 2006

Estate, forse



Da qualche giorno, senza preavviso, è esplosa l'estate a queste latitudini. Siamo passati da un aprile abbastanza freddo ai 26 gradi di ieri.
La gente impazzisce.
Al supermercato le signore fanno la spesa praticamente in bikini. I bambini vanno in giro nudi del tutto. Ovunque, odore di grigliate. Pance tonde e sudate occhieggiano dietro le siepi dei giardini. I gatti vanno in amore. Cori di ragazzi ubriachi si perdono nella notte chiara.

Poi ci sono cose più poetiche. Nella mia passeggiata di ieri sera in quello che nel giro di due giorni era diventato un fitto bosco di betulle (fino ad allora le foglie non erano spuntate) ho visto distese infinite di fiori bianchi come quelli della foto. Mi è venuta la frenesia di raccoglierli tutti, ne ho fatto un fascio enorme e ne ho perso mezzo per la via di casa. Hanno un profumo intensissimo e fresco. Io che non so niente di niente non so neanche come si chiamano...

Gli uccelli migratori appena rientrati dal sud costruiscono nidi dappertutto. Spero che non torni la coppia che l'anno scorso si era fatta il nido sotto la grondaia proprio accanto al mio letto. Continuamente attaccati da dei perfidi gabbiani, dopo lunghe giornate di lotte sanguinose e albe (mie) di veglia forzata erano stati costretti all'esilio.

L'erba e le siepi hanno quel colore verde inverosimile che sembra di plastica tanto è nuovo e lucido. Anche l'acqua del fiume è nuova più trasparente, e lungo le rive milioni di fiori gialli.

E le mie piante di girasole crescono a vista d'occhio.

Ma tutto questo può finire. Bruscamente, senza motivo, il freddo può tornare. Può ancora gelare i bocci, bruciare i germogli, far morire i nuovi nati. Tutto è precario, delicato, provvisorio. E dunque ancora più bello.

domenica, maggio 07, 2006

Giochini



Giochino suggeritomi da Undine...questa dovrei essere io, molto stilizzata!!!

Fatelo anche voi, vediamo come venite fuori in versione cartoon.

venerdì, maggio 05, 2006

Amplificazione genetica

"Genetic amplification: a process for increasing specific DNA sequences."

La lunga giornata di ieri comincia con gli esercizi di violoncello di Maria, da fare prima di andare all'asilo, la mattina quando si è più freschi. La porto all'asilo, mi fiondo in ufficio in ritardo, cerco di lavorare. Ma ho la mente altrove. Sullo schermo, una mail si sussegue all'altra e mi distrae, mi fa sorridere, ridere fino alle lacrime. Alle tre arriva il tassì, si corre all'aereoporto per un meeting a Oslo. In una sala ovattata e gelida una sventola in tailleur nero decanta su powerpoint le virtù taumaturgiche di una sostanza che forse può arrivare ad allungare la vita dei pazienti di due mesi...la stanchezza mi attanaglia, la noia, la voglia di essere altrove.

Le parole che sento mi scivolano addosso, ma due penetrano lo stesso nel mio cervello: amplificazione genetica. Riecheggiano nella mia testa le parole di un amico: "capacità di amare amplificata"...Quante persone amo, e in modo diverso, e ognuna è importantissima, e altre lo stanno diventando, e tante lo sono state, e quante lo saranno...

Quanti modi di amare esistono? Quanti sono giusti, leciti, possibili? Quante variazioni siamo disposti ad accettare? Quante vite ci vorrebbero a viverle tutte? E perchè parlarne è così difficile? Perchè è così facile fraintendere?

L'aereo mi riporta a nord nella notte ancora chiara. Costeggio un fiordo dai colori inverosimili e lascio vagare il pensiero in alto a seguire i contorni delle montagne che sfumano nel viola. Ho una sensazione di spossatezza, di eccesso, come un essere senza pelle di fronte al mondo, come se la vita avesse alzato al massimo il volume e mi sommergesse di mille musiche contemporaneamente. Amplificate.

lunedì, maggio 01, 2006

Il girasole



Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

(E. Montale)

domenica, aprile 30, 2006

Non siamo solo buoni o cattivi



Il 5 Aprile 2004, nella cittadina norvegese di Stavanger, una banda di tredici malviventi rapina una banca e si porta via un bottino di oltre 57.000.000 corone, oltre 7 milioni di euro. Durante la fuga uno di loro spara a un poliziotto, Arne Klungland di 53 anni, uccidendolo. Dopo lunghe indagini si è giunti alla cattura di tutti i componenti della banda. Non è mai stato appurato con certezza chi di loro abbia sparato.

Recentemente si è concluso il processo. Tutti i componenti della banda sono stati condannati a pene dai 6 ai 19 anni di reclusione. Alcuni di loro, quelli considerati più pericolosi, sono stati condannati a quello che nel sistema giudiziario norvegese è chiamato "forvaring": dopo aver scontato la pena non verranno automaticamente rimessi in libertà, ma la loro potenziale pericolosità verrà esaminata di nuovo, e molto probabilmente si deciderà di tenerli in carcere per il resto della loro vita, riesaminandoli a regolari intervalli. Questa è la condanna più severa mai emessa da un tribunale norvegese per questo tipo di reato.

In questo paese pacifico e poco avvezzo al crimine, questa vicenda ha coinvolto la stampa e l'opinione pubblica per mesi.

In generale, questo tipo di notizie mi interessa poco. Ma l'intervista che ho letto oggi mi ha profondamente impressionata. Era un'intervista a Kjetil Klungland, venticinque anni, il figlio dell'agente ucciso. È stato il titolo ad attirarmi: "Non siamo solo buoni o cattivi".

Kjetil ha seguito attentamente tutte le fasi del processo, per tre mesi.
"Ero curioso di vedere che persone fossero, quali qualità positive potessero avere. Sono stati presentati come mostri pericolosi, ma non può essere così semplice. A me non fanno paura. Si tratta di capire perchè delle persone agiscano in un determinato modo."

Kjetil ascolta tutti: accusa, difesa, periti. Ogni giorno guarda in faccia gli assassini.

"Li ho guardati ad uno ad uno. Ho cercato di capire se mentivano, se dicevano la verità. Ho cercato di mettermi al loro posto, di capire che immagine hanno della società. Ma non è stato facile. Ho cercato di vederli come li vedono i loro difensori."

Dopo la condanna, Kjetil dice di non aver provato soddisfazione o sollievo:" Per me non era importante che tutti gli imputati fossero condannati. Non è la punizione che conta. La punizone è importante solo affinchè i condannati capiscano le conseguenze di ciò che hanno fatto, e una punizione severa è anche un segnale per altri. Ma non riesco ad essere felice perchè loro staranno male. Anche loro hanno una famiglia. La gente si aspetta odio o sete di vendetta, ma io non provo questo. Voglio solo che capiscano il male che hanno fatto. Voglio che pensino: e se qualcuno avesse ammazzato mio padre? So che l'amore per il prossimo era importante per papà. Mi ha insegnato di fare ad altri ciò che vorresti fosse fatto a te, e questo non vuol dire: come gli altri hanno fatto a te, tu fai a loro. Se chi ha sparato a mio padre mi chiedesse scusa, e fosse sincero...mi farebbe piacere. Per me e per lui."

Kjetil sa che molti lo considerano un ingenuo."Forse lo sono. Preferisco pensare bene della gente una volta di troppo che male una volta di troppo".

Kjetil conclude con una domanda a tutti noi:
"Cos'è che fa desiderare a qualcuno che altre persone soffrano o muoiano?"

sabato, aprile 29, 2006

Il martirio di San Matteo



Recentemente ho letto cosa scrive Odd Nerdum, uno dei più grandi pittori viventi, a proposito di questo quadro che io amo. Ve lo traduco:

Credo che il martirio di Matteo sia il migliore e il più straordinario quadro della Cappella Contarelli in San Luigi de'Francesi. Il motivo è la composizione, che ho studiato a fondo. Pensate alle vecchie reclame della radio: al centro un microfono, e intorno cerchi concentrici. È lo stesso principio che ritroviamo in questo quadro, costruito attorno all'assassino urlante al centro. Intorno a questo grido Caravaggio ha composto il quadro formando tre cerchi concentrici, come se una forza, espandendosi dal centro, attraversasse tutto il quadro fino ad uscirne. Contemporaneamente il grido viene ripetuto nel ragazzo che è rivolto verso l'osservatore, precursore del "Grido" di Munch.

Con la sua genialità pittorica profondità psicologica Caravaggio ha creato nel martirio di Matteo l'oscuro archetipo del "Grido" di Munch.

mercoledì, aprile 26, 2006

Ritorno

Mancavi
da tante sere.
I tuoi passi calpestano fonde tane di volpe.
Gli ultimi pini del mondo
a cavalcare le colline
dipinti sull'arancio inverosimile
della tua via.
Vai lento tra i filari, e il tuo respiro odora
di grilli saggi,
la terra secca tiepida tra le tue ciglia
e gli acini del tuo riso tondo
adornano la luna.
Baci di chicchi
maturi di luce stellare
ci incollano palpebre e labbra
e lenti viluppi di linfe
ci brillano in gola.
E settembre finisce nel mio grembo.
Dal mio seno tu bevi
fresco mosto l'autunno.

domenica, aprile 23, 2006

venerdì, aprile 21, 2006

I glicini

I glicini disfanno in profumi malati
il viola del giorno
che lento cola verso la terra
per morirvi
nell'odore denso e oscuro delle erbe.
Oltre il languido agonizzare del cielo
mi lascio cadere
sulla mia stanchezza
senza riposo nè pena.


(Precedentemente pubblicata su Pioggia blu, ancora attuale)

....per chi non lo sa: la parola norvegese per glicine è blåregn, letteralmente: pioggia blu

lunedì, aprile 17, 2006

Per le mamme



Questa foto documenta l'usanza norvegese del piazzare i bambini a dormire fuori casa, nel passeggino. Per una mamma italiana la cosa può essere fonte di angoscia, ma non ho ma sentito dire che ne abbiano rubato qualcuno...e dormono benissimo. Lo Scoiattolo bastava portarlo fuori e si addormentava subito. L'unico pericolo: i gatti. Ma vendono delle apposite reti...

La telefonata




Durante la gita di pasquetta Artemisia ha ricevuto una telefonata nobiliare. Le foto non lasciano dubbi sull'indice di gradimento.
(foto: agenzia "Lo Scoiattolo", specializzata in orizzonti sbilenchi)

domenica, aprile 16, 2006

Per Federico

Su questa storia si è già detto tanto.

Ne conosco diversi di ragazzi come Federico, abbagliati dalla voglia di vivere, abbaglianti nella loro innocenza, bambini in un mondo di adulti, un mondo cattivo. A Pasqua mangiano l'uovo di cioccolato regalato dai nonni, poi la sera escono e vanno ad assaggiare la vita con lo stesso gusto. Di solito tornano a casa.
Federico no, lui non tornerà più.

Su questa storia non si è detto abbastanza.

Non la si è raccontata abbastanza, non sui canali televisivi dominati dal reality e da una campagna elettorale indegna, non abbastanza su una stampa omologata o faziosa, non abbastanza nelle scuole, nei bar. Quando se ne è parlato, molti hanno sentito il bisogno di aggiungere qualcosa sul "doveroso rispetto per il lavoro delle forze dell'ordine". Le "forze dell'ordine", fermiamoci su questa parola. Federico era il disordine, l'elemento anomalo, pericoloso? Federico è morto perchè è stato pestato a sangue in nome dell'ordine? A me piacerebbe che si parlasse invece di "forze della giustizia", "forze della pace". E vorrei parlare qui soprattutto di un'altra forza, quella dell'amore, quella che sostiene i genitori di Federico e fa loro cercare giustizia e non vendetta. La stessa forza che ci fa dire che questa vicenda è inaudita, inacettabile, e che non la dimentichiamo.

Su questa storia non si è ancora detto tutto.

Soprattutto, non è stata detta l'ultima parola. Buona Pasqua da tutti noi alla famiglia di Federico.
Per noi Federico esiste ancora.

Federico ora ha la nostra voce.


Aderite anche voi all'iniziativa "Un post al giorno per Federico". Informazioni qui

venerdì, aprile 14, 2006

Ex voto

Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.

Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco,tutto
ignoro.

(E.Montale)


PER TUTTI GLI AMICI DI BLOG. BUONA PASQUA.

Canto d'amore

Come posso trattenere la mia anima, sì
che non tocchi la tua? Come posso
farla salire oltre te, verso altre cose?
Ah, ben la custodirei presso qualcosa
di perduto, nel buio,
in luogo estraneo e silenzioso,
che non oscilli quando oscillano
le tue profondità.
Ma tutto ciò che ci tocca, te e me,
ci unisce come un colpo d'arco
che da due corde trae una sola voce.
Su che strumento siamo tesi?
E quale violinista ci ha in mano?
O dolce canto.

(R.M.Rilke, Liebes-lied, trad.mia)

...e chiedo scusa a Rilke...

giovedì, aprile 13, 2006

Senza parole

mercoledì, aprile 12, 2006

Esperienza mistica

Una sera sul litorale maremmano, due estati fa. Marina di Grosseto è un immenso luna park, l'aria è calda, il vino bianco bevuto a cena ci rammollisce, la pelle leggermente ustionata brucia sotto gli abiti leggeri. Lo struscio, i vu cumprà. Maria, quattro anni e mezzo, è in un mondo sconosciuto. La notte è nera, diversa dalle notti bianche dell'estate norvegese. Le luci colorate, il traffico, gli odori, il rumore del mare invisibile oltre il buio della spiaggia. Sulla piazza principale c'è una chiesa, la porta spalancata anche a quell'ora. Sul sagrato, uno di quei mimi che stanno immobili come statue. Completamente vestito d'argento, la faccia e le mani dello stesso colore, in testa una specie di turbante, non muove ciglio. La posa è ieratica, senza espressione, le pupille fisse. Do una moneta a Maria, e lei a piccoli passi va a buttarla nel cappello davanti alla statua. A questo punto la statua inizia a muoversi e le fa un grande inchino, le sfiora la manina con un bacio e torna infine alla sua immobilità. Come se non si fosse mai mossa. Maria rimane basita, la bocca semiaperta, gli occhi dilatati e scurissimi. Non ha paura, ma non dice niente. La prendo per mano per continuare la passeggiata, ma lei non si muove. Guarda il mimo, poi guarda me e mi sussurra con devozione: "È la mamma di Gesù..."

sabato, aprile 08, 2006

Il seggio

Una volta, molti anni fa, per una serie complicatissima di circostanze improbabili, mi sono ritrovata nell'inusitato ruolo di presidente di seggio elettorale italiano in una cittadina tedesca. Ora, non sarebbe potuta esistere al mondo una persona meno idonea di me a questa funzione. Accettai l'incarico quasi esclusivamente per gretti motivi di lucro, ma soprattutto perchè me l'aveva proposto una persona per la quale allora avrei fatto qualsiasi cosa (della serie, zerbino). Niente interesse politico, dunque. Ma un indimenticabile studio di costume e psicologia!

Il primo ostacolo da superare fu il vice presidente, un ragazzo di qualche anno più giovane di me, anche bellino,tipo abbottonatissimo e superserio, che mi odiava già prima di avermi vista perchè non sopportava l'idea di non essere lui il presidente. Mi fu chiaro a poco a poco che quest'incarico, da me accettato senza pensarci, per lui e per molti invece rappresentava un onore e un dovere da compiere con orgoglio. La mia imbranata disorganizzazione, inesperienza e totale mancanza di autorità non tardò a farsi evidente. L'assistenza fornita dal consolato consisteva in un tizio che si dava grande importanza ma mi confondeva ancora di più. Tutto il sistema era caotico e farraginoso. Mi misi quasi a piangere cercando di montare una cabina elettorale che non stava in piedi. Nel totale marasma chiesi aiuto al vice presidente. Da quel momento cambiò completamente, lietissimo di mostrarmi la sua superiorità organizzativa e la sua autorità maschile. Dopo un'ora eravamo grandi amici.

Tra gli elettori si presentavano le persone più strane. Le conoscenze linguistiche dell'italiano erano a dir poco variabili. Non ho mai sentito tanti dialetti, non capivo una parola ma venivo trattata con sommo rispetto. Non c'era verso di far capire alla gente come dovevano piegare le schede. I più uscivano fuori dal seggio con le schede aperte per farmele chiudere. Molti mi chiedevano per chi votare. Marito e moglie in due cabine attigue si consultavano sul voto. Presa dalla disperazione per una vecchietta che mi chiedeva insistentemente aiuto in un dialetto sconosciuto le presi di mano la scheda, la piegai e la misi nell'urna, in barba a tutte le regole. Se avessi applicato tutti i regolamenti avremmo forse raccolto dieci voti in tutta la giornata.

Il gran finale fu quando, a cinque minuti dalla chiusura del seggio, si fermò sulla piazza antistante un'ape con su scritto "Italia-Eis" e ne scesero due gelatai biancovestiti e un po' brilli. Entrarono e mi chiesero se era vero che c'erano le elezioni e si poteva votare, lo avevano appena sentito dire ma non erano proprio sicuri che fosse oggi. Non potei farli votare perchè non avevano un documento valido. Provarono persino con la tessera di pesca. Se ne andarono tutti giulivi dopo aver offerto il gelato a tutti.

Facemmo tardissimo per chiudere tutte le pratiche e mettere in ordine. Non so quanto costò allo stato italiano quella pagliacciata. Il risultato furono forse duecento schede. Ma cosa ci sarà stato scritto dentro, questo proprio non lo so.

mercoledì, aprile 05, 2006

domenica, aprile 02, 2006

Allo stesso tempo



Essere la stessa cosa in tutti i modi possibili allo stesso tempo.
(F.Pessoa)

venerdì, marzo 31, 2006

Midsommer

Davanti a noi, un bambino ha disegnato un paesaggio. Si apre in un intreccio di colline rotonde e verdi, toccate da lunghe dita di mare. Volano gabbiani come frecce a colpire le nuvole. Il cielo si colora del tuo sguardo, la strada è un nastro grigio steso da piccole mani. Siamo invitate a cercare, per gioco, tra le colline la via per il mare aperto. Ci viene incontro una curva, un'attesa, un pendio da scalare, leggero. La strada finisce in un pontile. Pesci argentati popolano il fondale, disegnano nell'acqua ricami e geometrie, drappeggiano le onde mollemente intorno ai piloni, penetrano silenziosi nei miei sogni. Tutto odora di alghe, di lacrime. Ma negli armadi mai aperti ci aspettano ore di pace, tra le isole.

Il tempo è quello eterno dei pesci, loro è il sangue e il silenzio. Il mare è una promessa che mi fai tu. La sera bevi vino da bicchieri sottili, cadono perle dal tuo riso nell'acqua, diventano conchiglie, si aprono lente, e il loro interno è dolce tra le mie labbra. Le tue squame d'argento riflettono la luna.

Quando la notte è alta, le tue sorelle onde vengno a cercarti, bussando piano alle finestre con mani di vento. Esiti un attimo sulla soglia prima di seguirle. L'infinita, insondabile distanza tra sogno e veglia ti pesa sulle spalle.
E ti perdo, per qualche ora, ogni notte.

martedì, marzo 28, 2006

La busta

Stamattina ho impostato la busta contenente le mie due schede elettorali, con due nitide croci sul simbolo giusto, accuratamente piegate e sigillate. Il plico è partito prima per l'Ambasciata Italiana di Oslo, da lì per Roma. Mi fa quasi tenerezza, il mio piccolo voto che parte dall'aria pura dei lontani fiordi alla volta della Grande Capitale, Sodoma, Gomorra, Babele.

Penso a tante altre buste che partono dai luoghi più lontani, piccole croci silenziose e inesorabili, e mi piace pensare che contribuiranno a far cadere il Nano ritinto e la sua corte di buffoni. Speriamo che con quella busta arrivi in Italia anche un po' d'aria nuova...

domenica, marzo 26, 2006

Quanto t'ho amato

Se tu mi avessi chiesto come stai
se tu mi avessi chiesto mi hai pensato
ti avrei risposto bene, certo sai
ti parlo però senza fiato
mi perdo nel tuo sguardo colossale,
la stella polare sei tu
mi sfiori e ridi no, così non vale
non parlo e se non parlo poi sto male.

Amalia Grè, domenica pomeriggio

sabato, marzo 25, 2006

L'incompresa



Quando, nel commento ad un recente post di Pib, sono uscita allo scoperto a proposito della mia ammirazione per Kevin Bacon, non ho riscosso una sola simpatia. Anzi, tutti mi hanno dato addosso: chi faceva battutine sulle uova e pancetta, chi scuoteva la testa con sufficienza, chi esprimeva incredulità ed un certo compatimento...

Ma scusate, per curiosità: è o non è sexy in questa foto, o sono io che sono malata?

mercoledì, marzo 22, 2006

Il giradischi

Mio nonno non ha mai avuto il senso degli affari. Gli piacevano tre cose: i motori, le donne e la musica. Nella vita aveva avuto molti lavori, questi ultimi sempre legati dal filo rosso delle ruote: aveva fatto il ciclista, l'autista privato, il meccanico. Per un periodo nei primi anni sessanta gestì anche un distributore di benzina, nel viale Petrarca. Spesso veniva lì a fare benzina un signore elegante, certo signor F., a bordo di una bellissima macchina fiammante. Raccontò al nonno di lavorare per la Società Autostrade, e lo pagava con degli strani buoni benzina. Accecato dalla macchina e dal gessato il nonno gli riempì il serbatoio per mesi, prima di accorgersi che i buoni benzina erano dei falsi e il signor F. un imbroglione. Mio nonno era un uomo di poche parole e molti muscoli. Mise il F. alle strette e questi gli confidò di non avere una lira per pagarlo in contanti. Al posto dei soldi però gli offrì un giradischi a mobiletto e la sua intera collezione di LP, compresa valigetta per riporli. Mio nonno amava la musica quasi più delle donne e dei motori, e pensò di aver fatto un buon affare. Quando tornò a casa tutto contento e carico di roba mia nonna quasi lo buttò giù dalle scale.
La collezione entrata in nostro possesso grazie al signor F. era quantomeno eterogenea: musica militare americana, Peppino di Capri, Neil Sedaka, Miranda Martino, Pat Boone, diverse collections di Un disco per l'estate, l'Adagio per archi ed organo di Tomaso Albinoni, Giuseppe di Stefano alla Scala, Modugno, West Side Story, Francoise Hardy. Il pezzo forte era un bellissimo cofanetto con quattro LP, tutti registrati dal vivo, con concerti di Glenn Miller e band.
Questa è la musica della mia prima infanzia, musica che già allora era vecchiotta. Tra i miei primi ricordi c'è quel giradischi, la luce soffusa della lampada del salotto, le poltrone di velluto senape che bucavano un po', io e Marco in silenzio ad ascoltare, e l'attacco degli archi dopo l'organo in Albinoni, e il brivido che mi dava proprio quel punto lì, che aspettavo con gioia e terrore. E poi le canzoni: "Roberta", "Legata a un granello di sabbia", "Vecchio Frack". Quel fischiettio finale che si perde nella notte è stata forse la mia prima malinconia.

sabato, marzo 18, 2006

interno

giovedì, marzo 16, 2006

Ritorno d'inverno

L'orto è più vuoto al mio ritorno,
anche il tuo sguardo
più spoglio.
Torno a cercare d'inverno
le reliquie d'estate
i maggiolini morti
scaglie
che il vento ruba alla polvere
lamine d'argento
perse
verde cupo d'acque celate
ai tuoi occhi assetati di luce
negata
smeraldi di neve sopita
pesanti
sul tuo petto.
Viaggiamo insieme il viaggio
in una notte senza fine
verso il rettangolo della tua finestra
c'è un fuoco
oltre il buio
(risale lunga
la strada lenta)
c'è un fuoco
sulle tue labbra.
L'attore se n'è andato
con la sua donna.
L'attore ha un difetto di pronuncia.
E poso il capo
sulla sua spalla
e riposo
sola
la tua pena.

I am inhabited by a cry.
Nightly it flaps out
looking, with his hooks, for something to love.
I am terrified by this dark thing
that sleeps in me;
All day, I feel its soft, feathery turnings, its malignity.

Sylvia Plath

martedì, marzo 14, 2006

La perfezione e altro

Lo ammetto, la perfezione ha su di me un fascino malsano. L'intelligenza, la precisione verbale, l'acutezza argomentativa per me hanno un grande potere di seduzione. Sarà il mio segno zodiacale. Vergine, che altro.

La perfezione di un'esecuzione musicale però da sola non basta. In musica, la sola perfezione è noiosa, anche per un control freak come me. Al concerto di ieri sera all'assoluta perfezione tecnica si sono unite ben altre cose. A volte, molto raramente, l'interprete e il pubblico si "incontrano" da qualche parte, in qualche piano parallelo dell'esistenza, escono dai loro corpi e si incontrano, comunicano. Si parlano. Io so che lui ci sentiva, quei pochi che ieri si erano riuniti ad ascoltarlo. C'è stato un momento in particolare, durante un'Asturiana di de Falla, quando ci siamo toccati senza toccarci, e mi ha fatto piangere. Col violoncello si corre sempre il rischio di cadere nel sentimentale, ma lui non c'è mai caduto, neanche nei punti più melensi di Grieg. La tensione, il gioco, lo slancio l'hanno sempre salvato.

Io ho dei grossi problemi coi romantici. Per questo amo Bach. Le suites per violoncello di Bach sono un altro esempio di perfezione. Anche se lui ieri sera non le ha suonate, le aveva nelle dita e nel cuore, trasparivano chiaramente nell'Elegia di Faurè, lirica, tragica, mai sentimentale. Davano struttura e invisibile corpo alla poesia.

Un concerto da ascoltare in solitudine. Ieri sera era lui l'uomo della mia vita.

Kup manduk

Un giorno, nel piccolo pozzo in cui una rana è vissuta tutta la sua vita, salta una rana che dice di venire dall'oceano.
"L'oceano? E che cos'è?" chiede la rana nel pozzo.
"Un posto grande, grandissimo" dice la nuova arrivata.
"Grande come?"
"Molto, molto grande."
La rana del pozzo traccia con la zampa un piccolo cerchio sulla superficie dell'acqua:
"Grande così?"
"No. Molto più grande."
La rana traccia un cerchio più largo.
"Grande così?"
"No. Più grande."
La rana allora fa un cerchio grande come tutto il pozzo che è il mondo da lei conosciuto.
"Così?"
"No. Molto, molto più grande", dice la rana venuta dall'oceano.
"Bugiarda!" urla kup manduk, la rana del pozzo, all'altra. E non le parla più.

domenica, marzo 12, 2006

Domenica norvegese


Zaino thermos cacao panini cioccolata arance sci racchette scarponi maglioni calzini occhiali berretti neve sciolina attacchi bambini bambini bambini numero gara altoparlanti musica urlare musica cani bambini persi pianto guanto perso altoparlante piedi freddi sole sedere freddo cacao caldo hot dogs panini pipì morsa la lingua pianto sole che abbaglia slittini lividi caffè bambini macchina sedile bagnato capelli schiacciati tuta macchiata berretto nasi colanti casa calore montagne di maglioni...lunedì.

martedì, marzo 07, 2006

Altre voci, altre stanze

"His mind was absolutely clear. He was like a camera waiting for its subject to enter focus. The wall yellowed in the meticulous setting of the October sun, and the windows were rippling mirrors of cold,seasonal color. Beyond one, someone was watching him. All of him was dumb except his eyes. They knew. And it was Randolph's window. Gradually the blinding sunset drained from the glass, darkened, and it was as if snow were falling there, flakes shaping snow-eyes, hair: a face trembled like a white beautiful moth, smiled. She beckoned to him, shining and silver, and he knew he must go: unafraid, not hesitating, he paused only at the garden's edge where, as though he'd forgotten something, he stopped and looked back at the bloomless, descending blue, at the boy he had left behind."

Truman Capote, "Other voices, other rooms"

Congratulazioni a Philip Seymour Hoffmann per l'Oscar come migliore attore protagonista nel film "Capote", che non intendo perdermi...

sabato, marzo 04, 2006

Silenzio, neve

giovedì, marzo 02, 2006

Pura

Non ti trovo, non ti vedo.
Ho battuto l'abetaia
tra i morsi della sera
e
non ti sento.
Splende d'indaco il vento
e tende la mia mano.
Sei tu a correre deserti
d'erica buia,
lo so; ma non è tuo l'odore
che m'affatica.
Amica d'altre ore,
in che rigagnolo
di tempo ti nascondi?
Fatta pura
da due chicchi d'incenso
fatta polvere
carezza.

lunedì, febbraio 27, 2006

Il Fine Gesuita



Don Antonio, il fine Gesuita,nonchè mio consigliere spirituale,in un momento di raccoglimento...

A grande richiesta: L'Omo Nero



Questo strano personaggio è stato visto aggirarsi nella metropolitana di Roma. Anche se pare essere un po' malvagio, non lo è affatto, infatti sta comprando biglietti. Anche la valigetta di Winnie the Pooh gli conferisce un certo aspetto "soft".

Ma la sapete una delle prime cose che mi ha detto appena mi ha sentita parlare? "SEMBRA LA FALLACI!" Giuro che stavo per girare sui tacchi...
Ma poi si è fatto perdonare! :)

sabato, febbraio 25, 2006

Nell'acqua

A Rabbi Bunam fu chiesto: "Sta scritto nei Proverbi: Come nell'acqua un volto riflette un volto, così il cuore dell'uomo l'uomo. Perchè il verso dice 'nell'acqua' e non 'nello specchio'?" Rispose il Rabbi: "Si può vedere il proprio riflesso nell'acqua solo chinandosi molto vicino a essa. Allo stesso modo, il cuore dell'uomo deve chinarsi molto verso il cuore del suo prossimo e solo allora potrà vedere riflesso, in quello, se stesso."

Martin Buber, "I dieci gradini della saggezza"

venerdì, febbraio 24, 2006

Nobiltà romana e fiorentina



Da sinistra: la Marchesina Maria d'Iperborea, la Marchesa Artemisia Sinonima d'Iperborea, il Fine Gesuita Antonio (Padre Spirituale della Marchesa nonchè probabile futuro pontefice...) la dolce Rodocrosite Nightingale, e infine il Marchese di Tramontana, dulcis in fundo.

Dopo la foto ci ha accolti il palazzo nobiliare del Tramontana in quel del Colosseo, ricco d'arte e di cibi finissimi, dove abbiamo conviviato in compagnia anche del noto collezionista di cimeli Don Gabriele, legato a Rodocrosite da tenera amicizia. Colà siamo inoltre stati allietati dall'eterea presenza del Barone Delle Sciampagne, che ha elargito ricchi doni a distanza. Durante il cnvivio sono state evocate altre presenze, giovani poeti inglesi, nobili napoletane e potenti fiorentini. La Marchesina d'Iperborea, purtroppo resa temporaneamente muta da un malefico sortilegio, fu allietata da rappresentazioni filmiche e diletti vari.



Ripresa la via, Don Gabriele fu malauguratamente ad opera di vili briganti alleggerito della sua borsa dei denari, che nonostante l'eroico impegno del Tramontana mai fu possibile recuperare. O tempora, o mores!

Alla stazione la nobiltà fiorentina prese commiato da quella romana col fermo proposito di ripetere l'incontro, magari sotto altri cieli e in più ampia compagnia...

mercoledì, febbraio 22, 2006

Arrivo a Fiumicino




...Artemisia e prole vengono accolte a Fiumicino da due rappresentanti del Comitato Bloggers Ad Alta Voce, e guardate la reazione (risata isterica di Artemisia, sguardo attonito della piccola)!

Il seguito nel prossimo post....

giovedì, febbraio 09, 2006

I malefici sette

Il Bruto Capemaster (nel senso di tu quoque) mi ha passato la catena. Vabbene.

Sette cose che voglio fare prima di morire:

1) vivere
2) andare con mia figlia alle Hawaii a vedere il delfinario
3) suonare una suite di Bach
4) tornare a vivere in Italia
5) fare un viaggio in Sicilia
6) leggere tutta la Divina Commedia
7) attraversare a piedi i Pirenei

Sette cose che non posso fare:

1) avere il fisico di quando avevo vent'anni
2) avere una conversazione sensata con mia suocera
3) smetterla di litigare col condominio
4) bloggare da lavorare
5) comprarmi una casa in Italia
6) comprarmi una casa a Parigi
7) dire a S. cosa penso di lei

Sette cose che mi piacciono del bloggare

1) venire giudicata per quello che scrivo
2) lasciar cadere la maschera
3) incontrare gente fantastica
4) vedere quanta gente cretina c'è al mondo (e non linkarmi a loro)
5) usare la mia lingua madre
6) usare parole grosse
7) cazzeggiare

Sette cose che dico spesso

1) Maria vieni qui
2) Maria l'hai fatta la pipì
3) Màadonnina
4) Hallo, Kontor for Klinisk Kreftforskning
5) Felix lillegutten min
6) Javel
7) Comunque

Sette libri che mi piacciono

1) Anna Karenina
2) To the lighthouse
3) Una altro giro di giostra
4) Pride and Prejudice
5) Il libro dell'inquietudine
6) The four quartets
7) Per amore

Sette film che mi piacciono

1) Dancer in the dark
2) L'inquilino del terzo piano
3) Shine
4) Solaris
5) Stalker
6) L'innocence
7) The english patient


PASSO LA PATATA A:

undine
Hari Seldon
Viola d'acqua
Vesuvio

SCUSATEMI....

martedì, febbraio 07, 2006

La bambina che aveva freddo

C'era una volta una bambina che era povera. E la loro casa era solo una roulotte. Le tende erano strappate, nei mobili c'erano buchi, e c'erano tre grossi buchi nella roulotte. Uno nel pavimento, uno nella parete a destra e uno nella parete a sinistra. E la mamma e il babbo mandavano la bambina a raccogliere un po' di soldi. Lei cantava meglio che poteva, e un giorno venne un uomo e le disse: "Perchè hai così freddo?" "Perchè la mia mamma è povera e il mio babbo non trova lavoro e per questo non guadagna soldi, e io devo stare qui fuori al freddo." "Ma io so di un posto dove ci sono i soldi gratis." E la bambina disse: "Dov'è?" e l'uomo rispose "A Tillertorvet*". Allora la bambina disse all'uomo che loro non avevano la macchina, e alla mamma e al babbo che dobbiamo andare a Tillertorvet perchè ci danno i soldi. Allora l'uomo gli diede tre biglietti dell'autobus, uno alla bambina, uno al babbo e uno alla mamma. E andarono in autobus a Tillertorvet. E lì gli dettero tanti soldi, e non erano più poveri. Perchè quello era l'Esercito della Salvezza.


*Tillertorvet è un centro commerciale qui vicino, dove nel periodo natalizio l'Esercito della Salvezza aveva un punto di raccolta offerte.

(Maria, sei anni. Traduzione letterale mia)

sabato, febbraio 04, 2006

Laura, ti ricordi la gita a Venezia?




Quarta ginnasio, capelli lunghi e una frangia foltissima, una cortina tra te e il mondo. Nella tua casa piena di quadri e di libri mi piaceva trascorrere i pomeriggi, parlando e ascoltando Neil Young. Quinta ginnasio, il terrore del prof.P. che dominava i nostri incubi, le risate soffocate. Le ore di ginnastica nel cortile. Prima liceo, l'Era delle Grandi Diete, dell'esilio in Borgo Pinti. Ti ricordi la gita a Venezia? Seconda liceo, il mio Grande Amore col quale ti assillavo. Ti prendevo la mano e me la mettevo sul cuore, quando lui passava in corridoio e mi lanciava uno sguardo. Terza liceo, la mia confusione. Le lezioni di pomeriggio, a casa tua o della Carolina, io che non capivo, non capivo. Prime vacanze in campeggio, la mia tenda che crollava, il freddo della notte, la pineta.

Sei diventata una fotografa bravissima. Ma di questo non ho il permesso di parlare...posso solo far vedere questa tua foto, pensando a te, Laura.

venerdì, febbraio 03, 2006

Grazie Antonio



Sicuramente alcuni di voi avranno già visto questa foto che mi ha mandato Antonio, ma non ho saputo resistere: troppo bella! Vedendola mi sono sentita di nuovo un po'orgogliosa di essere italiana. Finchè si ride c'è speranza!

mercoledì, febbraio 01, 2006

Salvezza

Vivere cinque ore?
vivere cinque età?...
Benedetto il sopore
che mi addormenterà...

Ho goduto il risveglio
dell'anima leggiera:
meglio dormire, meglio
prima della mia sera.

Poi che non ha ritorno
il riso mattutino.
La bellezza del giorno
è tutta nel mattino.

G.Gozzano

sabato, gennaio 28, 2006

Land of the gay caballeros

"Mia moglie mi sta spiegando da due ore perché “Brokeback mountain” sia molto bello. Tra poco mi avrà convinto, e avrò dimenticato di essermi quasi addormentato", dice il mio "amico" Wittgenstein.

Eppure Ang Lee è un maestro. Gli attori sono tutti bravi, alcuni molto bravi, ad esempio Jake Gyllenhall. La fotografia è strepitosa. La storia interessante, il contesto (se non il tema) è nuovo. Un'ottima occasione, mancata? Non so. Non so cos'è che mi fa sentire questa distanza, questa parete di vetro tra me e i due protagonisti. Non riesco a relazionarmici, non si fanno conoscere. Dovrei venire coinvolta dalla tragica bellezza della loro storia, e mi scopro mio malgrado a sbadigliare.

Cos'è che è andato storto?
Ditemelo voi...

venerdì, gennaio 27, 2006

Si tende la distanza
tra il mio polso ed il tuo
e geme, se sfiorata
corda di violino.
Prigione-serenata
è il vano liberarsi dei tuoi occhi:
mi seguono
mute lune ciclopi.

(1986)

martedì, gennaio 24, 2006

Piccole perle, da Wittgenstein

Piccoli Moige crescono

Gianluca Neri scopre alcune perle di apertura culturale dell’autoproclamatosi Osservatorio sui diritti dei minori:
“La presenza di minori nel contesto di una coppia di due persone dello stesso sesso va decisamente evitata. Noi crediamo in modo fermo e deciso che un bambino abbia, pedagogicamente, bisogno di elementi contrapposti per determinare un naturale equilibrio e uno sviluppo armonico. L’amore e la motivazione sono alla base.
(Antonio Galliano, Dir. gen. Osservatorio sui Diritti dei Minori,
Virgilio, 18/10/2005)
“I bambini non hanno capacità di discernimento e emulano le scene che vedono in Tv. L’omosessualità, pur essendo una condizione rispettabile, è sicuramente innaturale”.
(Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori)
L’omosessualità è una condizione che va rispettata, ma ai bambini occorre far vedere, ai fini psicopedagogici, un maschio che si fa la barba e una femmina che si fa la ceretta perchè l’educando possa discernere i rispettivi ruoli secondo natura.
(Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori)”
Macchianera [*]

domenica, gennaio 22, 2006

Clara

Nella mia adolescenza ti vedevo soffusa da un alone romantico. Tu e il tuo uomo vivevate allora in case semidiroccate, in posti impervi e bellissimi, lontani da tutto e da tutti. Far visita a te e E. era un'avventura. Per la via si incontravano boscaioli, pastori, imboscati di ogni tipo. Mi ricordo una volta al Casetto, una mattina d'inverno che ti trovammo da sola intenta a fare il formaggio, impresa per me al di fuori dell'immaginabile, e le capre che io non avevo mai visto da vicino, e quell'odore buono di stalla e latte, di legna verde e fumosa. Ogni tanto cambiavate casa, dalle capre, alle api, ai cavalli. Sempre posti incantati. Sempre con un che di provvisorio, di illegale, di affascinante. E. mi sembrava bellissimo, somigliava un po' al Gesù di Nazareth dello sceneggiato. Andava in giro con delle tute stinte, ferrava i cavalli, aveva gli occhi azzurri. Mi pareva che nessuno fosse più fortunato di te, Clara. Per anni non ci vedevamo, ma non abbiamo mai perso i contatti, nonostante la lontananza. Le nostre vite sono cambiate, i nostri cuori, le nostre idee. Eppure siamo in fondo sempre le stesse. Ad Agosto abbiamo passato una serata bellissima, io te e Marco, fino a tardi a parlare di politica, di filosofia, di medicina, del Belgio e dei nostri figli. Quella sera Marco stava meglio, e mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo, quando una volta andammo tutti insieme a Castiglion Che Dio Sol Sa, in mezzo al bosco, lontano lontano da tutto.
So che mi leggi dal Belgio, che ancora siamo legate da questo filo lieve e prezioso, mai reciso.

venerdì, gennaio 20, 2006

Charlottenburg

Inseguita da lunghi corridoi, da ciechi
televisori spenti
pronti ad urlarmi addosso
vecchi rancori.
Per strada udivo lento
il fine pianto dei germogli.
Tremava la città di notte
sotto il cielo bucato
e nei caffè
sedeva gente colorata
facce
tinte di sonno chiaro
galleggiavano occhi
risalendo dal fondo dei boccali.
Andavo trascinando due valigie
di mele amare.
Vidi una piazza buia scintillare
di lame di coltello.

lunedì, gennaio 16, 2006

Pride and prejudice


Probabilmente, bisogna essere delle fissate di Jane Austen come me. Bisogna aver letto e riletto il libro almeno dieci volte. Bisogna amare la campagna inglese, avere il culto dell'ironia anglosassone, dei romanzi dell'ottocento. Bisogna essere nate nell'epoca sbagliata, per apprezzare come ho fatto io questo bellissimo film. Ma forse no, forse lo si può apprezzare anche senza tutto questo. Solo per la fotografia splendida, per i dialoghi divertenti, per la recitazione di Donald Sutherland e di Judy Dench.
Nei confronti di questo film avevo molti pregiudizi, e non ne sono orgogliosa. Non riuscivo a immaginarmi un Darcy migliore del Colin Firth della versione precedente, uno degli uomini più belli del creato. E infatti, l'unico punto debole del film per me è proprio la faccia un po'da patata di Matthew Mc Fadyen. Ma è ampiamente compensata da quella di Keira Knightley, la protagonista,che è altrettanto bella di Colin Firth. Quindi non ci lamentiamo. Il film è ben fatto. Ha slancio, tiene il tempo, è fedele al romanzo senza essere pedissequo. Gli attori sono tutti bravi, senza eccezioni.Il ruolo più godibile è quello di Mr.Collins, personaggio di un ridicolo dolorosamente attuale (mi fa pensare a Bondi...). I titoli di coda confermano i miei sospetti: a suonare il pianoforte in realtà è l'inimitabile Jean-Yves Thibaudet, a proposito di fascinosi.

Io per due ore sono tornata all'epoca alla quale appartengo. Ma consiglio il film anche ai contemporanei...

venerdì, gennaio 13, 2006

Elisabeth

Era una sera del 1984. Viaggiavo, come spesso a quei tempi, sul treno della notte da Monaco a Firenze. Ero da sola nel vagone letto, ma sapevo che a Innsbrück sarebbe salita un'altra viaggiatrice. E infatti, ecco salire una ragazza, di qualche anno più grande di me, con sci, zaino e doposci ai piedi. "Tipo sportivo", pensai con sospetto. Invece no, almeno non solo. Un bellissimo sorriso, accento romano, iniziammo subito a parlare. Mi disse che si chiamava Elisabetta ed era di Roma, stava rientrando da una settimana bianca trascorsa in Austria. La cosa che più mi incuriosì era che mi disse di avere la madre italiana e il padre norvegese. Mai sentita questa combinazione...e poi la Norvegia, sapevo pochissimo di questo paese. Le mie domande furono tante, lei rispondeva volentieri. Passammo quasi tutta la notte a chiacchierare. Molto tardi, le chiesi cosa faceva nella vita. Mi disse che studiava musica, canto. Altri fiumi di domande. Lei ne parlava come se si trattasse del coro della parrocchia, con molta modestia, evitando di approfondire. Verso l'alba, un paio d'ore prima di Firenze, decidemmo che era ora di dormire. Lei mi prestò la sua sveglia. Mi salutò assonnata quando scesi a Firenze.
Dopo molti anni, venni a vivere in Norvegia. E dopo qualche tempo, sulle pagine di un giornale, mi apparve una faccia conosciuta. E allora seppi che fine aveva fatto Elisabetta...
Dopo oltre vent'anni ho rivisto Elisabeth ieri sera, al nostro teatro Olavshallen. Ha cantato "Sieben frühe Lieder" di Alban Berg, e "Wir geniessen die himmlischen Freuden" nella quarta di Mahler. Benissimo, come sempre. Era sempre lei, piccola, molto italiana. Non ricorderà niente di quella notte passata in treno. Ma io ricordo la sua gentilezza, la sua bellezza di allora e di oggi, la sveglia che mi prestò. E ora che capisco quali due culture lei porti in sè, ammiro in lei anche la sua capacità di rappresentarle entrambe, con naturalezza. Perchè non è facile...

martedì, gennaio 10, 2006


È incredibile quanto riescano a dimenticare i bambini, e quanto rapidamente in loro il dolore per una perdita sembri come dissolversi senza lasciare traccia. Ma è altrettanto vero che i bambini possono avere esperienze che non dimenticheranno mai, mentre gli adulti intorno a loro si danno un gran daffare senza neanche immaginare che stia succedendo qualcosa. Le sensazioni restano profondamente impresse in quelle menti aperte, lasciando ferite inguaribili, cicatrici per la vita. Al contrario, una gioia, della quale il bambino stesso non ricorderà la causa, diviene il ricordo della luce dorata su un pezzo della propria infanzia, e del profumo di resina che la vita emanava quando era giovane.
(Sigrid Undset, "Selvportretter og landskapsbilleder", trad. mia)

giovedì, gennaio 05, 2006

6 gennaio 2000

Quella notte faceva molto freddo. Le acque si erano rotte verso le dieci, mentre si era piegata per accarezzare il gatto. Forse era colpa delle risate che S. le aveva fatto fare dopo cena. Si erano precipitati all'ospedale, anche se lei non aveva dolore. Un'osterica dalle unghie troppo lunghe l'aveva visitata e le aveva detto che fino alla mattina dopo certamente non sarebbe successo niente. L'ostetrica le aveva proposto di tornarsene a casa, e lei aveva accettato ben volentieri, decisa a non stare lì dentro un minuto più del necessario. Già sulla via di casa erano cominciate le doglie, dapprima con lunghi intervalli. S. era andato a dormire. Lei gli aveva assicurato che non aveva bisogno di aiuto. Lo sentiva russare dalla stanza accanto, e questo bastava a darle sicurezza. Le ore passavano. Passeggiava su e giù per la camera.La voce del vento le faceva compagnia. Fece una doccia. Il gatto dormicchiava acciambellato sul pavimento caldo del bagno. Lei gli si stese accanto. Metodicamente, annotava la frequenza delle doglie su un foglietto, ammirando la regolarità del ritmo, come onde di dolore da cavalcare, poi una pausa, e un'onda nuova a cui abbandonarsi. Ai dieci minuti di intervallo svegliò S. Aspettò, appoggiata alla staccionata del giardino, che lui andasse a prendere la macchina. La luna era di ghiaccio, e il vento era aumentato. Altra ostetrica, con le unghie corte. La sala parto era in penombra. L'unica posizione possibile era stare piegata in avanti, appoggiata al lettino, come quando si gioca a biliardo. Il mondo intorno andava a poco a poco scomparendo. Si accorse di stare entrando in una dimensione tutta sua, di non avere bisogno di nessuno. L'ostetrica capì. Bisgnava solo ricordarsi di respirare. Minuti, ore, dolore, pausa, respiro, dolore, il ritmo della vita. L'ostetrica andava e veniva, parlava di calcio con S.come in una nebbia, si sedeva un po' a massaggiarle la schiena. Da fuori, il rumore del vento. Ora era distesa, le ultime spinte. Stritolare il braccio di S., attaccarsi a lui come al ramo di una albero, l'aiutava nei momenti peggiori. "Si vede la testa, dài, spingi ancora". Improvvisamente, una lunghissima pausa. Niente dolore. Niente contrazioni. Niente. Silenzio. Vento. La faccia preoccupata di S., quella vigile dell'ostetrica. Vorrebbe riposare, ma sa che non può. Tutto è sospeso, tutto attende. Un'ultima folata le porta il dolore, la forza, la spinta finale. E sente appoggiarsi sulla pancia una cosa calda, umida, una testolina nera. La guarda, incontra i suoi occhi nuovi. S. piange. Il dolore è finito, per sempre.

domenica, gennaio 01, 2006

Il sesso forte




Questa foto è fatta l'estate scorsa. Ora il clima qui è ben diverso, ma la coppia in questione è sempre la stessa, da quando avevano due anni e si sono incontrati la prima volta: Maria e Isak. Gli eterni fidanzati. L'altro giorno stavano giocando sulla veranda, temperatura meno dodici. Ed è successo quello che inevitabilmente è sempre successo a tutti i bambini norvegesi: a tutti viene l'idea di leccare una superficie gelata, ad esempio una ringhiera, o un palo di metallo. E la lingua ci rimane attaccata, la superficie congelata all'istante. Nel panico che subentra, i più si ritirano bruscamente, e la conseguenza è che la superficie della lingua si strappa, e la bocca si riempie di sangue. Non è una cosa pericolosa, ma abbastanza dolorosa e d'effetto sconvolgente, soprattutto sui deboli nervi maschili di Isak, il quale, alla vista del sangue che sgorgava dalla bocca di Maria, ha pensato bene di dileguarsi e correre a casa dalla mamma, come fa ogni volta che qualcuno si fa male. Dopo un'ora la lingua di Maria era tornata normale (incredibile capacità rigenerativa!) ma lei già stava facendosi le sue riflessioni: "I maschi dicono di essere coraggiosi, poi invece hanno più paura delle femmine". Commenti?

venerdì, dicembre 30, 2005

La scrittrice




....buon anno a tutti!

mercoledì, dicembre 28, 2005

Franco

Ogni tanto mi telefona. Quando meno ci penso, ogni sei mesi forse, senza motivo. In genere, di sera. La voce allegra, da ragazzino. L'accento emiliano che subito mi riscalda il cuore. Vive in una valle gelida, tra alte montagne. Per lunghi mesi, d'inverno, il sole non arriva a scendere sotto le vette, e la valle resta nell'ombra gelata. Mi parla di quelle cime, di come sono belle d'estate, emerse dal buio e imbevute della luce lattea di una mezzanotte di giugno. Ma ora, nella notte polare, gli piace parlarmi del suo paese, in Italia. Di come sua madre di novantasei anni fa ancora i tortellini, "ma sempre più piccoli, così piccoli che non si trovano nel piatto...", di suo fratello che fabbrica strumenti come figli, uno per ogni nipote, uno per ogni amico. Ho comprato uno di quei violoncelli, pesanti e un po' contadini, ma dalla voce dolce e italiana,e questo è il filo che ci lega. Mi racconta della prima volta che venne in Norvegia, negli anni sessanta, e suonava sulle navi da crociera, lui e altri due ragazzi, e sono rimasti tutti qui, e non sono nè italiani nè norvegesi, ma forse un poco, solo un poco, più italiani. A volte non gli vengono le parole, ma il dialetto gli resta, quelle bellissime "ostrega" ferraresi. Lo ascolto come una musica.
Non so perchè mi telefona.Non l'ho mai incontrato di persona. Non mi ricordo chi gli ha dato il mio numero. So che per lui sono una voce a cui scaldarsi, un ricordo. Un appuntamento.

venerdì, dicembre 23, 2005

Gloria

Longe mala, umbrae terrores
sors amara, iniqua sors

Bella, plagae, irae, furores,
tela et arma, aeterna mors

Recedite, nubes
recedite, nubes et fulgura
et sereno coronate fulgore
coeli, sidera, coruscate
omnes animae super
terram et super astra
viventes, iubilate
et Gloriam cantate.

(Antonio Vivaldi, "Gloria")


Buon Natale a chi è passato di qui, a chi è tornato, a chi è restato, a chi passerà e a chi tornerà a trovarmi.

Grazie a tutti.

martedì, dicembre 20, 2005

Alle fonti

Cerca il tuo viso nella verde fonte
sotto gli archi più acuti ora più stanchi
cercalo al fondo della conoscenza
che l'acqua vela di riflessi morti

Cerca quel tempo che non ha ricordi
e vive col respiro della pietra
cercalo nel mistero del tuo sangue
che il sole fermo del meriggio affina

Cerca l'attimo immobile in cui l'ombra
spezza in volo quest'incubo di luce

sabato, dicembre 17, 2005

Brutti pensieri

L'altra sera dovevo uscire con alcune mie colleghe. Il mio compagno era in Svezia per lavoro, e ho proposto a Maria di andare a dormire dalla nonna. Come mi aspettavo, ha accolto la proposta con grande entusiasmo. Nel modo cretino che hanno gli adulti di dire le cose tanto per dire, le ho detto, mentre ci preparavamo per uscire: "Stanotte dovrò dormire sola sola in questa casa, invece tu fortunata dormirai con la nonna". Lei ci ha pensato un po', poi ha replicato: "Allora stasera potrai capire come mi sento io, quando te dormi insieme a babbo mentre io devo dormire da sola in camera mia, sentirai i brutti pensieri che vengono a me quando sono da sola!" Sono rimasta a bocca aperta. "Quali brutti pensieri?" Ho visto che non riusciva a descriverli, e che è ricorsa a un'immagine familiare: "Per esempio che entri un ladro..." Ha concretizzato le sue paure indicibili in quella figura nera. Mi sono venuti in mente i pensieri di vetro che fanno male, le angosce che a volte mi fanno visita di notte...

mercoledì, dicembre 14, 2005

Happy anniversary

Dev'essere saltato fuori da qualche vecchio libroche non aprivo da anni, forse sfogliato l'altra sera. Sicuramente era sepolto tra quelle pagine. Un biglietto: "I thank you for giving me the best years of my life", poi una firma, un nome che avrei voluto dimenticare per sempre, relegarlo alla sfera del passato remoto, trapassato, morto e seppellito. Invece, rieccolo. Mi viene una nausea violenta. "The best years of my life". Gli anni peggiori della mia, di vite. Dieci anni persi con te, buttati via, dieci anni cancellati dalla mia vita con ogni sforzo possibilie e immaginabile, poi riesumati, analizzati, archiviati. Credevo. E invece quel biglietto, "the best years"... Mi viene quasi da ridere, poi da piangere, poi da scrivere. Dove va a finire il tempo buttato via? Il tempo del dolore e di tanto amore che tu hai sciupato, calpestato, dov'è finito tutto quell'amore che ti ho dato? Dove sei finito tu, che non sento da otto anni, con tutta la morte che hai dentro? A chi stai facendo male, adesso?
Il biglietto, l'ho bruciato.

martedì, dicembre 13, 2005

La festa della luce

Abbiamo aspettato questo giorno per anni. Per anni ha popolato i nostri racconti della buonanotte, i nostri sogni, i disegni. Ogni anno, il 13 dicembre, in Scandinavia si festeggia Santa Lucia. È siciliana, direte voi, e la canzone è napoletana. Sì, ma questa è solo la scorza, la patina, la sovrapposizione. Sotto c'è la Lussi norvegese, che è di ben altra pasta. Nel periodo più buio dell'anno, a queste latitudini non si scherza. Prima dell'arrivo dell'elettricità, soprattutto nelle fattorie isolate, le lunghe notti erano popolate di creature malevole come Lussi, una specie di strega che faceva ammalare le bestie se entrava nella stalla, rubava o rompeva attrezzi dimenticati all'aperto, spaventava le donne incinte, mandava in malora la birra e non faceva lievitare il pane. La cosa migliore in questi casi era uscire il meno possibile di casa e sprangare porte e finestre. Ma con la cristianità arriva il culto di Lucia, forza benevola che porta luce e scaccia gli spiriti maligni. Forse questa è la ragione della sua popolarità.
E quest'anno, l'ultimo anno di asilo, finalmente Maria ha potuto partecipare al corteo di Lucia. Ore otto di mattina, tenebre profonde. Tutto l'asilo è a luci spente, illuminato solo da candele sui davanzali delle finestre. Tutto è silenzio, tranne il rumore dei più piccoli che sgranocchiano biscotti speziati. Nel silenzio nasce un canto di bambini che arrivano dalle tenebre, vestiti di bianco, portando ognuno una candela accesa. Cantano la nota barcarola napoletana, ma il testo è norvegese, niente barchette e pescatori,ma Santa Lucia che arriva nella notte a portare la luce. L'effetto - specialmente su un cuore di mamma - è notevole...

lunedì, dicembre 12, 2005

domenica, dicembre 11, 2005

Storia paurosa per fare paura alla mamma

C'è un ladro. E è notte, stelle nel cielo. Il ladro va in punta di piedi. È vicino alla casa! Le due gemelle, Lisa e Maya, abitano lì. E poi, piano piano il ladro apre la porta. Bene! sussurra il ladro. E alla fine il ladro sussurrò: la porta è aperta! Rubò tre orsacchiotti e poi cinque bambole, sei serpenti giocattolo, e alla fine: il loro pappagallo! Poi andò in un'altra casa. E allora, lì abitavano i sei gemelli. Uno si chuamava Markus. Uno si chiamava Thomas. Uno Stian. Uno Sebastian. Uno Alexander. E l'ultimo si chiamava Sebastian. Ma - ma le due gemelle non erano sceme: erano sveglie! Tutta la notte! E sentirono il ladro che entrava di nascosto, e lo dissero a mamma e babbo, e loro presero il ladro.
E questa è la fine.


(Maria, quasi 6 anni. Traduzione letterale dal norvegese)

venerdì, dicembre 09, 2005

Crisalide

Lungo la fine strappata del verso
crisalide pietrificata
mi sgratola il tempo.
L'ora scoccata che uccide il presente
è piombo il cui peso
sigilla il mio suono

mercoledì, dicembre 07, 2005

Giostre



A proposito di giostre, quest'estate a Marina di Castagneto...

sabato, dicembre 03, 2005

København


Come mai ai convegni c'è sempre gente così noiosa? Maggioranza maschile, età media cinquanta, quasi tutti sanno parlare di un solo tema: il loro lavoro. Se si abbandona quello, meglio tacere...
Per fortuna ieri avevo molte ore a disposizione prima di riprendere l'aereo, e ne ho approfittato per un giro in una Copenaghen invernale, prenatalizia e dunque squisitamente anderseniana. Ho rischiato diverse volte di fare la fine della Piccola Fiammiferaia, perchè il ventaccio tagliente che veniva dal mare entrava nelle ossa, ma nessun angelo è venuto a prendermi, e per raggiungere la mia mamma dovrò aspettare ancora un po'. Nyhavna, la zona del vecchio porto dove Andersen ha abitato in almeno tre case diverse e tutte (allora) molto povere, era ieri invaso da un mercatino natalizio per turisti. Ho camminato a lungo per il centro, fin quasi in periferia, tra l'odore delle mandorle caramellate, della birra e del vino speziato. A Copenaghen c'è sempre un odore particolare da Luna Park. Calava la sera e contro il cielo scuro il profilo delle tante torri era quello che vedeva dal rigagnolo il soldatino di piombo...La bella piazza ottocentesca del Kongens Nytorv, trasformata come ogni anno in pista da pattinaggio su ghiaccio, era illuminata da certi lampioni che sembravano a gas, e per un attimo ho pensato che da dietro l'angolo sarebbe spuntato Kirkegaard col suo cilindro e lo sguardo malinconico... invece è spuntato un gruppo di romani in giro per acquisti natalizi. Due di loro, marito e moglie, stavano litigando. Lui l'accusava di voler per forza comprare un regalo inutile per le colleghe d'ufficio. Quadretto domestico, subito scomparso nell'oscurità.

Per Henry




Un ricordo dal mare.
Ti giuro che la stella marina che abbiamo pescato ha alzato il braccio per salutarci. Ti giuro. L'abbiamo ovviamente ributtata in acqua, ce n'era un'intera colonia...

mercoledì, novembre 30, 2005

La fata dei denti

A voi cosa è successo quando avete perso il primo dentino? Io non riesco a ricordarmi, e la cosa mi irrita perchè non so cosa raccontare a mia figlia...Oggi all'asilo il grande evento, quando sono andata a prenderla mi ha mostrato orgogliosissima un minuscolo incisivo inferiore nel palmo della mano. Mi sono commossa...Suo padre le ha detto che stanotte verrà la fata dei denti (forse Fatina dentina è più carino) che si porterà via il dentino e le lascerà un regalo. Esiste una tradizione simile in Italia? Possibile che non mi venga in mente niente di paragonabile? Mi sento in dovere di offrire un contributo socioantropologico italiano a questo onnipresente folclore popolare norvegese. Qualcuno mi aiuta?

venerdì, novembre 25, 2005

Una

...ho ritrovato il testo che cercavo - a proposito di perdersi e ritrovarsi.

"Luce ombra, assenza presenza, i miei frammenti si ricompongono. Ti vedo, ci sei. Sei mia irrevocabilmente disperatamente, senza scampo. Raccolgo il coraggio per guardarti senza perdermi, mi tengo stretta la mia anima come una foglia in un gorgo infinito. Resisto l'impulso irresistibile di diventare te, lasciare il mio corpo e possederti come un demone, muovermi nel tuo cervello e nel tuo sangue. E la paura del mio corpo vuoto, statua di marmo coperta dall'erba. Mi perdo a me stessa, ma a volte mi ritrovo. In un tuo gesto, nel pulsare impercettibile di una tua vena nascosta, in un tuo brivido sottopelle. Esisto in quell'attimo, finalmente una."

(scritto nel marzo 2003)

mercoledì, novembre 23, 2005

Partenza

Sete d'aria mi fiacca,
di lasciare me stessa
in qualche fredda stazione
a salutarmi
senza commozione
e partita
dimenticare il mio viso.
E i compagni di viaggio
non parlerebbero
come me
curiosi della meta.

lunedì, novembre 21, 2005

Pepperkaker



Hjemme med sykt barn i dag, måtte finne på noe... Hva er da bedre enn å bake pepperkaker, i beste Pippi tradisjon? Problemet er at de smakte så godt at det ble bare noen få igjen i boksen!!
Jeg tror ikke at det finnes noe artigere norsk skikk enn dette. Resten av "julestria" har jeg ingen forhold til, men pepperkaker...En av mine første TV-minner som barn i Italia er "Pippi Langstrømpe" som baker pepperkaker på kjøkkengulvet, i sitt stort, gammeldags hus. Det ligger riktignok i Sverige, men det spiller jo ingen rolle, hva er da noen få kilometer til svenskegrensa, duften siver jo utover...

domenica, novembre 20, 2005

Letter in November

Love, the world
suddenly turns, turns color. The streetlight
splits through the rat's tail
pods of the laburnum at nine in the morning.
It is the Arctic,

this little black
circle, with its tawn silk grasses - babies' hair.
There is a green in the air,
soft, delectable.
It cushions me lovingly.

I am flushed and warm.
I think I may be enormous,
I am so stupidly happy,
my wellingtons
squelching and squelching through the beautiful red.

This is my property.
Two times a day
I pace it, sniffing
the barbarous holly with its viridian
scallops, pure iron,

and the wall of old corpses.
I love them.
I love them like history.
The apples are golden,
imagine it-

My seventy trees
holding their gold-ruddy balls
in a thick gray death-soup,
their million
gold leaves metal and breathless.

O love, O celibate.
Nobody but me
walks the waist-high wet.
The irreplaceable
golds bleed and deepen, the mouths of Thermopylae.

Sylvia Plath, 11 Novembre 1962

mercoledì, novembre 16, 2005

È tutto dentro di noi


"Noli foras ire; in interiore homine habitat veritas."

S.Agostino

sabato, novembre 12, 2005

Ed eccoci ad una delle più amene tradizioni norvegesi: lo julebord. Questo tormentone si ripete ogni anno nel periodo che precede il Natale, dall'inizio di Novembre in poi. Letteralmente significa "tavola di Natale", ma in effetti ha ben poco di natalizio. È quello che rimane dell'antica usanza vichinga dello "jol", festa pagana che avveniva nel periodo più buio dell'anno, quello che appunto ai giorni nostri corrisponde al Natale cristiano. Nello "jol" si cercava di sconfiggere il potere delle tenebre riunendosi in grandi conviti ed offrendo libagioni agli dei per ottenerne il favore e la protezione. Naturalmente la cosa degenerava in grandi mangiate e bevute, che duravano giorni e giorni in un periodo dell'anno dove comunque non c'era granchè d'altro da fare.
L'usanza è sopravvissuta in forma moderna. Tutti in Norvegia hanno il loro julebord: qualsiasi istituzione o datore di lavoro, qualsiasi organizzazione o gruppo ne ha uno. Siccome in genere un individuo fa parte di diversi gruppi sociali, è ad esempio insegnante e membro di un'associazione, ed ha spesso un partner che a sua volta ha la sua sfera di contatti, durante questo periodo dell'anno quasi nessuno se la scampa con meno di due o tre julebord. Io per mia fortuna me la cavo con tre, il primo dei quali ieri sera (da qui il mio mal di testa). La foto mi mostra prima di uscire, in versione "ripicchiata", o "rimpicchiettata", come probabilmente direbbe Riccardo. Allo julebord la birra scorre a fiumi. Bisogna anche calcolare almeno un chilo di sovrappeso per ogni julebord a cui si partecipa, oltre al rischio colesterolo.
Rifiutarsi di partecipare allo julebord è socialmente stigmatizzante e potenzialmente sovversivo. Lo julebord ha una funzione sociale ben precisa in questa società così totalmente democratica ed egalitaria: quando tutti hanno bevuto abbastanza, le gerarchie sociali che pure esistono vengono cancellate. Improvvisamente hai confidato le pene della tua vita al tuo direttore. Hai dichiarato il tuo amore al collega. Hai avuto il coraggio di dire a quella certa persona che è un cretino. La figuraccia è collettiva, e dura solo una sera. Il giorno dopo nessuno ricorda quasi nulla, ma tutti rammentano vagamente confessioni e discussioni, e tutti sanno benissimo di non essersi comportati diversamente dagli altri. Il tutto ha una funzione liberatoria e di coesione sociale.
Basta non esagerare...


P.S. Per Riccardo: questo è il cugino Itt
http://www.k12.nf.ca/roncallips/familyliving/addams%20fam/cousin_itt.htm

mercoledì, novembre 09, 2005

Novembre

Novembre è il mio mese preferito. Non è ancora buio come a Dicembre, ma già adesso non si scherza. Quest'anno qui l'inverno non è ancora arrivato, quindi non c'è neve a riflettere la poca luce, e il nero della sera e della notte è impenetrabile. Ma è bellissimo andarsene in giro al buio. Purtroppo l'illuminazione pubblica invade sempre di più ogni angolo del mondo, alla notte non è più permesso di essere tale. Una delle mie passeggiate preferite, un sentiero lungo il bosco, che amavo percorrere in perfetta oscurità e solitudine, ora è punteggiato di orrendi lampioni. Non ho mai paura del buio, anzi mi fa sentire protetta. A volte scelgo una luce in lontananza e provo a raggiungerla. Spesso è una casa con le finestre illuminate da una lampada messa sul davanzale. Non so bene l'origine di questa usanza, ma mi pare di capire che sia un modo, in questo paese di sconfinate solitudini, di indicare una presenza umana, forse un'accoglienza. Comunque mi piace pensarlo.
Stasera la mia bambina è voluta andare da sola a trovare un'amica. Le ho messo il suo giubbotto coi catarifrangenti e le ho aperto la porta di casa. Anche a lei il buio non fa paura. Ho sentito dentro di me un impulso fortissimo a fermarla. Non ha neanche sei anni, e se le succede qualcosa? Eppure, perchè avrei dovuto spaventarla senza motivo? Il pericolo è dappertutto, di giorno come di notte. Si è voltata a salutarmi prima di sparire, come una piccola lucciola, sicura e forte nella sera di Novembre.

Frontiera

Non c'è frontiera tra acqua e terra
solo
la notte enorme
nero specchio.
Non c'è confine tra me e te
ma infida
luccicante soglia
linea mutantesi
frattura.
Non c'è contatto
ma liquida solida terra
di nessuno,
vuota
di orme.

domenica, novembre 06, 2005

I mostri

Mi sveglio o sogno di svegliarmi e sono sola al mondo, senza scudo, senza pelle. Strappata a forza dal grembo materno, nata ad un'immensa solitudine, inerme sotto inutili coperte, esposta al freddo più crudele. In una landa spoglia che non offre riparo. Preda, neonato o pesce sulla battigia mobile e infida solido liquida tra veglia e sonno. Incapace di muovermi. A piedi nudi, dal buio si avvicinano i mostri a sussurrarmi la solitudine senza parole, cieca e sorda, l'abbandono la separazione immensa oscura e inesplicabile, l'irrimediabile perdita, la malattia la morte eterna. In una lenta cantilena mi accarezzano piano col loro respiro freddo, e sento le loro ciglia bianche sfiorarmi su occhi ciechi.
Finchè arriva la luce pallida del mattino, e si ritirano stanchi negli angoli, la testa china, a riposare.

giovedì, novembre 03, 2005

Cinque per dieci

Giochino sciocchino (invito i miei lettori vicini e lontani a partecipare!)

1)"Cinque anni fa....."
.....mia figlia aveva quasi un anno, io stavo per riprendere a lavorare e pesavo cinque chili più di adesso!

2) "Un anno fa..."
....avevo da poco iniziato un percorso di terapia che mi ha aiutato molto, soffrivo d'insonnia e leggevo Saramago.

3) "Cinque cose buone da mangiare"
Spaghetti alle vongole un giorno d'estate, insalata greca su tavolini di plastica vicino al mare, fettunta sul canto del fuoco, vafler caldi con la mia bambina, Nutella dal barattolo quando la vita è dura.

4) "Cinque canzoni che so a memoria"
Una volta sapevo a memoria tutte le canzoni dei Beatles, tutto Neil Young, tutto Battisti e tutto Guccini. Ora invece so:
"Ninna nanna del chicco di caffè" "Una lacrima sul viso" "La canzone di Marinella" "Caro amico ti scrivo" e "Feel".

5)"Cinque posti dove vorrei rifugiarmi"
Elafounissi, Parigi, Parigi, Parigi, M. (dove mi rifugio sempre).

6)"Cinque cose che farei se avessi centomila euro"
Un anno senza lavoro, un viaggio intorno al mondo, un assegno a Medecins sans Frontieres, un corso di tango a Buenos Aires, un violoncello nuovo

7)"Cinque cose che non mi metterei mai"
Un tanga. Un reggiseno a fascia (spiàttata!). Un loden. Un vestito di Marimekko. Un vestito da sposa.

8)"Cinque programmi televisivi"
"Un posto al sole" (ebbene sì, la mia droga). "Candy Candy". "Le inchieste del commissario Maigret" con Gino Cervi. "Star Trek" (prima e seconda serie). "Ballarò".

9)"Cinque cose che mi piace fare"
Leggere. Girare per librerie. Suonare con mia figlia. Meditare. L'ultima cosa è un segreto.

10)"Cinque giochi e giocattoli preferiti"
Computer, Mp3, Felix, Scrabble, Monopoli.

martedì, novembre 01, 2005


Penso talvolta che verrà l'ora destinata a riconciliarci coi morti, quando il destino incomincia a palesarci la sua eguale faccia, e la vanità del nostro dialogo affannoso. I chiari cieli di novembre, certe giornate che l'inverno non si decide a venire, e il tempo è come sospeso a una sorta di dubitosa eternità, sembrano veramente anticipare la giusta luce, senza brividi, che gli antichi diffondevano sui campi leggeri dell'Eliso. Finalmente pacificati, discorriamo tra le tombe, e la voce dei morti, ritornata limpida e familiare, ci riconduce a un'infanzia senza lacrime. È l'ora della dimenticanza, l'ora in cui, fattasi inutile ogni giustificazione, finalmente ci si rivela la nostra naturale fraternità coi sepolti, e finalmente di riaccoglie, assommando in un sospiro, la segreta insofferenza d'esistere sottesa al nostro gioco mortale. Come un motivo di musica lontanamente ascoltata, avvolgendolo nelle sue pieghe di una melodiosa desolazione, immobilmente atteggia, e rende quasi beato, il nostro dolore.

Sergio Solmi, da "Meditazioni sullo scorpione"